Così il Regno Unito proteggerà i cavi sottomarini

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La Royal Navy, la marina inglese, avrà entro il 2024 un nuovo vascello per proteggere i vitali cavi sottomarini che interconnettono il nostro mondo. La notizia, diffusa dalla Bbc, è stata data nella giornata il 21 marzo e rientra nel quadro del nuovo assetto della Difesa del Regno Unito conseguente alla pubblicazione della “Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy” avvenuta martedì 16 marzo scorso.

Centinaia di migliaia di miglia di cavi sottomarini circondano infatti il globo, fornendo non solo i collegamenti internet, ma anche quelli relativi alle normali comunicazioni tra nazioni e continenti. Il ministero della Difesa, Ben Wallace, ha affermato che sono “vitali per l’economia globale e le comunicazioni tra i governi” e sono a “rischio di sabotaggio” a causa della strategia della “guerra sottomarina”.

La nuova nave, definita Multi Role Ocean Surveillance, sarà dotata “di sensori avanzati e trasporterà una serie di droni sottomarini autonomi e telecomandati che raccoglieranno dati”. Attualmente si ritiene che l’unità di superficie avrà con un organico di 15 persone e dovrebbe essere pronta ad entrare in servizio nel 2024, effettuando operazioni sia in acque britanniche che internazionali. Il Ministero della Difesa ha aggiunto che sarà anche “in grado di supportare altri compiti assegnati alla Difesa, comprese esercitazioni e operazioni nell’Artico che diventerà un’area sempre più contesa”.

La fragilità dei cavi sottomarini

Il ministro Wallace ha espresso tutta la preoccupazione per il possibile sabotaggio di queste vitali linee di comunicazione affermando che “le luci potrebbero spegnersi”, aggiungendo anche che la Russia ha mostrato “un profondo interesse” per i cavi sottomarini e pertanto il Regno Unito sarebbe “profondamente esposto” se non venissero presi adeguati provvedimenti.

Nonostante la presenza dei satelliti – che comunque non sono al sicuro da un attacco in caso di un conflitto generalizzato – la maggior parte delle informazioni – circa il 95% – passa attraverso una fitta rete di cavi sottomarini che corrono per 1,2 milioni di chilometri tra tutti i continenti. Ai satelliti è devoluto il compito – in condizioni normali – di trasmettere solo la restante percentuale, pari circa al 3-5%. Per questo motivo, e per la loro intrinseca vulnerabilità al sabotaggio, i cavi sottomarini rappresentano un obiettivo altamente pagante e quasi sicuramente il primo colpo di un conflitto li vedrebbe coinvolti.

Un cavo sottomarino, quindi, è strategicamente fragile ed in caso di guasto o rottura diventa dispendioso in termini di tempo (e denaro) poterlo riparare o sostituire per delle ragioni facilmente intuibili (individuazione della rottura, profondità, utilizzo di assetti altamente specializzati in alto mare).

Verso nuove forme di guerra

Lo sanno bene le potenze mondiali come Russia, Stati Uniti e Cina che hanno da tempo posto l’attenzione ad un nuovo tipo di conflitto sottomarino che vede proprio il suo fulcro nel sabotaggio dei cablaggi del nemico. Le maggiori potenze si sono attrezzate con assetti sottomarini: un esempio su tutti è dato proprio da Mosca, che utilizza una classe di sottomarini/batiscafi di medie dimensioni – il Paltus ed il Losharik – che, alle dipendenze dirette del Gru (il servizio di informazioni delle Forze Armate russe), possono venire usati per missioni di questo tipo. Trasportati intorno al globo da sottomarini più grandi, come il Belgorod o il Podmoskovye, un vascello classe Delfin – Delta IV in codice Nato – modificato e allungato, possono colpire potenzialmente ovunque restando celati nelle profondità marine.

Anche gli Stati Uniti hanno almeno una unità con compiti simili: si tratta del Uss Jimmy Carter della nuova classe Seawolf americana – varato nel 2004 – che nasce con delle sostanziali modifiche atte a trasformarlo da sommergibile d’attacco (facoltà che comunque resta primaria) in vascello per operazioni speciali come sorveglianza, intelligence e ricognizione e, cosa ancor più interessante, capace di utilizzare mini batiscafi a pilotaggio remoto (tipo Uav) che possono anche essere usati per missioni di spionaggio proprio rivolte verso i cablaggi oceanici. La stessa scelta, sebbene da unità di superficie, fatta dal Regno Unito.

In caso di conflitto tutte queste unità, che al momento vengono usate per compiti di spionaggio proprio sui cavi, passerebbero in azione in modo attivo, andando a troncarli – o magari attivando cariche già predisposte oggi – e determinando così l’isolamento di un intero Paese. I satelliti, infatti, non potrebbero reggere al carico di lavoro necessario per mantenere aperti i canali di comunicazione di una struttura complessa e con portata continentale come la Nato, o quella della stessa Russia.

Anche il Regno Unito, quindi, entra nel novero delle potenze mondiali che stanno prendendo in serio esame la possibilità di una guerra ai cavi sottomarini, sebbene la scelta di adottare un’unità di superficie, come sembra, non è delle più felici. Sicuramente è la più economica: avere una nave che può utilizzare batiscafi – anche automatici o pilotati a distanza – è meno dispendioso di costruire un sottomarino appositamente concepito per questo delicato ruolo, ma dal punto di vista tattico rappresenta una “bandiera” che mostra a chiunque che, in quel particolare settore di mare, si sta effettuando una qualche tipo di attività legata proprio a questi cablaggi.