L’ideologia “woke” – fondata sull’ossessione per le minoranze, promossa dagli ultra-progressisti americani – sta indebolendo dall’interno anche l’esercito più forte del mondo: quello degli Stati Uniti d’America. Il senatore repubblicano della Florida, Marco Rubio, da poco rieletto, e il deputato Chip Roy del Texas, hanno redatto un dossier intitolato “Woke Warfighters – come l’ideologia politica si sta indebolendo i militari americani”. Secondo i due esponenti del Gop, “il mondo è un posto pericoloso e la follia dell’amministrazione Biden sta erodendo la nostra più grande fonte di sicurezza”.

Come? Una delle prime azioni di Segretario della difesa, Lloyd Austin, è stata quella di promettere di liberare l’esercito da “razzisti ed estremisti”, abbracciando la controversa Teoria critica della razza, nata in seno al mondo degli studiosi della New left americana degli anni ’70 e ’80 e agli studiosi di diritto e giurisprudenza afroamericani – come il defunto docente di Harvard Derrick Bell o Kimberlé Williams Crenshaw – e diventata oggi uno dei pilastri del politically correct e del pensiero postmodernista che circola nei campus americani e nei salotti più progressisti d’America.

Così Biden ha introdotto l’ideologia liberal tra le forze armate

Risultato: l’iniziativa di Austin attraverso il “Countering Extremist Activity Working Group”(CEAWG), nato per liberare l’esercito dallo spauracchio del razzismo, è stata un vero flop e un costoso dispendio di energie e denaro. Su 2,1 milioni di militari e riservisti, su cui può contare l’esercito Usa, solo 100 persone sono state “attenzionate” dal gruppo che si occupa di monitorare il razzismo. Rubio e Roy notano che a capo del CEAWG creato da Austin c’è un certo Bishop Garrison, un “fanatico antirazzista” che denigra sistematicamente i conservatori, secondo il quale “il razzismo sistemico è uno delle nostre più grandi sfide per la sicurezza nazionale”.

Non solo. L’amministrazione Biden vuole indottrinare la nuova leadership di militari all’ideologia “woke” attraverso altre iniziative. Di recente, un ammiraglio, presso l’Accademia Navale, ha spiegato agli studenti che devono leggere il libro “How to be an antiracist” di Ibram X. Kendi, saggio – molto in voga fra i circoli progressisti – che spiega come il “capitalismo sia razzista” e che i bianchi sono intrinsecamente privilegiati. Tracce di progressismo woke si trovano anche nella Strategia di Sicurezza nazionale del 2022, nella quale emerge la priorità dell’amministrazione Biden: quella di promuovere “l’inclusione e la diversità” nelle forze armate.

Sulle forze armate speciali

Da questo indottrinamento coatto dei dogmi ultra-progressisti non sfuggono nemmeno le Forze speciali. Nelle prime righe del del Piano Strategico Diversità e Inclusione del SOCOM (Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti) si legge che “diversità e inclusione sono imperativi operativi”. Il programma continua dicendo che “i leader devono integrare la diversità e gli sforzi di inclusione in obiettivi unitari, obiettivi di missione, iniziative gestionali e priorità operative”. Il piano rileva anche che il SOCOM implementerà le operazioni speciali riguardanti l’inclusione e la diversità, qualsiasi cosa voglia dire. “L’unico obiettivo delle nostre forze speciali dovrebbe essere efficacia – notato Rubio e Roy -. Ogni altro la considerazione deve essere subordinata a e al servizio di tale fine”.

Educati alla follia progressista

Altro che moderata: anche sul fronte culturale e dell’educazione, l’amministrazione Biden ha ceduto all’ala più estremista e radicale del partito democratico, quella che si rifà all’ideologia “woke”, appunto, e abbraccia tutte le battaglie identitarie e culturali degli ultra-liberal. Nell’ambito del “Department of Defense Education Activity” (DoDEA), sistema scolastico federale con sede ad Alexandria, Virginia, responsabile della pianificazione, direzione, coordinamento e gestione dei programmi educativi dalla scuola materna fino al 12° grado per conto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD), è stata creata la figura del Chief Diversity Equity and Inclusivity (DEI) – Capo Diversità Equità e inclusività – affidata ad un’altra figura tutt’altro che moderata come Kelisa Wing. Come notano Rubio e Roy nel loro reporter, Wing è stata autrice di diversi tweet dispregiativi e razzisti nei confronti dei bianchi. Wing ha scritto un libro nel quale, rivolgendosi ai bimbi bianchi, afferma che godono di un “privilegio che fa male a molte persone”. Sembra grottesco e folle ma è un’ideologia che spopola fra democratici e progressisti, come dimostra il report di Marco Rubio e Chip Roy sull’esercito Usa.