La geopolitica della corsa allo spazio
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In queste ore da Mariupol emergono tanti video in cui i russi appaiono impegnati a togliere un autentico “tappeto” di mine lungo la costa. Ogni lembo di spiaggia era stato fortificato dagli ucraini prima dell’arrivo delle truppe di Mosca e questo ha impedito probabilmente operazioni anfibie anche in un settore, come quello del Mar d’Azov, dovei russi da subito hanno mostrato una certa superiorità. Quanto osservato a Mariupol può dare l’idea di quanto sta accadendo anche a Odessa. Porto principale del Paese, città importante a livello economico e ancor di più a livello politico, la sua difesa per gli ucraini è essenziale per non perdere l’accesso al Mar Nero. Le spiagge di Odessa, come a Mariupol, sono state fortificate. Non c’è un punto lungo la costa dove non sono stati piazzati ordigni e trappole di ogni tipo. Ma la città non è ancora al riparo da eventuali sbarchi. E così ecco che gli ucraini adesso si affidano agli Harpoon. Si tratta di sistemi missilistici antinave in dotazione ai Paesi Nato e di fabbricazione norvegese. Girati a Kiev dal Regno Unito, il loro utilizzo permette di elevare ulteriormente uno scudo il cui obiettivo è proteggere Odessa da assalti via mare.

Lo scudo norvegese per Odessa

Oltre che con le mine lungo la costa, la città ucraina in questi primi mesi di guerra ha provato a difendersi usando i Neptune. Questi ultimi sono missili di fabbricazione locale dalla gittata di 280 km. Pochi gli esemplari disponibili, mentre prima del conflitto non tutti scommettevano sulla loro efficacia. Eppure sarebbero stati due Neptune ad affondare, nello scorso mese di aprile, la nave ammiraglia Moskva a largo dell’Isola dei Serpenti. Un colpo molto duro per il Cremlino e che ha fatto scemare ulteriormente le possibilità di sbarco a Odessa. Ad ogni modo, per difendere la costa del Mar Nero, l’Ucraina ha chiesto ancora più armi e più sistemi in grado non solo di colpire i mezzi russi ma anche di creare un determinato effetto deterrenza.

Gli Harpoon, secondo molti analisti militari, rispondono a questa esigenza. La loro gittata è di 140 km, ma sono molto più precisi e si tratta di missili antinave tra i più sofisticati in dotazione alla Nato. Sparare un Harpoon contro un mezzo russo vuol dire scagliare, come sottolineato da Guido Olimpio e Andrea Marinelli sul Corriere della Sera, una “freccia” molto potente. Per Mosca un’insidia in più. Con l’ammiraglia affondata e con diversi altri mezzi colpiti, le forze navali russe risultano già indebolite e non pronte ad affrontare un eventuale assalto contro le coste ucraine. Adesso che Kiev nel suo arco ha a disposizione anche gli Harpoon, i vari mezzi del Cremlino sul Mar Nero sono costretti a mantenersi a distanza di sicurezza. Anche perché manca la copertura antimissilistica fornita dal Moskva e sono ancora in fase di realizzazione le opere volte a irrobustire le difese anti aeree proprio sull’Isola dei Serpenti. Odessa quindi appare più protetta: lo scudo degli Harpoon giunti dalla Norvegia potrebbe far allontanare la flotta russa e mettere (quasi) al sicuro le coste.

Le velleità di Mosca su Odessa

Ma la città è ancora nel mirino dei russi? La questione è tra le più dibattute, sia in Ucraina che tra gli alleati Nato. Al momento gli sforzi di Mosca sono tutti concentrati sul Donbass. Qui si sta combattendo duramente, soprattutto a Severodonetsk mentre non è un mistero che le forze russe puntino anche su città quali Slovjansk e Kramatorsk. Operazioni che potrebbero richiedere ancora settimane, come nel caso di Severodonetsk, oppure mesi. Ad ogni modo, Odessa per il momento non è una priorità per le forze del Cremlino. Non è detto però che non lo diventi in futuro.

La città è strategica per vari motivi. Dal suo porto dipende più del 90% dell’esportazione del grano ucraino e la stragrande maggioranza delle altre esportazioni ucraine. Controllare Odessa vorrebbe dire per la Russia lasciare l’Ucraina senza alcuno sbocco a mare e avere in mano le chiavi della sua economia. Poi c’è un altro obiettivo, forse più politico. Quello cioè di creare un lungo corridoio russofono che dalla Transnistria, la regione autonoma moldava confinante con l’oblast di Odessa, si dilunga verso la Crimea e il Donbass, fino ad arrivare a Lugansk.

In poche parole, lo spettro di un’incursione russa è sempre latente. Da qui la necessità per gli ucraini di potenziare lo scudo attorno Odessa. Via mare la città appare blindata, mentre via terra il fronte è fermo da tre mesi a 40 km da Mykolaiv, ultima grande centro ucraino prima del principale porto sul Mar Nero.

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