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Nei giorni seguiti all’attentato a Darya Dugina e a suo padre è stato detto tutto e il contrario di tutto. I servizi segreti russi, da un lato, che in una manciata di ore risolvono il caso senza spiegare perché una persona sospetta venga monitorata così bene da lasciarle compiere la sua missione senza che nessuno muova un dito. Dall’altro, le autorità di Kiev pronte a giurare che sia opera dei servizi segreti russi.

La rivendicazione dell’attentato

A fornire un’altra pista possibile, a sole 24 ore dall’attentato, Il’ja Ponomarev, ex membro della Duma russa, espulso per attività anti-Cremlino, in esilio in Ucraina dal 2014 (l’unico che votò contro l’annessione della Crimea). A compiere l’attentato sarebbe stato l’Esercito nazionale repubblicano (NRA), formazione di cui non si ha alcuna notizia se non per uno scarno comunicato di oppositori di Putin, letto dallo stesso Ponomarev, che recita: “Ieri sera si è verificato un evento importante vicino a Mosca. Questo attacco apre una nuova pagina nella resistenza russa al Putinismo. Nuova, ma non l’ultima. Putin un usurpatore del potere e un criminale di guerra che ha emendato la Costituzione, scatenato una guerra fratricida tra i popoli slavi e mandato i soldati russi a una morte certa e insensata. E che sarà deposto”. Ponomarev è pronto a giurare che i nuovi partigiani non si fermeranno qui, e che sono pronti a condurre ulteriori attacchi contro pezzi da novanta collegati al Cremlino.

Nel lungo comunicato, letto in russo da Ponomarev ma accompagnato da alcune slide in inglese, l’organizzazione precisa che gli attivisti mettono al “bando guerrafondai, ladri e oppressori dei popoli della Russia”, mentre Putin viene indicato come responsabile di “una guerra fratricida tra i popoli slavi” colpevole di aver “inviato i soldati russi verso una morte certa e insensata. “Putin sarà da noi deposto e distrutto”, affermano i combattenti che dichiarano quindi i funzionari del governo della Federazione Russa e delle amministrazioni regionali “complici dell’usurpatore: coloro che non si dimettono dai loro poteri saranno da noi distrutti”.

Cosa sappiamo sull’Esercito Nazionale Repubblicano

Ciò che al momento sappiamo sul gruppo lo dobbiamo all’account Twitter di Anton Gerashchenko, che sul noto social si definisce “Patriota ucraino. Consigliere del ministro degli Affari interni dell’Ucraina. Fondatore dell’Istituto del Futuro. Nemico ufficiale della propaganda russa”. Gerashchenko, il 22 agosto scorso, era stato il primo a pubblicare il video nel quale Ponomarev annunciava che i combattenti del NRA lo avrebbero autorizzato a leggere il proclama di rivendicazione.

Su Telegram, l’app preferita dal mondo russo, i partigiani del sedicente esercito possiedono un canale con continui aggiornamenti chiamato Роспартизан, ovvero Rospartizan, che ha come logo del profilo un pugno chiuso stilizzato rosso su fondo nero. Negli aggiornamenti che si susseguono, vengono quotidianamente raccontanti i presunti sabotaggi e attentati che il gruppo compirebbe ogni giorno al fine di far implodere la macchina russa. Si leggono post come “Cresce la resistenza alla guerra e al regime di Putin: quasi ogni giorno i treni militari deragliano, gli uffici di arruolamento militare e le auto Z vanno a fuoco e i sostenitori della guerra vengono colpiti alla testa” oppure “Che tutti ricordino: non solo l’Ucraina e il mondo intero stanno combattendo contro l’esercito di Putin, tutta la Russia sta combattendo contro di esso!”.

Il gruppo non risulta creato in concomitanza dell’attentato, ma di gran lunga precedente: è stato, infatti, creato il 27 aprile di questo anno e il primo post reca la data del 29 aprile. Nel primo video visibile si scorgono alcuni giovani uomini in mimetica che salgono a bordo di un bus: il post che lo accompagna ringrazia il comando delle Forze armate ucraine per la fiducia accordata, esprimendo gratitudine ai “compatrioti sia dalla Russia che dall’estero per l’assistenza materiale per combattere il regime di Putin”. Fra i primi post è visibile anche la foto di un volantino oggetto di una campagna di lancio aereo in quel di Belgorod.

Nel web, le altre tracce sul presunto esercito di sabotatori sono almeno quattro. Un altro canale, questa volta sulla piattaforma Telemetr, una sorta di Telegram totalmente russo nel quale convivono notizie, aggiornamenti, canali, promozioni e sconti. I post sono i medesimi di Telegram. L’altra traccia è su Wikipedia: la pagina, creata in formato immodificabile, è stata creata alle 19.52 del 22 agosto scorso, quando l’attentato si era ormai verificato, dall’utente Blaze Wolf. Contiene un elenco di informazioni piuttosto scarno con continue reference agli articoli di giornale comparsi tra il 21 e il 24 agosto. L’unica altra citazione è quella contenuta in un articolo del Guardian del 7 giugno scorso, nel quale -parlando di Ponomarev- si cita il canale dei Rospartizan, a proposito dei suggerimenti sulla fabbricazione di bombe e su come contrastare l’FSB disattivando le impostazioni di localizzazione del telefono cellulare. Il gruppo di sabotatori viene anche citato sul canale Youtube Утро Февраля, dedicato all‘attualità in Russia e nel mondo che dichiara nella sua scheda informativa che, al momento, il suo tema principale è la guerra scatenata da Vladimir Putin. Ospiti eccellenti e scomodi vanno continuamente in onda sul canale: politici, personaggi pubblici ed esperti, tra cui Ponomarev. Proprio su questo canale, nel video-tg pubblicato il 21 agosto, il dissidente legge il noto comunicato citando pubblicamente il lavoro del NRA.

La faida tra Ponomarev è nota e va avanti da anni: non sorprende che i sabotatori possano essersi rivolti ad un personaggio così iconico. Tuttavia, non è chiaro se e quanto “l’uomo che disse di no a Putin” possa essere informato o coinvolto nelle attività dei partigiani. Ma anche solo aver letto quel manifesto, chiunque ne sia il vero autore, è già di per sé una dichiarazione di guerra in mondovisione.

Qualcosa si muove in Russia: quanto, è ancora presto per dirlo.

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