Così Israele ha istituito una “zona di morte” ai confini di Gaza

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Le aree di confine della Striscia di Gaza sono state trasformate in una kill zone, “zona di uccisione”, analogamente a quanto avvenuto nel corridoio Netzarim, che tagliava in due la Striscia. Ai soldati dell’esercito israeliano, riporta il Guardian, “è stato dato l’ordine di annientare sistematicamente tutto ciò che si trova all’interno di una zona designata, tutti i quartieri residenziali, gli edifici pubblici, le scuole, le moschee e i cimiteri”.

Tutti sono bersagli

Nessuno può attraversare l’area, perché l’ordine è quello di sparare a vista a chiunque si avvicini alla red line. In sostanza, è stato ridisegnato il perimetro della Striscia, che non coincide più con il muro israeliano di separazione costruito vent’anni fa. La zona “cuscinetto” – così la chiama il governo Netanyahu- si estende lungo tutta la frontiera con Israele, dalla costa mediterranea al Nord fino al confine con l’Egitto a Sud, e si allunga per oltre un chilometro all’interno dell’enclave.

I dettagli di tale operazione sono spiegati nel report di Breaking the Silence (Ong con sede in Israele), che ha raccolto numerose testimonianze di soldati israeliani, i quali hanno parlato a condizione di anonimato. Tutto ciò che si trovava all’interno della kill zone è stato distrutto, con il risultato di creare “una zona di morte di enormi proporzioni”. Un’operazione sistematica e ben programmata. Così riferisce un soldato: “Ogni mattina, ad ogni plotone venivano assegnate cinque, sei o sette località, oppure alcune case su cui lavorare [per raderle al suolo, ndr]”.

Una routine di devastazione che gli stessi soldati israeliani faticano a giustificare: “Non sapevamo molto sui luoghi che stavamo distruggendo o sul motivo per cui lo stavamo facendo. Dal mio attuale punto di vista, quelle azioni non sono legittime. Quello che ho visto è andato oltre qualsiasi giustificazione possibile”. A parlare è un riservista che si è arruolato come volontario nell’immediato post 7 ottobre. “Mi sono arruolato – ha spiegato al Guardian – perché ho pensato ‘loro ci hanno uccisi e ora noi uccideremo loro’”. Tuttavia, ha concluso il soldato israeliano, “ho scoperto che non stiamo solo uccidendo loro [i terroristi ndr]; stiamo uccidendo le loro mogli, i loro figli, i loro gatti, i loro cani. Stiamo distruggendo le loro case e stiamo urinando sulle loro tombe.”

Prima della guerra, Israele aveva già istituito una zona cuscinetto all’interno di Gaza, che si estendeva per 300 metri. Ma secondo le testimonianze, quella nuova sembra estendersi fino a 1.500 metri. Il rapporto di Breaking the Silence trova conferma nelle immagini satellitari, che mostrano la distruzione sistematica da parte dell’Idf di edifici situati entro 1–1,2 km dal confine. Secondo il documento, questa nuova fascia rappresenta il 15% dell’intera Striscia, il 35% dell’area agricola…

Morire di fame o sfidare le pallottole

Questa politica è entrata in vigore già da ottobre 2023. Un soldato intervistato dal Guardian ha descritto un “uso massiccio e generalizzato della forza e del fuoco”, senza che vi siano “mai state regole d’ingaggio chiare”. Il quotidiano inglese riporta poi quanto documentava +972 magazine nel luglio scorso, e cioè che “molti soldati sparano per il gusto di farlo, qualcosa a metà tra l’intenzione di causare un effetto psicologico e il farlo senza alcun motivo”.

Inizialmente, ai palestinesi non era stato chiarito in alcun modo come riconoscere questa linea invisibile di distruzione e morte, come peraltro è accaduto per il corridoio di Netzarim. Per questo “sono stati uccisi e feriti tanti gazawi: bastava che s’inoltrassero in quella zona per venire giustiziati”. Ora, dopo tante vittime, nessuno si avvicina più al confine. Anzi, quasi nessuno. Infatti, nonostante il timore di venire uccisi, alcuni gazawi tentano la sorte, perché non farlo significa non mangiare o tenere a digiuno i loro figli e le persone più fragili.

Una situazione che si è aggravata dopo il blocco degli aiuti umanitari entrato in vigore lo scorso 2 marzo. Da quel giorno non entra più cibo né acqua nella Striscia. Un soldato di stanza nel Nord di Gaza ha riferito che alcuni palestinesi continuavano a tornare nella kill zone “più e più volte anche dopo che gli avevamo sparato contro”.

“Volevano raccogliere le piante commestibili che crescevano in zona”. Su quei campi abbandonati cresce abbondante l’hubeiza, ovvero la malva, perché nessuno calpesta più quella terra. Ed è così che la gente, stretta nella morsa della fame e della guerra, si reca lì, vicino al confine, “sperando di raccogliere quel che può”, con il rischio di non fare mai più ritorno. Tale la disperazione, tale la pulsione omicida che imperversa in questa guerra.