La geopolitica della corsa allo spazio
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Le affermazioni di Medvedev sono “gravissime”, “pericolose” e “inaccettabili”. Non nasconde la preoccupazione Luigi Di Maio nel rispondere alle ultime dichiarazioni rilasciate dall’ex presidente russo Dmitrij Medvedev. “Ci preoccupano fortemente anche perché arrivano dal vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo”, ha aggiunto il ministro degli Esteri italiano.

Medvedev, infatti, ha recentemente sparato a zero sull’Occidente. A chi gli chiedeva per quale motivo utilizzasse termini duri nei confronti del blocco occidentale, il delfino di Vladimir Putin ha spiegato di odiare gli occidentali. “La risposta è che li odio. Sono dei bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. Finchè sono vivo, farò di tutto per farli sparire”, ha quindi concluso Medvedev.

Le sue parole hanno subito scatenato mille polemiche, e non poteva essere altrimenti considerando sia il peso di chi le ha pronunciate sia il loro violento significato. L’Italia ha subito preso le distanze. Per bocca di Di Maio, Roma ha fatto capire che questo non è affatto un segnale distensivo o di dialogo. “Sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace”, ha tuonato il ministro italiano.



La risposta dell’Italia

Di Maio ha indirettamente fatto capire a Medvedev che è doveroso interrompere provocazioni e minacce. Certo, ammesso e non concesso che Mosca intenda arrivare alla pace. Per ottenere risultati tangibili servono tre ingredienti: l’apertura dell’Ucraina, la spinta della comunità internazionale e, appunto, la volontà di dialogo della Russia.

Per quanto riguarda Kiev, il governo ucraino ha mostrato, a fasi alterne, aperture e chiusure; chiusure soprattutto per quanto riguarda la discussione sui territori conquistati dal Cremlino. La comunità internazionale, ad eccezione di qualche leader apparentemente intenzionato a risolvere la questione alla sua radice (vedi Boris Johnson e Joe Biden), sarebbe pure disposta a mediare.

Il grande enigma riguarda la Russia, che ha sì mostrato aperture ma molto timide se paragonate ad affondi come quelli lanciati dal ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, e quello appena raccontato da Medvedev. “Le affermazioni che arrivano oggi non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace. Piuttosto danno linfa a una campagna d’odio contro l’Occidente, contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina”, ha concluso Di Maio.

Il riposizionamento di Roma

L’Italia, insomma, non solo ha ovviamente preso le distanze da Medvedev e ammonito l’ex presidente russo. Ha pure fatto capire a Mosca che questa non è affatto la strada giusta, se l’intenzione è quella di raggiungere un accordo diplomatico con l’Occidente.

E pensare che fino a pochi giorni fa Roma sembrava essere in prima fila grazie al piano per la pace proposto proprio da Di Maio. Un piano, tuttavia, strapazzato in malo modo dalla controparte russa e probabilmente considerato insoddisfacente pure da Kiev. Lo spiraglio italiano si è insomma subito richiuso.

Allo stesso tempo sono forse cambiate per sempre le relazioni geopolitiche tra Italia e Russia. Roma ha smesso di essere mediatrice – come lo è stata in più circostanze storiche – e ha puntato ancora di più il dito contro Mosca. Emblematiche, a questo proposito, le parole di Mario Draghi. Il premier italiano ha recentemente affermato che le sanzioni contro la Federazione Russa dureranno molto a lungo e che le linee commerciali – e con loro probabilmente anche quelle politiche – verranno cambiate e reindirizzate a lungo. Se non per sempre.

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