Che cosa potrebbe succedere nel caso in cui, in Ucraina, venissero utilizzate armi chimiche o biologiche? Quanto è plausibile un’ipotesi del genere? Ma, soprattutto, quali sarebbero le conseguenze di una simile azione? Vista l’enorme quantità di variabili in campo, oltre alle numerose zone d’ombra sulle quali possiamo fare soltanto ipotesi, è difficile rispondere con la massima certezza.

Tra ipotesi plausibili e propaganda

Di sicuro, l’eventuale utilizzo di armi chimiche o biologiche rientra a pieno titolo tra gli scenari peggiori possibili. Sia chiaro: non sappiamo niente delle reali intenzioni dei due eserciti, né del fatto che qualcuno voglia affidarsi realmente all’extrema ratio di una guerra chimica o battereologica. Negli ultimi giorni abbiamo però più volte ascoltato accuse reciproche scambiate tra Stati Uniti e Russia. Mentre Washington ha acceso i riflettori sul rischio che Mosca possa scegliere di usare armi chimiche, il Cremlino ha tirato in ballo presunti programmi biologici militari finanziati dal governo statunitense, e portati avanti nei laboratori di massima sicurezza ucraini.

“La Russia pagherà un prezzo severo se userà armi chimiche”, ha dichiarato Joe Biden, forse alludendo a qualche informazione pervenuta all’intelligence statunitense. Il Pentagono ha creato laboratori in Ucraina “per sviluppare armi biologiche”, ha rilanciato Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo. Ma qui entriamo nel fuoco incrociato della propaganda, ovvero di notizie talvolta false, non verificate né verificabili in toto, e impiegate soltanto per danneggiare l’avversario agli occhi dell’opinione pubblica e della comunità internazionale. Ci limitiamo a sottolineare che Nazioni Unite e Organizzazione Mondiale della Sanità hanno affermato di non essere a conoscenza dei suddetti, non meglio specificati, programmi militari biologici.

Effetti diversi

Uscendo da questo ginepraio, e al netto di affermazioni più o meno fuorvianti, proviamo a ragionare sullo scenario di una guerra aggravata dall’utilizzo di armi chimiche o biologiche. Intanto urge fare una precisazione di massima importanza, visto che le armi chimiche sono una cosa e quelle biologiche un’altra (ne abbiamo parlato qui). A prescindere da chi e quali armi possa avere, Russia e Ucraina non sono certo Malta e Andorra. Stiamo infatti parlando di due Paesi che, in linea teorica, sono in grado di avere entrambe.

Fatta questa doverosa premessa, le armi chimiche provocano un effetto immediato, subito visibile, in un’area circoscritta a quella all’interno della quale è avvenuto l’attacco. Normalmente includono i cosiddetti agenti soffocanti (pensiamo ai gas) che, una volta dispersi nell’atmosfera, colpiscono polmoni, gola e naso generando danni alle vie respiratori, e i nervini, che invece bloccano gli enzimi del sistema nervoso dei soggetti colpiti, provocandone in poco tempo iperstimolazione di muscoli, nervi e ghiandole, e dunque convulsioni, paralisi e decesso. In altre parole, lanciare un attacco chimico provoca effetti immediati a un numero limitato di bersagli (chi era presente nell’area colpita) e, soprattutto, in un’area delimitata.

Diverso è il discorso relativo alle armi biologiche, molto più difficili da controllare perché i loro effetti non si esauriscono in pochi istanti né riguardano solo il luogo nel quale sono state usate. Al contrario, gli effetti di un attacco biologico sono spalmati in un tempo molto più lungo rispetto alle conseguenze delle armi chimiche, visto che possono generare problemi anche settimane o mesi dopo essere stati impiegati. E, per di più, dal punto di vista geografico possono sprigionare i loro stessi effetti anche in territori molto distanti dal punto di lancio e per niente pronosticabili.

Destabilizzazione o controllo?

Alla base dei due attacchi, quello chimico e quello biologico, ci sono filosofie tra loro agli antipodi. Già, perché se l’arma biologica può essere considerata una sorta di arma di destabilizzazione di massa, l’arma chimica assomiglia molto di più ad uno strumento offensivo contro un determinato territorio. Riducendo tutto ai minimi termini, mentre le armi biologiche possono cambiare gli equilibri geopolitici (anche a lungo termine), quelle chimiche sono destinate a essere usate per eliminare il nemico in un certo spazio e agevolare la propria superiorità sul terreno di battaglia.

Da queste ultime armi, inoltre, è possibile difendersi affidandosi ad apposite maschere antigas e dispositivi di protezione individuale. Dalle biologiche è più difficile. Dipende da quale tipo di arma viene utilizzata: di fronte a un virus ingegnerizzato o naturale si può fare ben poco. Anzi: possiamo accorgerci del suo impiego dopo chissà quanti mesi e chissà a quanti migliaia di chilometri di distanza dall’epicentro del suo utilizzo. Altro particolare da non tralasciare: gli effetti provocati dalle armi chimiche non si trasmettono da soggetto a soggetto, come invece potrebbe avvenire nel caso di un attacco virale.

Effetto boomerang

Unendo i suddetti punti è possibile fare alcune considerazioni conclusive. Imbastire una guerra biologica è molto difficile e complesso, perché chi sceglie di affidarsi a virus e batteri sa che questi possono trasformarsi in pericolosi boomerang. Facciamo un esempio concreto. Nel caso in cui la Russia volesse colpire Kiev con un’arma biologica potrebbe affidarsi ad un virus. In che modo? Paradossalmente, basta che un civile infettato da un patogeno altamente contagioso entri in un luogo dove sono assiepati migliaia di civili (bunker o altre strutture), e il gioco è fatto.

Le persone entrate in contatto con il soggetto infetto possono manifestare sintomi dopo giorni o settimane. A quel punto la catena dei contagi è partita e nessuno è più in grado di fermarla in tempi ragionevoli. I contagiati, magari senza sapere di essere infetti, possono diffondersi in tutta Europa e da qui nel mondo intero. Attenzione però, perché, come detto, uno scenario del genere non lascia indenne il Paese che ha lanciato l’attacco biologico. Nel nostro ipotetico scenario, significa che qualcuno – un soldato russo, ad esempio – potrebbe teoricamente contrarre il virus in Ucraina per poi portare l’infezione a Mosca. In generale, la filosofia dell’attacco biologico consiste più nel voler destabilizzare un potere economico che non, come nel caso dell’utilizzo di armi chimiche, voler dominare un territorio.