Spie, sabotatori, 007 di Kiev: così si muove l’armata fantasma che preoccupa Mosca

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Gli omicidi eccellenti, i droni su Mosca, i sabotaggi di linee elettriche e di rifornimento: sono tutti episodi che hanno alimentato non poche speculazioni sull’andamento della guerra in Ucraina. Con queste azioni il conflitto di fatto è stato portato anche in territorio russo, tuttavia fino a oggi è risultato quasi impossibile attribuire la paternità di simili attacchi. Molti gli indizi che hanno fatto puntare i riflettori su Kiev e, nelle scorse ore, in un reportage della Cnn sono stati riportati indizi in grado di confermare la mano ucraina dietro le ultime azioni in Russia.

In particolare, dall’inizio della guerra i servizi di intelligence di Kiev sarebbero riusciti a mettere in piedi una rete di sabotatori operanti da Mosca e da altre città della federazione. Il tutto nell’ambito di una strategia ben precisa, volta a destabilizzare il quadro politico russo e a costringere la Difesa russa a distrarre uomini e mezzi dai territori occupati.

La rete di simpatizzanti di Kiev in Russia

Il report della Cnn ha tratto spunto sia dalle rivelazioni di funzionari dell’intelligence Usa e sia, tra le altre cose, dai documenti trafugati dalla Difesa nell’ambito dello scandalo sui leak del Pentagono. I funzionari hanno rivelato la convinzione dei servizi di sicurezza Usa che in Russia operino delle cellule agli ordini di Kiev. O, per meglio dire, di una parte dell’intelligence di Kiev. Si tratta di cittadini russi simpatizzanti per la causa ucraina oppure contrari alle ultime mosse del Cremlino. Ma all’interno potrebbero esserci anche membri dei servizi segreti ucraini infiltrati.

Le cellule operanti dal territorio russo riceverebbero istruzioni su quando, dove e come colpire. Secondo la Cnn, Kiev è arrivata a sviluppare questa rete dopo mesi di intenso lavoro e di addestramento dei membri dei gruppi filo ucraini. La scelta di operare direttamente in territorio russo è stata presa negli ambienti dei servizi di intelligence ucraini, con la benedizione però anche del governo e delle autorità politiche.

Nel reportage infatti è stato citato un passaggio di uno dei documenti trafugati dal Pentagono, secondo cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe personalmente suggerito a fine febbraio di colpire l’oblast di Rostov e, in particolare, i luoghi di raduno delle truppe russe poi impiegate nel sud dell’Ucraina. Oggi la rete di simpatizzanti filo Kiev in Russia sembrerebbe molto estesa: all’interno ci sarebbero “semplici” sabotatori, con il compito di colpire tramite attacchi mirati singole infrastrutture russe, così come combattenti addestrati all’utilizzo dei droni.

Il ruolo della corruzione

Appurato quindi che i servizi segreti ucraini sono riusciti a costituire una fitta rete di simpatizzanti in Russia, occorre capire in che modo Kiev sia riuscita al contempo ad addestrare, finanziare e armare le cellule a propria disposizione. La carta vincente sfruttata dall’intelligence ucraina potrebbe essere stata quella della corruzione. A riferirlo alla Cnn sono stati due funzionari europei. “Il contante – hanno spiegato – può fare miracoli. Specie in zone dove la sopravvivenza è avvertita come un problema di tutti”. Le province russe al confine con l’Ucraina sono parte dell’immensa periferia di Mosca, dove non è un mistero che agenti e funzionari provino spesso a integrare il proprio stipendio con tangenti e attività corruttive.

Kiev ha fatto leva su questa debolezza di Mosca, riuscendo quindi a corrompere guardie di frontiera e altri funzionari della sicurezza. In tal modo l’intelligence ucraina è riuscita a far passare dall’altra parte del confine i soldi e i materiali destinati alle cellule pro Kiev. Compresi i mezzi per costruire e assemblare i droni, circostanza che potrebbe spiegare gli attacchi compiuti nell’ultimo mese contro il Cremlino e contro quartieri residenziali di Mosca.

La corruzione costituisce forse uno degli elementi più preoccupanti per il Cremlino. Il fenomeno nel Paese ha sempre avuto importanti dimensioni e non si è fermato nemmeno durante la guerra. Ad aprile a Mosca è stato attuato un vero e proprio giro di vite dopo la scoperta, da parte dell’Fsb, di episodi di corruzione tra agenti di polizia e della sicurezza della capitale. Alcuni di loro hanno venduto su internet informazioni delicate della Difesa russa.

La posizione dell’occidente

I principali alleati ucraini sembrano approvare le azioni oltre confine. Fa eccezione forse il caso dell’omicidio di Daria Dugina, la figlia del politologo Alexander Dugin uccisa ad agosto in un attacco a Mosca che gli Usa hanno attribuito a Kiev. In quell’occasione, il Pentagono si è mostrato irritato nei confronti dei servizi ucraini per via dei possibili danni di immagine e di eventuali rappresaglie.

Complessivamente però, dal reportage della Cnn è emersa una posizione favorevole da parte degli Usa alle sortite di Kiev. Tra i documenti trafugati dal Pentagono ad esempio, c’è anche un’informativa della Cia indirizzata a Kyrylo Budanov, capo del servizio segreto militare ucraino (Gur). Nel documento, i funzionari Usa hanno invitato Budanov ad autorizzare azioni in territorio russo solo a partire dal periodo successivo al primo anniversario della guerra. Altri funzionari hanno dichiarato di ritenere legittimi gli attacchi ucraini indirizzati oltre confine. Una simile strategia, sempre secondo gli operatori della sicurezza Usa sentiti dalla Cnn, potrebbe obbligare i russi a dirottare uomini e mezzi dai territori ucraini occupati.

Non è un caso che nei giorni scorsi il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, ha giustificato gli attacchi ucraini anche sotto il profilo giuridico. “L’Ucraina ha il diritto di proiettare la forza oltre i suoi confini per minare la capacità della Russia di proiettare la forza nella stessa Ucraina – ha dichiarato – Obiettivi militari legittimi oltre i propri confini sono riconosciuti a livello internazionale come parte dell’autodifesa di una nazione. Dovremmo riconoscerlo”.