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Una nave da ricerca oceanografica cinese, la Xiang Yang Hong 03, è stata intercettata dalla Guardia Costiera indonesiana in prossimità dello Stretto della Sonda durante la settimana dell’11 gennaio scorso. Il vascello è stato avvicinato perché risultava avere il sistema Ais (Automated Information System – una sorta di transponder navale che trasmette identità, velocità, e posizione in automatico) spento.

A tutte le navi che transitano nello stretto, strategicamente importante in quanto una delle tre vie preferenziali che mettono in comunicazione l’Oceano Indiano con il Pacifico via Mar Cinese Meridionale, è richiesto di avere il dispositivo Ais in funzione, e quando la Guardia Costiera indonesiana ha chiesto delucidazioni in merito alla mancanza, l’equipaggio della Xiang Yang Hong 03 ha affermato che era danneggiato.

Una versione, quella cinese, che però non convince: come si apprende da Asia Times, la Maritime Security Agency (Bakamla) ha detto che il vascello da ricerca cinese ha spento due volte il suo transponder mentre passava in prossimità delle Isole Natuna, all’estremità meridionale del Mar Cinese Meridionale, e una seconda volta nello Stretto di Karimata, a nord-est dell’isola di Belitung. Si tratterebbe quindi di un’azione deliberata, molto probabilmente eseguita per cercare di celare la propria posizione, e quindi la propria rotta.

Apprendiamo anche che il pattugliatore indonesiano che ha intercettato la Xiang Yang Hong 03 non ha tentato di abbordarla e far salire a bordo personale a causa del maltempo, pertanto non è stato possibile appurare la veridicità delle dichiarazioni dell’equipaggio del vascello cinese. Il pattugliatore, però, ha scortato fuori dalla zona di esclusione economica (Zee) dell’Indonesia il “vascello pirata” prima di rientrare.

La nave da ricerca risulta aver lasciato il porto di Sanya, sull’isola di Hainan nella Cina meridionale, noto per essere uno dei principali scali militari e sede di importanti – e nuovi – cantieri navali, la mattina del 6 gennaio.

L’intercettazione della settimana scorsa arriva dopo che un Uuv (Underwater Unmanned Vehicle) cinese del tipo Sea Wing è stato scoperto nelle acque indonesiane alla fine dello scorso dicembre. Come abbiamo già avuto modo di raccontarvi, la scoperta del piccolo drone subacqueo è solo l’ultima in ordine di tempo, dopo che almeno altri quattro Uuv sono stati scoperti nella regione. Il drone ripescato dalle acque indonesiane è del tipo glider (aliante). Questi particolari strumenti avanzano nell’acqua, aiutati dalle ali e dalla coda, immergendosi ripetutamente e poi riemergendo di nuovo. Eseguono queste manovre utilizzando un sistema interno, essenzialmente un palloncino che si espande e si contrae tramite olio sotto pressione, il che altera la sue doti di galleggiamento. Non sono alimentati, quindi devono usare un sistema chiamato propulsione a galleggiamento variabile che sfrutta questa sorta di “vescica natatoria” artificiale interna fatta costituita dal palloncino riempito ad olio. Il sistema è molto semplice: una serie di gonfiaggi e sgonfiaggi fa affondare e risalire i droni, e, mentre lo fanno, riescono a spostarsi in senso orizzontale, aiutati dalle ali.

Ufficialmente questi particolari strumenti sono utilizzati dalla Cas, la Chinese Academy of Sciences, per la ricerca oceanografica grazie a sensori in grado di misurare parametri come la forza e la direzione delle correnti, la temperatura dell’acqua, i livelli di ossigeno e la salinità. Tutti questi dati raccolti sono utilizzabili dalla ricerca scientifica civile ma anche da quella militare: temperatura, velocità e direzione delle correnti, oltre alla salinità delle acque marine profonde forniscono indicazioni preziose per la navigazione dei sottomarini. Un battello di questo tipo, infatti, conoscendo la profondità a cui si trova il termoclino o l’aloclino, è in grado di raggiungerla per letteralmente nascondersi ai sistemi acustici del nemico.

La scoperta dei droni ha portato a pensare che la Cina stia raccogliendo informazioni nelle acque che circondano l’Indonesia, quasi sicuramente da utilizzare per facilitare le operazioni sottomarine della Marina Cinese (Pla Navy). Lo Stretto della Sonda, insieme a quello di Lombok e allo Stretto della Malacca, sono choke points strategici tra il Mar Cinese Meridionale, quindi l’Oceano Pacifico, e l’Oceano Indiano. Se, come si prefigge Pechino nella sua volontà di espandere la sua influenza a livello globale, la Marina deve operare più lontano nelle acque dei due oceani, occorrerà prendere in considerazione le rotte più sicure attraverso queste aree e l’unico modo per farlo è mettere in atto un’ampia operazione di rilevamento oceanografico.

La Xiang Yang Hong 03 risulta essere un visitatore abituale delle acque indonesiane e l’analisi di The Intel Lab, fatta utilizzando i dati Ais forniti da MarineTraffic, mostra diversi viaggi nell’Oceano Indiano negli ultimi due anni.

Nel novembre 2019 è passata attraverso lo Stretto della Sonda diretta verso ovest, dove ha esaminato le acque profonde lungo la costa dell’Indonesia fino al Golfo del Bengala: una zona considerata importante per le operazioni sottomarine sia dell’India che dell’Australia. L’anno successivo, a novembre del 2020, è stata osservata di nuovo nell’Oceano Indiano, questa volta mentre effettuava una grossa campagna di rilevamento nel Mare Arabico.

Ovviamente non abbiamo modo di avere la certezza che l’attività svolta dalla Xiang Yang Hong 03 riguardi esclusivamente la raccolta dati per fini militari: questo, crediamo, sarebbe possibile solo analizzando i sensori di cui sono dotati gli Uuv ripescati dalle acque indonesiane in questi anni, però sappiamo con certezza, come già affermato, che quanto raccolto ha un uso duale, sia civile sia militare. Il ritrovamento, sempre più frequente, di droni subacquei della Cina, e l’attività sempre maggiore e a più ampio raggio delle sue navi oceanografiche (che possono comunque raccogliere dati sensibili senza l’ausilio di questo tipo di Uuv), pone l’accento sulla crescente attività navale di ricerca cinese che, proprio per quanto detto sin qui, deve essere attentamente monitorata.