La settimana in Israele si è aperta con una notizia clamorosa data in esclusiva da Channel14, uno dei canali televisivi più seguiti nello Stato ebraico. Daniel Hagari, portavoce dell’Idf, si sarebbe dimesso dal suo ruolo. Assieme a lui, la stessa scelta sarebbe stata fatta anche dai suoi più stretti collaboratori. Una circostanza che ha scosso e non poco il Paese: nel giro di pochi minuti, tutti le principali testate hanno aperto con questo aggiornamento, cerchiato in rosso sotto le “breaking news”.
Il silenzio delle ore successive per molti stava già suonando come una conferma. Improvvisamente però, intorno all’ora di pranzo, è arrivata una prima smentita. Non da un media israeliano, bensì dalla tv panaraba del Qatar Al Jazeera: “La notizia delle dimissioni non è vera e la ritiriamo con una rettifica”, si legge sulla pagina di X del network. La velocità con cui si è diffuso l’annuncio delle dimissioni in Israele è stato piuttosto sorprendente, al pari della lentezza con cui è arrivata la smentita. Cosa è dunque successo nella nuova calda mattinata israeliana?
Perché le dimissioni di Hagari avrebbero avuto del clamoroso
“Guarda, anch’io sto seguendo la notizia ma Hagari sta regolarmente pubblicando sui social”: la sensazione di sbigottimento è stata confermata su InsideOver da una fonte israeliana contattata dopo le prime indiscrezioni sulle dimissioni. In effetti, alle ore 8:08 l’utente IdfSpokerperson, corrispondente all’account gestito direttamente da Hagari, ha pubblicato un post dell’esercito israeliano. Si riferiva, in particolare, all’incontro avuto tra il capo di stato maggiore e altri collaboratori per valutare la sicurezza nel Paese in vista dell’inizio del Ramadan.
Una comunicazione come tante altre, firmata dallo stesso Hagari. Il post ha costituito la prima vera prova dell’inesistenza delle due dimissioni, eppure per tutta la mattinata i vari media israeliani hanno dato per certo l’addio all’incarico. Con tanto di pubblicazione dei nomi dei collaboratori che hanno lasciato assieme ad Hagari: dal tenente colonnello Richard Hecht, portavoce delle Idf per i media esteri, agli ufficiali Merav Granot e Tzupia Moshkovich.
Tutti personaggi ben noti al pubblico israeliano, in quanto in prima fila in ogni comunicazione resa dall’esercito dal 7 ottobre in poi. Per questo le loro dimissioni avrebbero realmente avuto del clamoroso: “Appare insolito – hanno ripetuto i giornalisti di Channel14 – che un’unità così importante dell’esercito sia uscita interamente nel bel mezzo di una guerra”. Gesti del genere avrebbero il sapore di profonde spaccature all’interno dell’Idf o tra l’Idf e il governo anche in tempi di pace. Figurarsi dunque in una fase come quella attuale: “Anche perché – ha aggiunto la fonte contattata da InsideOver – non è un mistero che sul fronte della comunicazione c’è molta delusione qui in Israele, c’è davvero la sensazione di non aver fatto comprendere appieno la nostra posizione all’estero”.
Una smentita molto lenta
Occorre attendere un tweet di Al Jazeera, pubblicato alle 12:27, per vedere la smentita. Secondo il network panarabo, non c’è stata alcuna dimissione. Né di Hagari e né tanto meno di altri suoi collaboratori. Sui media dello Stato ebraico la notizia della smentita è arrivata soltanto dopo l’annuncio del network stanziato a Doha e avvisato, molto probabilmente, da una fonte israeliana. Già nel pomeriggio, della notizia delle dimissioni di Hagari non c’era più traccia: da Hareetz al Jerusalem Post, passando per il The Times of Israel, nessuno ha più riportato l’indiscrezione.
Ma la lentezza con cui ha viaggiato la smentita ha lasciato perplessi, forse più della stessa notizia sulle dimissioni. Davanti a uno scenario così clamoroso, dal ministero della Difesa o dal governo israeliano nessuno ha proceduto ad inviare una veloce sconfessione delle prime indiscrezioni. Delle due, l’una: o la notizia già dall’inizio non ha avuto alcun fondamento oppure delle tensioni si sono realmente verificate, ma sono rientrate poco dopo. Comunque la si veda, qualcosa è accaduto: se si è trattato di fake news, è difficile credere che essa sia stata lanciata per caso. Se invece inizialmente le dimissioni c’erano effettivamente state, dentro l’esercito evidentemente esiste molto più di un malumore.