Da alcuni giorni i russi hanno nuovamente iniziato a premere su Kharkiv. La guerra è così ritornata lì dove era iniziata: il 24 febbraio 2022 infatti, poche ore dopo il via libera ai primi raid contro l’Ucraina, le forze di Mosca penetrate dalle aree dell’oblast di Belgorod hanno subito spinto verso Kharkiv. Forse attendendosi, in quel caso, una rapida capitolazione dell’esercito di Kiev: la città, la seconda più grande dell’Ucraina, è storicamente in maggioranza russofona e questo ha fatto pensare, a non pochi strateghi del Cremlino, a un’accoglienza positiva da parte della popolazione.
Così all’epoca non è stato e il fronte per diversi mesi è sembrato oramai periferico nell’economia del conflitto. Fino a quando però, all’inizio di questo mese di maggio, l’esercito russo non ha fatto nuovamente la sua comparsa. Anche se non tutti gli analisti militari concordano sul fatto che Mosca voglia effettivamente riprovare a riprendere Kharkiv: vedendo le ultime dinamiche relative alle battaglie in corso, le azioni in questione potrebbero rappresentare un diversivo per costringere gli ucraini a distrarre le proprie forze dal Donbass e da Zaporizhzhia.
La battaglia per Vovchansk
Come per ogni nuovo fronte aperto, anche in questo caso è possibile individuare una località in grado di diventare emblema della battaglia. Si tratta, in particolare, di Vovchansk. È in direzione della sua periferia che i russi hanno aperto il fuoco una volta attraversato, per la seconda volta in poco più di due anni, il confine partendo dalle aree di Belgorod e Shebekino. L’importanza strategica di Vovchansk è del resto ben rintracciabile dando un sommario sguardo alla cartina: con una popolazione di quasi ventimila anime prima del conflitto, la città rappresenta il centro abitato più importante frapposto tra la frontiera russa e le vaste pianure che caratterizzano gran parte delle aree settentrionali dell’oblast di Kharkiv. Quelle, per intenderci, situate a est del fiume Severskij Donec. Lo stesso che, nella parte russa del suo corso, bagna Belgorod mentre in territorio ucraino scende fino a lambire aree dove le sue acque, da oltre 20 mesi, costituiscono una vera e propria linea del fronte.
Vovchansk per gli ucraini costituisce quindi l’ultimo baluardo difensivo: qui le forze di Kiev possono organizzare un rigido sistema di difesa in grado di rallentare l’avanzata russa. Dall’altro lato della barricata, la cittadina per i russi rappresenta l’ultimo serio ostacolo prima di poter provare a dilagare in quelle regioni dell’oblast di Kharkiv perse con la controffensiva ucraina del settembre del 2022. L’intero centro abitato è quindi coinvolto dagli scontri. Nei giorni scorsi è stato in gran parte evacuato, con i civili spostati in zone più sicure. Sull’esito delle battaglia, le notizie nelle ultime ore hanno riportato avanzamenti russi in diversi quartieri periferici, con gli ucraini che stanno provando a tenere il centro. E questo sia per evitare una rapida capitolazione della città e sia per dare tempo alle truppe di allestire linee difensive più robuste nelle posizioni più arretrate.
Le forze di Mosca stanno provando ad attaccare anche sul fianco sinistra rispetto al centro di Vovchansk, al fine di sorprendere gli ucraini e premere verso l’interno. Una vera e propria partita a scacchi, con Kiev che ha ammesso le proprie difficoltà. Il presidente Zelensky ha annullato i suoi viaggi in Spagna e Portogallo per seguire da vicino la situazione, segno di una certa preoccupazione tra i leader ucraini. Tuttavia, i soldati posti sulla difensiva potrebbero essere in grado di arginare nei prossimi giorni l’avanzata russa anche grazie ai rinforzi in arrivo da altre regioni.
Quella di Vovchansk non è comunque l’unica direzione da cui i russi stanno attaccando. Nell’oblast di Kharkiv infatti, c’è un’altra linea del fronte aperta. Si tratta dell’asse che, dal confine russo, punta direttamente verso l’estrema periferia della seconda metropoli ucraina. Un’altra area nevralgica in cui gli ucraini stanno allestendo altre reti di difesa per ridimensionare la spinta di Mosca. La quale, per il momento, non è andata oltre qualche chilometro rispetto alle linee di frontiera. Ma che, se dovesse farsi più intensa, potrebbe comportare situazioni sempre più critiche per Kiev.
Si combatte anche a sud di Zaporizhzhia
La pressione russa sta mettendo in apprensione anche Washington: dal Pentagono nelle scorse ore, alcuni portavoce hanno espresso la preoccupazione dei vertici della Difesa Usa. Una preoccupazione che non riguarda soltanto il fronte di Kharkiv ma, nel complesso, l’andamento della guerra. L’apertura del nuovo fronte a nord della seconda città ucraina, a prescindere dalle reali mire dei generali di Mosca, sta costringendo gli ucraini a drenare risorse e mezzi da altri campi di battaglia. Circostanza che potrebbe esporre Kiev a nuovi attacchi lì dove già da mesi i russi hanno l’iniziativa, partire dall’oblast di Donetsk e da quello di Zaporizhzhia.
In quest’ultimo nelle ultime ore sono state non a caso registrate avanzate delle forze russe nella delicata area di Robotyne, la località cioè conquistata dagli ucraini nella scorse estate agli albori di una controffensiva rivelatasi poi fallimentare. Da Mosca, fonti direttamente ricollegabili al ministero della Difesa hanno confermato la presa della cittadina contesa. Un altro colpo duro per l’Ucraina, sia da un punto di vista morale che tattico: i soldati, persa l’unica località fin qui strappata ai russi a sud di Zaporizhzhia, potrebbero adesso avere il morale basso e andare incontro a gravi difficoltà nel mantenimento delle posizioni difensive situate più a nord.

