La posizione della Cina sulla guerra in Ucraina, o meglio su come porre fine al conflitto, non è cambiata. Per Pechino restano ancora valide le 12 proposte condivise nel febbraio del 2023 nel documento intitolato China’s Position on the Political Settlement of the Ukraine Crisis, ovvero La posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina.
Nel paper, liquidato in maniera fin troppo superficiale da alcuni analisti come “piano di pace cinese”, il gigante asiatico aveva chiesto, tra le altre cose, la ripresa dei colloqui di pace e la fine delle sanzioni unilaterali contro la Russia, sottolineando inoltre la ferma opposizione all’utilizzo di armi nucleari.
È stato questo, dunque, il primo passo istituzionale effettuato dalla Cina per bilanciare, da un lato, la sua partnership “senza limiti” con il Cremlino, e dall’altro la volontà di non compromettere i rapporti con il blocco occidentale. “Il conflitto e la guerra non giovano a nessuno. Tutte le parti devono restare razionali ed esercitare moderazione, evitare di alimentare il fuoco e aggravare le tensioni per impedire che la crisi si deteriori ulteriormente o addirittura vada fuori controllo”, si legge nel documento, ancora oggi utile cartina al tornasole per capire il pensiero cinese in merito al conflitto ucraino.
C’è solo un aspetto in più da considerare rispetto a quando il paper è stato diffuso: è ormai scoccato il secondo anniversario della guerra. Ed è dunque passato un anno rispetto alle prime esternazioni ufficiali della Cina. In questo lasso di tempo la risoluzione politica dello scontro tra Kiev e Mosca non ha fatto progressi, mentre i cambiamenti rilevanti sul campo di battaglia sono stati altrettanto limitati. Certo, c’è stato il fallimento della controffensiva ucraina e, di recente, la ripresa del martellamento russo a sud, ma niente che possa lasciare intendere un cessate il fuoco. Nel frattempo il numero di morti – di militari ma anche di civili – continua ad aumentare.
La prospettiva della Cina
Dicevamo della Cina. La leadership del Partito Comunista Cinese ritiene che il conflitto tra Russia e Ucraina possa essere risolto solo ed esclusivamente per vie politiche. E quindi attraverso colloqui, dialoghi, incontri tra diplomatici. Insomma: tutto quello che è mancato nel corso degli ultimi mesi, durante i quali non sono invece mancati blitz ucraini nel territorio russo (e viceversa) e nuove mosse azzardate. La Nato, ad esempio, è pronta a condurre un’esercitazione militare in Europa denominata Steadfast Defender 2024. Un’esercitazione, per la cronaca, di quattro mesi che coinvolgerà 90.000 partecipanti, rendendola la più grande manovra militare nel continente dalla fine della Guerra Fredda.
A quasi 6mila chilometri di distanza, tutto questo appare agli occhi della Cina come l’ennesima tanica di benzina che il blocco occidentale intende gettare sul fuoco di tensioni di per sé già difficili da calmare. Pechino ritiene infatti che la comunità internazionale dovrebbe – anziché cimentarsi in sanzioni, avvertimenti e minacce più o meno esplicite – fare tutto il possibile affinché i due Paesi belligeranti raggiungano un accordo di cessate il fuoco, per poi risolvere le controversie attraverso negoziati.
In occasione 60esima Conferenza sulla sicurezza di Monaco (MSC), in Svizzera, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha non a caso voluto fornire una rassicurazione in più a Kiev, affermando che la Cina non vende armi letali a nessuno degli attori coinvolti nella guerra in Ucraina. “La Cina mantiene una posizione di principio sulla questione ucraina, aderisce alla soluzione politica delle questioni più scottanti, insiste sulla promozione della pace e dei colloqui, non aggiunge benzina al fuoco, non sfrutta le opportunità e non vende armi letali alle aree di conflitto o alle parti in conflitto”, ha dichiarato Wang al suo omologo ucraino Dmytry Kuleba.
In ogni caso, se per il Dragone il blocco occidentale è – almeno in parte – responsabile di alimentare inutili tensioni, a sua volta l’Occidente ritiene che Pechino possa in qualche modo aver aiutato (e che continui ad aiutare) la Russia ad eludere le sanzioni. Accuse che la Cina respinge al mittente.
Equilibri, interessi e contrapposizioni
Per la Cina di Xi Jinping gli interessi strategici nazionali arrivano prima di ogni altro aspetto. Vale allora la pena farsi una domanda: a Pechino conviene maggiormente fornire armi alla Russia e dire addio ai mercati europei e statunitensi, o continuare a professarsi neutrale e fare così affari con l’Occidente? È un quesito chiave, la cui risposta deciderà le sorti della guerra in Ucraina. Ma è anche un quesito al momento sospeso.
Anche perché il contesto potrebbe radicalmente cambiare nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero imporre sanzioni alle società cinesi che, a detta di Washington, starebbero aiutando Mosca ad alimentare la sua operazione militare. Il deputato democratico Gerald Connolly, membro della commissione per le relazioni estere della Camera degli Usa, ha fatto sapere che i legislatori statunitensi stanno già prendendo in considerazione piani del genere dopo che misure simili sono state proposte anche dall’Unione Europea.
Il messaggio che intende lanciare l’amministrazione Biden è chiaro: se la Cina non si smarcherà presto dalla Russia in maniera esplicità, allora alcune delle sue aziende dovranno fare i conti con lo stesso tipo di sanzioni che stanno cominciando ad avere i primi effetti in Russia e che ne stanno influenzando la produttività e la performance economica, oltre che la qualità della vita dei suoi cittadini. Solo che la Cina, in termini economici e geopolitici (ma anche d’immagine), ha molto più da perdere rispetto alla Federazione Russa.
E così, mentre la Repubblica Popolare Cinese continua a sbandierare i suoi 12 suggerimenti per la pace, con l’intenzione però di restare in equilibrio tra Russia e Occidente, l’amministrazione Biden vuole che Pechino scelga: o con Vladimir Putin o contro il capo del Cremlino. Qualora il Dragone dovesse sposare la prima opzione, per gli Stati Uniti inizierebbe ad esser valida la contrapposizione “Cina uguale Russia” (errore grave, visto che tra i due Paesi permangono, a differenza di quanto non si possa pensare, diffidenza reciproca e sospetti). A quel punto la guerra in Ucraina potrebbe diventare una piccola crisi regionale sullo sfondo di un testa a testa globale tra giganti.
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