Cosa vogliono i civili della Ghouta orientale? Impossibile dirlo. Da una parte c’è l’esercito siriano, dall’altra le fazioni ribelli che si rifanno, chi più chi meno, alla guerra santa. Ad essere franchi, i civili della Ghouta stanno nel mezzo: tra le bombe governative e i cecchini dei ribelli.

Medici senza frontiere ha parlato di una “vergognosa e inarrestabile catastrofe”. Si paventa l’incubo di una nuova Aleppo. Tutto vero. Certamente i caccia siriani e quelli russi stanno martellando la Ghouta. E lo si vede dai risultati: in poche settimane l’esercito di Damasco è riuscito a riconquistare il 50% del sobborgo e, a breve, riuscirà a tagliarlo in due.
Le vittime civili sono impossibili da contare. Tutti si richiamano all’Osservatorio siriano per i diritti umani, che però ha sede a Londra e che spesso ha diffuso notizie per aiutare il fronte ribelle. Una fonte da prendere per lo meno con le pinze. Eppure i morti ci sono. E sono tanti.
I civili della Ghouta accolgono l’esercito
Nelle cronache di questi giorni, mentre si condanna l’avanzata dei governativi, ci si dimentica però di dire che nella Ghouta orientale ci sono anche i parenti di chi vive nelle zone controllate da Damasco e che quindi le truppe lealiste non hanno alcun vantaggio a bombardare in maniera indiscriminata. A morire nella Ghouta possono essere anche i loro cari.
E non si parla nemmeno dei civili che, in queste ore, stanno accogliendo l’esercito siriano con le bandiere rosse, bianche e nere con la stella verde. È successo a Kafr Batna e a Al-Hammouriyah.
Certo, c’è dell’opportunismo: si passa da un gruppo all’altro. Ma c’è anche il desiderio di abbandonare zone controllate da gruppi fanatici. Sono ancora impresse nella memoria le immagini di donne e bambini chiusi in gabbia dai militanti di Jaysh Al Islam, (l’Esercito dell’Islam) finanziati e armati dall’Arabia Saudita. Difficile dire che il loro governo fosse meglio di quello di Damasco.
Inoltre, seppur poco alla volta (oggi solamente 53 persone), i cittadini della Ghouta stanno abbandonando le zone controllate dai ribelli per raggiungere i governativi. C’è paura che i cecchini dei gruppi jihadisti sparino su chi passa per i corridoi umanitari. Muoversi sembra quindi impossibile.
È però chiaro che i civili della Ghouta vogliano abbandonare le zone dei ribelli. Per pura sopravvivenza o perché sentono la liberazione ormai vicina è difficile dirlo.



