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Gru è l’acronimo di Glavnoje Razvedyvatel’noje Upravlenije, traducibile dal russo come “direttorato principale per le attività informative offensive”. Si tratta di uno dei servizi di intelligence di Mosca, che però, al contrario dell’Fsb (Federál’naja Služba Bezopásnosti) e del Svr (Služba vnešnej razvedki) che fanno capo direttamente alla presidenza della Federazione Russa, dipende dal ministero della Difesa e dal suo capo di Stato maggiore.

Si tratta quindi di un organismo di intelligence militare che esiste sin dai tempi dell’Unione Sovietica. A quei tempi il compito principale del Gru era di svolgere l’attività informativa offensiva in relazione agli aspetti militari e alle nuove tecnologie applicate al settore delle Forze Armate, e a differenza del Kgb non aveva (e non ha) compiti di controspionaggio e di sicurezza interna.

Il Gru e l’epoca sovietica

L’organizzazione informativa dell’Armata Rossa era divisa in direttorati, detti anche “direzioni geografiche” e da dipartimenti indipendenti. A quel tempo il primo direttorato svolgeva la sua attività in Europa, Regno Unito escluso che rientrava, insieme all’Australia e all’emisfero occidentale, nel secondo. Il terzo direttorato era responsabile per l’Asia, il quarto per l’Africa e il Medio Oriente, mentre il quinto aveva il compito di coordinare tutte le attività informative dei distretti militari, delle flotte e dei gruppi di forze all’estero: in questo modo il suo secondo dipartimento controllava indirettamente l’attività degli Spetsnaz, il principale gruppo di Sof (Special Operation Force) sovietico. Infine il sesto direttorato si occupava dell’intelligence elettronica (Elint), mentre il comandante del Gru presiedeva anche al direttorato per l’intelligence spaziale responsabile dei satelliti di sorveglianza (e dei loro requisiti di progettazione) oltre che delle analisi informative.

Il crollo dell’Unione Sovietica ha modificato l’organizzazione del Gru, ed il differente scenario globale, unitamente alla comparsa di nuove capacità tecnologiche (e relative minacce), ne ha ampliato le funzioni. Oggi il servizio di informazioni militare russo è organizzato in dodici direttorati: tra di essi uno (il settimo) si occupa esclusivamente della Nato, un altro (il decimo) di guerra economica e l’ultimo (il dodicesimo) di Information Warfare, ovvero di guerra delle informazioni.

Come funziona l’organismo di intelligence

Come dicevamo l’attività del Gru si concentra all’estero, e non riguarda solamente l’attività di raccolta di informazioni: l’organismo di spionaggio russo compie vere e proprie azioni di sabotaggio, eliminazioni di personaggi “scomodi” e agisce (spesso come organo principale di coordinamento) nelle azioni clandestine e nei conflitti asimmetrici dove è presente la Russia. Agenti del Gru erano presenti nel conflitto ceceno e in quello georgiano (2008); sono ancora presenti in Siria e spesso affiancano il personale del Gruppo Wagner (benché a fasi alterne) nell’attività in Libia, Sudan e Repubblica Centroafricana.

Il Gru era presente anche in Ucraina nel 2014, quando con un vero e proprio colpo di mano Mosca è riuscita a impossessarsi della Crimea, ed è molto probabile che operi allo stesso modo (ma con sorti evidentemente diverse) anche nel Donbass, sulla linea di contatto tra le truppe ucraine e quelle delle milizie filorusse. Proprio in Ucraina si concentra l’attività più prettamente militare del servizio segreto, che, com’è possibile evincere dal suo riassetto organizzativo, ha molto ben imparato la dottrina Gerasimov sulla guerra ibrida.

Il Gru, però, non opera solo in quel settore turbolento dell’Europa, ma c’è un filo rosso che collega Kiev a Londra, passando per la Repubblica Ceca, la Svizzera e la Francia, che fa capo proprio a Mosca e all’attività del servizio segreto.

Le azioni di sabotaggio, o l’eliminazione di personaggi scomodi, vengono effettuate da una particolare unità del Gru, chiamata Unità 29155, che si occupa di questo tipo di operazioni in Europa. Si pensa che l’unità abbia operato in segreto almeno dal 2008, sebbene la sua esistenza sia diventata pubblicamente nota solo nel 2019.

È comandata dal generale Andrei Vladimirovich Averyanov e ha sede presso la sede del 161esimo Centro di Addestramento Specialistico per Scopi Speciali, situato nella parte orientale di Mosca. Ad affiancarla c’è un’altra unità speciale, la 54777, chiamata in alternativa il 72esimo Centro di Servizi Speciali, che è il gruppo principale per la guerra psicologica del Gru, diventata sempre più centrale e importante, insieme alla Information Warfare, per la destabilizzazione dei Paesi stranieri nel quadro della guerra ibrida, che, lo ricordiamo, utilizza anche assetti civili allo scopo. L’attività di manipolazione dell’opinione pubblica in Russia e all’estero in preparazione a conflitti armati, come in Georgia, Donbass o Siria, è infatti di vitale importanza.

Le azioni più recenti

Dicevamo del fil rouge che passa attraverso l’Europa da oriente a occidente: fatti che in un primo tempo sembravano scollegati, come la campagna di destabilizzazione in Moldova, l’avvelenamento di un trafficante d’armi in Bulgaria e il colpo di Stato, poi sventato, in Montenegro in realtà hanno un denominatore comune rappresentato proprio dall’attività di questa particolare unità operativa del Gru.

Anche il tentativo di assassinare un’ex spia russa in Gran Bretagna, Sergei Skripal, usando un agente nervino – il Novichok – è imputabile ad attività del servizio segreto militare russo. I funzionari della controspionaggio occidentale hanno concluso che queste operazioni, e potenzialmente molte altre, fanno parte di una campagna coordinata e in corso per destabilizzare l’Europa, eseguita proprio da questa unità d’élite che è esperta in sovversione, sabotaggio e assassinio.

Proprio il caso Skripal sembra collegare Londra alla Svizzera, passando per la Francia. Il fallito omicidio dell’ex agente segreto, che è senza dubbio un’azione di Spy Warfare troppo aggressiva dato l’esito finale che ha generato una crisi diplomatica internazionale, ha smosso il Gru la cui rete europea è stata messa alla luce dal controspionaggio occidentale: nell’Alta Savoia, tra tra Evian ed Annemasse, è stato individuato un “campo base” per le spie russe, che hanno operato nella vicina Svizzera molto probabilmente per cercare di penetrare nei laboratori di Spiez dove erano state condotte le analisi chimiche sui campioni raccolti a Salisbury, in Inghilterra, la città che era stata protagonista del tentato omicidio di Skripal, che hanno identificato l’agente nervino Novichok di fabbricazione sovietica.

Altri due agenti sono comparsi a Davos ad agosto del 2019, probabilmente per piazzare sistemi di sorveglianza là dove si sarebbe tenuto il World Economic Forum, ed ancora agenti del Gru sono implicati nel caso di un tenente colonnello dell’esercito francese, di stanza alla Nato, in Italia, che ad agosto 2020 è stato incriminato per violazione della sicurezza essendo sospettato di fornire documenti e informazioni ultra sensibili ai russi. L’ufficiale era di stanza a Napoli, dove ha sede il Jfcnp (Joint Force Command) dell’Alleanza Atlantica e il comando della Sesta Flotta americana, ed è stato arrestato dalla Dgsi (Direction Générale de la Sécurité Intérieure) con la collaborazione dei servizi di controspionaggio americani e della nostra Aisi. L’ufficiale francese avrebbe fornito ad un agente del Gru dati riservatissimi, tali da nuocere “alla sicurezza dello Stato”.

Sembra esserci sempre il Gru, ed in particolare l’Unità 29155, nell’esplosione di un deposito di munizioni nella Repubblica Ceca avvenuto nel 2014 che ha causato due vittime. Il movente dell’azione di sabotaggio potrebbe essere da ricercare nella guerra in Siria o, ancora una volta, nella questione ucraina: un messaggio per i commercianti di armi che riforniscono Kiev o che sostengono i ribelli siriani. Allora si preferì archiviare il caso come “incidente”, ma oggi, con la tensione tra Russia e Nato alle stelle proprio per l’Ucraina, Praga ha proceduto a espellere 18 “diplomatici” russi ritenuti collegati a quel fatto dimostrando come sia in atto, in questo delicato momento storico, una vera e propria “guerra alla diplomazia” tra le parti.

Azioni eclatanti, e pertanto controproducenti perché diventate di dominio pubblico, che però danno il metro di come oggi, in Europa, sia in atto una vera e propria Spy Warfare come non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda.