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Aumento della produzione interna, pagamento del debito per evitare ulteriori declassamenti, così come aumento del valore del Rublo con la prospettiva del suo uso per pagare il gas: strategie, quelle attuate dal governo russo, volte a bloccare gli effetti deleteri sull’economia dati dalle sanzioni occidentali. Ma potrebbero non bastare. La Russia rischia comunque un importante tracollo, specie se l’Europa dovesse bloccare l’importazione di petrolio. E allora ecco che Mosca potrebbe trovare non solo e non tanto degli alleati, quanto dei veri e propri “maestri”, abituati già da anni a dover aggirare le sanzioni. Così come segnalato da Paolo Mastrolilli su Repubblica, a venire in soccorso della federazione russa potrebbe essere la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il metodo del “Malaysia blend”

Da quando è nata nel 1979 la teocrazia iraniana, sono stati più gli anni in cui Teheran è stata posta sotto sanzioni che quelli invece dove i rapporti con l’occidente erano considerabili “normali”. Le misure contro l’Iran sono state prese soprattutto per costringere gli Ayatollah a trattare sul nucleare e spingere la politica della Repubblica islamica verso i tavoli dei negoziati. Per la verità le sanzioni non hanno avuto una grande funzione, né questa strategia ha nel tempo pagato. L’Iran è ancora oggi sotto embargo e non ha rinunciato al suo programma nucleare. Come sempre, soprattutto nei Paesi più in difficoltà, è la classe media e quella più povera a risentire maggiormente dello strumento sanzionatorio. Tanto che negli ultimi bilanci il governo di Teheran è stato costretto a fare salti mortali e a introdurre aumenti sul costo delle materie di prima necessità per mantenere sovvenzioni alle famiglie meno abbienti e tenere in piedi una qualche forma di welfare.

Inoltre la Repubblica islamica quando si è seduta attorno al tavolo negoziale e ha sottoscritto un accordo con i Paesi garanti del Jcpoa (l’acronimo che dà il nome per l’appunto agli accordi sul nucleare), si è vista poco dopo nuovamente reintrodurre le sanzioni dopo la decisione degli Stati Uniti di Donald Trump di ritirare la propria firma. Ad ogni modo, l’Iran è ancora oggi sotto pesanti sanzioni ed è probabilmente tra i Paesi più isolati a livello economico. Per Teheran è difficile fare affari con il proprio greggio, ricevere pezzi di ricambio per i propri aerei e ottenere forniture per far sviluppare le proprie industrie. Eppure molte fonti di intelligence negli anni hanno documentato intensi scambi commerciali iraniani proprio sul versante petrolifero.

Il tutto avviene ad esempio con il metodo del Malaysia blend. Delle navi di notte vengono inviate verso porti del sud est asiatico, il più delle volte in Malesia, da qui il nome della tattica usata da Teheran. Una volta in prossimità delle coste malesi o di altri Paesi dell’area, le navi spengono il trasponder e non possono più essere localizzate. Navi fantasma per l’appunto, avvicinate da altri mezzi navali che conoscono la loro posizione. In alto mare poi avviene la consegna del greggio, immesso poi nel mercato internazionale. Non è una tattica inventata dagli iraniani, viene usata anche nel Mediterraneo per contrabbandare petrolio a largo di Malta o della Libia. Ma Teheran è riuscita più volte a metterla a frutto.

Discorso simile può essere fatto per altri settori del mercato dove ufficialmente l’Iran non potrebbe fare affari. Secondo il Wall Street Journal, il governo iraniano avrebbe creato una rete di 61 compagnie fittizie collegate a Teheran e basate in altri Paesi, grazie alle quali la Repubblica Islamica può continuare, seppur con difficoltà, a intrattenere rapporti economici con il resto del mondo.

Mosca “a lezione” dagli ayatollah

La Russia potrebbe imparare dagli iraniani ad aggirare le sanzioni e a mitigarne gli effetti. Secondo la Cnn questo processo è già iniziato. Se per l’Iran è possibile parlare di Malaysia blend, per i russi invece il termine da coniare sarebbe quello di Latvian blend. Nel Baltico alcune compagnie straniere avrebbe acquistato il greggio esportato dalla Russia, nonostante Usa e Gran Bretagna già a marzo abbiano imposto il blocco. Stesso discorso per quanto riguarda la creazione di compagnie fittizie volte ad aggirare le pesanti sanzioni in campo finanziario e in altri rami dell’economia.

Mosca avrebbe chiesto consigli a Teheran. E, da parte loro, gli iraniani avrebbero accettato chiedendo in cambio l’aiuto di Mosca per raggiungere un nuovo accordo sul nucleare. Prima della guerra in Ucraina la firma su un nuovo documento non era così lontana. Adesso le condizioni sono cambiate, visto che la Russia è tra i Paesi garanti assieme ad Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania. Paesi che hanno quasi del tutto interrotto i rapporti con il Cremlino. Le contrattazioni però stanno proseguendo e il ruolo di Mosca potrebbe essere vitale per Teheran per strappare un accordo soddisfacente e interrompere, almeno in parte, le sanzioni rivolte agli ayatollah.

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