La geopolitica della corsa allo spazio
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L’esercito russo ha cambiato registro, non solo negli obiettivi da conseguire ma anche nell’approccio generale alla guerra. Adesso Mosca ha messo nel mirino il Donbass e intende concentrare tutti i suoi sforzi principali in quest’area, evitando di ripetere gli errori commessi all’inizio del conflitto, quando il Cremlino aveva, di fatto, aperto tre fronti e non riusciva ad ottenere risultati concreti.

L’intelligence britannica ripete che gli uomini di Vladimir Putin starebbero sì avanzando, ma che i loro progressi sarebbero irrisori e pagati a caro prezzo, in termini di risorse e vite umane. È vero che la città di Severodonetsk, assediata da diversi giorni, continua a resistere, ma è altrettanto vero che i russi sembrano godere di una posizione di vantaggio.

È difficile, tuttavia, districarsi tra due propagande contrapposte, da due narrazioni che, molto spesso, anziché descrivere lo svolgimento della contesa rielaborano a proprio vantaggio le notizie, esaltano alcuni aspetti e ne offuscano altri. Sappiamo poco della resistenza ucraina impegnata a difendere i territori del Donbass, se non che le forze del Cremlino starebbero avendo la meglio anche grazie ad un jolly fin qui non utilizzato a dovere, non si sa bene per quali ragioni: la guerra elettronica.



La guerra elettronica sorride a Mosca

La cosiddetta guerra elettronica si affida a tecnologie capaci di prendere di mira sistemi di comunicazione, navigazione e guida per localizzare il nemico, “accecarlo” e pure ingannarlo, in attesa di travolgerlo con colpi letali. Questo jolly, se così può essere definito, viene impiegato contro artiglieria, jet da combattimento, missili da crociera e droni, ma pure per difendersi da assalti rivali.

L’Associated Press ha acceso i riflettori proprio sulla guerra elettronica, cercando di capire che cosa sta succedendo nel Donbass e spiegando, sostanzialmente, come ha fatto la Russia a capovolgere le sorti del conflitto. Prima di tutto: perché la Russia non si è fin qui affidata alla guerra elettronica? Non c’è una risposta precisa e possiamo fare soltanto ipotesi. Eppure, da prima dello scoppio del conflitto, si pensava che Mosca avesse chiari vantaggi nello sfruttare questo campo. A differenza di quanto si potesse pensare, nelle prime fasi della guerra, questo jolly non è praticamente mai stato impiegato.

La situazione è completamente cambiata negli ultimi mesi, da quando cioè gli sforzi russi sono orientati sul Donbass. Nel quadrante orientale dell’Ucraina, infatti, le linee di rifornimento sono più brevi e più facili da difendere. In un simile scenario, la Russia sarebbe in grado di avvicinare al campo di battaglia gli equipaggiamenti necessari per scatenare la sua guerra elettronica.

Perché Kiev è in difficoltà

Affidarsi alla guerra elettronica significa mandare in tilt ricevitori GPS sui droni avversari, impedire loro di raccogliere immagini e informazioni, interferire nelle comunicazioni rivali. In altre parole: danneggiare il sistema militare del nemico, rendendolo “sordo” e pure “cieco”, incapace di organizzarsi e neppure di percepire l’arrivo di una minaccia dal cielo.

L’esercito ucraino era fin qui riuscito a localizzare i russi e prevenire le sue mosse grazie e soprattutto agli sforzi di ricognizione e alle comunicazioni tra comandanti e truppe. Ebbene, tutto questo, almeno nel Donbass, è stato enormemente complicato.

AP ha sottolineato i tre elementi fondamentali della guerra elettronica, gli stessi che stanno consentendo all’esercito russo di recuperare, in parte, il tempo perso all’inizio del conflitto. Il primo elemento riguarda la raccolta di informazioni, da perseguire mediante la localizzazione di segnali elettronici nemici. Troviamo poi l’attacco, che può avvenire disturbando i sistemi avversari, e, infine, lo spoofing, che confonde e inganna. Combattere su un moderno campo di battaglia senza dati certi, senza sapere niente del nemico, è pressoché impossibile. E gli ucraini lo stanno imparando a proprie spese.

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