Le sorti della guerra civile in Myanmar si sono recentemente spostate in favore del Tatmadaw, ossia dell’esercito birmano al governo. Nel corso degli ultimi mesi i vari gruppi ribelli erano in effetti riusciti a conquistare città e territori strategici, mettendo in difficoltà i militari fedeli al generalissimo Min Aung Hlaing e costringendoli, talvolta, a inaspettate ritirate.
La situazione si è però capovolta quando le autorità hanno intensificato la coscrizione obbligatoria, una politica in realtà avviata tra il 2023 e il 2024 ma intensificata tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. In una delle sue ultime mosse, per esempio, l’esercito ha arruolato 17 nuovi gruppi armati formati da 4-5.000 reclute, in aggiunta ad altre migliaia di persone già schierate sul campo: quanto basta per stroncare ogni possibile velleità dei ribelli.
Molti analisti ipotizzavano un fallimento totale della coscrizione, tra rivolte ed elevati tassi di diserzione; al contrario, un ingente numero di reclute ha ricevuto promozioni e, soprattutto, mostrato lealtà alla causa governativa. Un problema non da poco, questo, per sia le Forze di difesa popolare (Pdf), filo democratiche, sia per le varie minoranze etniche locali organizzate in molteplici gruppi armati.

La reazione del Tatmadaw
Come ha scritto Foreign Policy, alcune reclute sono state rapite mentre altre risulterebbero essere persone provenienti da famiglie povere, pagate da altri coscritti per prendere il loro posto.
In ogni caso, il Tatmadaw ha riorganizzato le proprie tattiche rispondendo alla perdita di ampie porzioni di territori nello stato settentrionale di Shan, al confine con la Cina, e nell’estremo Ovest dello stato di Rakhine.
Negli ultimi mesi, infatti, l’esercito birmano ha lanciato una massiccia controffensiva in tutto il Paese, rimettendo le mani su aree rilevanti come la città di Thin Gan Nyi Naung e su un tratto della cosiddetta Asian Highway, un’autostrada che attraversa il Myanmar e collega diverse città e confini con altri Paesi come la Thailandia, la Cina e l’India.
In particolare, l’AH1, che è una delle autostrade principali della rete, attraversa il Myanmar da Est a Ovest, connettendo Yangon, Mandalay e Myitkyina, e raggiungendo la frontiera thailandese.

Il supporto di Russia e Cina
La giunta militare, oltre alla leva della coscrizione, ha cambiato gli equilibri del conflitto sfruttando al meglio l’aiuto offerto da Russia e Cina. L’Associated Press ha scritto che il Myanmar ha commissionato elicotteri russi e aerei cinesi alla propria aeronautica militare, e che Mosca e Pechino continuano a fornire equipaggiamenti al governo birmano nonostante le pressioni internazionali per porre fine alla sanguinosa guerra civile.
Le foto diffuse dal Tatmadaw mostrano tre elicotteri russi Mi-38T e due aerei cinesi Y-8 che saranno presumibilmente utilizzati per effettuare operazioni in zone montuose (controllate dai ribelli). Questi mezzi aggiungeranno “maggiore efficacia” alla “capacità del Tatmadaw di garantire la sicurezza dello spazio aereo del Myanmar”, ha affermato l’esercito in un comunicato ufficiale. “Gli attuali conflitti internazionali e la situazione interna indicano chiaramente il ruolo essenziale di tutti i tipi di aeromobili”, ha aggiunto Min Aung Hlaing.
Secondo il portale di i ntelligence James, il Myanmar è il primo cliente noto per l’esportazione del Mi-38T da parte della Russia. “Tali preparativi da parte della commissione militare indicano che farà maggiore affidamento sulla potenza aerea e incrementerà le operazioni in tutto il Paese”, ha invece aggiunto il gruppo di analisti Military Expertise for Democratic Reform.


