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Durante la notte appena trascorsa, l’apertura di un nuovo fronte in medio oriente è sembrato imminente. Tutto è iniziato quando, nella tarda serata di mercoledì, fonti Usa hanno dichiarato a Bloomberg di aspettarsi l’inizio dell’attacco iraniano contro Israele nel giro di poche ore. Affermazioni non smentite da Washington e che anzi hanno trovato conferma nelle scelte di alcuni operatori statali ed economici impegnati nella regione. La compagnia aerea tedesca Lufthansa, ad esempio, ha annunciato poco prima della mezzanotte la cancellazione dei voli che prevedevano l’attraversamento dello spazio aereo iraniano.

Alla fine però, almeno per questa notte, l’attacco non è avvenuto. Ma nessuno si illude, in Israele come nello stesso Iran: la tensione è ancora molto alta e un attacco di Teheran è giudicato come molto probabile. Entrambi i Paesi si stanno preparando allo scontro ed entrambe le leadership sono consapevoli di un confronto diretto sempre più vicino. A dimostrarlo, tra le altre cose, anche le esercitazioni compiute a Cipro dall’aeronautica israeliana. Segno di come le forze dello Stato ebraico si stiano oramai preparando a ogni scenario possibile, compreso quello di raid da effettuare a chilometri di distanza dal proprio territorio.

Le esercitazioni israeliane a Cipro

Mentre con le prime luci dell’alba l’intero medio oriente ha potuto tirare un parziale sospiro di sollievo, risvegliandosi senza le notizie di attacchi iraniani contro Israele, sui vari canali Osint è trapelata una notizia che fa pensare a un mero rinvio degli scenari peggiori. Si tratta, in particolare, dei resoconti emersi delle esercitazioni compiute dall’aeronautica dello Stato ebraico nello spazio aereo cipriota. Le esercitazioni nell’area non sono una novità e non rappresentano al contempo un qualcosa di meramente casuale: quando, nel corso degli ultimi anni, la tensione tra Iran e Israele ha raggiunto livelli di guardia molti alti, si è sempre parlato della possibilità di manovre dell’aeronautica di Tel Aviv vicino le coste cipriote.

Il perché è presto detto: si tratta di una zona dove Israele può esercitarsi senza grossi problemi e può misurare quindi senza patemi la capacità dei propri aerei di raggiungere scenari lontani e fronteggiare le minacce più gravi. Tra il 2006 e il 2008, agli albori della presidenza Ahmadinejad in Iran e dello scoppio della crisi del nucleare, più volte si è parlato della presenza di forze israeliane a Cipro. Raggiungere l’isola può dare l’idea ai vertici dell’aeronautica della prontezza di riflessi dei propri piloti e dell’affidabilità dei propri mezzi in caso di missioni da effettuare ben al di fuori del territorio israeliano.

La scorsa settimana, stando alle fonti interne alle stesse forze di sicurezza di Tel Aviv, almeno uno squadrone di aerei da combattimento è decollato da Israele per raggiungere Cipro. Il tutto con il supporto di navi cisterna per garantire il rifornimento e con l’assistenza e la collaborazione dell’aeronautica Usa e delle stesse forze cipriote. Nel corso delle esercitazioni, sono stati simulati scenari di crisi nel Mediterraneo, con gli aerei israeliani chiamati a colpire presunti obiettivi strategici proprio a Cipro.

Il fatto che esercitazioni del genere siano state effettuate nella settimana successiva al raid israeliano a Damasco, dove è stata colpita la sede del consolato iraniano, lascia presagire la volontà dello Stato ebraico si sta preparando ad affrontare ogni genere di scenario. Compreso quello di un bombardamento di obiettivi iraniani all’interno del territorio della Repubblica Islamica, da concepire come pronta risposta ad eventuali attacchi da parte delle forze di Teheran. Un quadro non così lontano dalla realtà: l’impressione è che i corridoi diplomatici siano sempre più stretti e gli spazi per la politica sempre più relegati in fondo.

Gli ultimi tentativi di mediazione

Tuttavia molti attori regionali, e non solo, sono impegnati al momento nel provare una difficile quanto necessaria mediazione. Sempre nella serata di ieri, nel bel mezzo della tensione per un possibile imminente attacco di Teheran, sono emersi contatti tra gli Usa e la Turchia per provare a costruire una precaria ma importante ragnatela diplomatica. Ankara, in particolare, su spinta e richiesta di Washington, si sarebbe offerta come mediatrice tra le parti per raggiungere un accordo in extremis. I vertici della Repubblica Islamica, secondo quanto sottolineato da diverse testate israeliane, avrebbero rifiutato la mediazione turca.

Contatti sono in corso anche con gli attori del Golfo. Nella mattinata di mercoledì, i governi di Arabia Saudita, Qatar e Iraq hanno congiuntamente tenuto un incontro con inviati statunitensi. In questa occasione, Washington ha chiesto agli interlocutori di far recapitare all’Iran un preciso messaggio: evitare l’escalation per salvaguardare, tra le altre cose, le trattative in corso per un cessate il fuoco a Gaza. Il messaggio è stato poi trasmesso dai rappresentanti dei Paesi del Golfo al ministro degli Esteri di Teheran, Hossein Amirabdollahian, nel corso di un vertice tenuto da remoto poco prima della mezzanotte di ieri.

Difficile al momento capire l’esito di quest’ultimo incontro, ma forse se l’Iran questa notte non ha attaccato è perché un flebile ma importante canale diplomatico è ancora aperto. La speranza di evitare l’escalation non è quindi del tutto tramontata ma, almeno per il momento, è più forte la consapevolezza che entrambe le parti in causa sono sempre più pronte ad avviare lo scontro diretto.

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