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A Mariupol il 9 maggio ci sarà una parata. Lo ha detto senza lasciare spazio a dubbi Viktoria Kalachova, ossia il numero due delle nuova autorità comunale nominata dai russi. Una frase, quella riportata dalla Tass e attribuita al nuovo vice sindaco di Mariupol, che conferma in qualche modo quanto già trapelato nei giorni scorsi circa le intenzioni del Cremlino: arrivare al 9 maggio con almeno un obiettivo in tasca e, in questo caso, l’obiettivo è la totale conquista della città portuale diventata nel frattempo simbolo del conflitto in Ucraina.

Il significato della parata a Mariupol

La parata della vittoria per i russi è da sempre il più “sacro” dei riti laici. La federazione russa non ha un vero e proprio giorno dell’indipendenza. Il giorno in cui è nata l’attuale forma statale della Russia coincide con quello della caduta dell’Unione Sovietica e quindi di quel mondo oltre cortina di cui Mosca rappresentava il centro nevralgico. Una disfatta più che una festa. Per cui il senso patriottico viene espresso il 9 maggio, data in cui si ricorda la fine per l’appunto della “guerra patriottica“, termine con cui molti russi ancora oggi si riferiscono alla seconda guerra mondiale.

In Europa il “victory day” è meno sentito ed è celebrato comunque il giorno prima. Questo perché la prima firma della resa della Germania è avvenuta il 7 maggio 1945 a Reims, in Francia. Circostanza che ha fatto infuriare Stalin, il quale ha preteso (e ottenuto) che una nuova cerimonia con tanto di firma della capitolazione tedesca fosse firmata il giorno successivo a Berlino, nel quartier generale del maresciallo Zukov. Quando i rappresentante tedeschi hanno impresso i sigilli al documento in Germania era quasi mezzanotte, a Mosca invece il 9 maggio era già scoccato. Da allora in poi per i russi è stato quello il giorno della fine della guerra e dei raduni, ripetuti anno dopo anno, nella Piazza Rossa.

Ben si comprende quindi il senso di organizzare una parata del 9 maggio a Mariupol. Per il Cremlino potrebbe rappresentare una dimostrazione di forza. Truppe russe potrebbero sfilare tra le rovine di una città che nel 2014 i filorussi di Donetsk non erano riusciti a conquistare e che oggi invece verrebbe presentata come trofeo. In primo luogo agli occhi della stessa popolazione russa, a cui la propaganda del Cremlino potrebbe dire di aver raggiunto tutti i principali obiettivi dell’operazione in Ucraina.

Già da giorni il 9 maggio viene ritenuto come data limite dell’attuale guerra. Presa Mariupol, in cui gli ucraini resistono soltanto all’interno dell’acciaieria Azovstal, a Mosca per il momento potrebbe bastare così. Perché la città portuale sul Mar d’Azov garantirebbe uno sbocco a mare per la repubblica autoproclamata di Donetsk e perché alle truppe russe darebbe il controllo definitivo del “corridoio” in grado di unire la Crimea con il Donbass. Difficile comunque comprendere cosa accadrà dopo il 9 maggio. Ma se davvero quel giorno delle truppe russe sfileranno per le strade di Mariupol, l’impatto mediatico tra i russi sarebbe molto forte.

La retorica della guerra patriottica

Una parata a Mariupol sarebbe poi in linea con la retorica messa in campo dal Cremlino negli ultimi giorni. A Melitopol, cittadina del sud dell’Ucraina conquistata nei primi giorni di guerra, i maxi schermi hanno proiettato la scorsa settimana i volti dei soldati locali morti nella guerra patriottica. A Kherson invece pochi giorni fa le truppe russe hanno issato in una grande piazza una grande bandiera rossa. Non una qualsiasi: era la riproduzione di quella innalzata sul tetto della cancelleria di Berlino il primo maggio 1945. Un altro simbolo quindi del “victory day”.

L’impressione è quindi che il governo russo voglia provare ad accostare l’attuale operazione militare alla guerra contro i nazisti tedeschi. Un modo per accomunare la battaglia contro i nazisti di allora a quelle contro i nazisti di oggi, visto che lo stesso Putin ha parlato della necessità di “denazificazione” dell’Ucraina. Difficile dire però se questa retorica farà presa nella popolazione che abita nelle province ucraine attualmente occupate dai russi. La vice sindaco di Mariupol ha dichiarato che i cittadini “non aspettano altro”. Ma qui si è molto vicini alle zone russofone del Donbass e inoltre, con una città distrutta e abitata da gente che da più di un mese è senza servizi basilari, per molti al momento l’essenziale è poter uscire dall’inferno dei combattimenti. Anche a costo di accogliere una parata russa tra le macerie.

A Kherson o a Melitopol la situazione è diversa. In queste città nei giorni scorsi si sono svolte manifestazioni a volte anche disperse con l’uso di lacrimogeni dai soldati russi. Scontri provocati in primis dall’esposizione delle bandiere ucraine davanti alle truppe occupanti.

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