Senza uno Stato dal 2011 (o forse anche da prima, considerando le peculiarità delle istituzioni gheddafiane), la Libia è oggi un vero e proprio territorio di caccia per attori stranieri. Gli europei, dopo il blitz che 14 anni fa ha portato al rovesciamento del rais, provano a conservare il loro orticello energetico spesso messo a repentaglio dalla litigiosità interna (in particolare tra Italia e Francia). I turchi provano ad accreditarsi come principale alleato di Tripoli, non disegnando però accordi sottobanco con il generale Khalifa Haftar, leader delle forze che controllano l’est del Paese. I russi provano a impiantare qui le loro nuove basi sul Mediterraneo, dopo la caduta di Assad in Siria. Gli emiratini sfruttano il sud della Libia per rifornire le Rsf sudanesi nel Darfur. L’ultimo arrivato è il Pakistan: Islamabad ha annunciato un accordo militare con Haftar. Un’intesa peraltro di non poco conto: sono almeno 4 i miliardi di Dollari che il generale darà all’esercito pakistano per ricevere armi di tutto punto.
La clamorosa ascesa del Pakistan
Nel banchetto per la spartizione delle sfere di influenza in Libia, Islamabad non vuole essere seconda a nessuno. La stretta di mano tra i propri vertici militari e i rappresentanti di Haftar, è di quelle che possono rovesciare molte carte sul tavolo. In primis perché il generale potrà ricevere nuovi armamenti e rafforzare la sua posizione. Si parla di almeno 16 caccia Jf-17 che, grazie all’accordo, tra non molto potranno fare la loro comparsa nelle basi dell’est della Libia. Aerei vitali per Haftar per avere sempre più predominio nei cieli di tutto il Paese. Non solo, ma le autorità di Bengasi con l’accordo hanno dimostrato di poter contare su molti soldi in cassa. Una prova di forza non di poco conto, specialmente nella Libia di oggi.
Dal canto suo, il Pakistan è a un passo dal realizzare la più importante vendita all’estero di materiale militare. Ossigeno per i propri conti sempre più in affanno, così come anche per la propria immagine di Paese in grado di poter contare su un importante apparato bellico. Così come rivelato su AgenziaNova, i generali di Islamabad hanno dichiarato che l’accordo con Haftar non viola la risoluzione dell’Onu che impone dal 2011 un embargo sulle armi a tutti gli attori libici. Dunque, il patto da 4 miliardi di Dollari potrebbe essere pronto a entrare nel vivo.
Pechino e Riad guardano con interesse
Tuttavia, gli interessi pakistani potrebbero esaurirsi qui. Islamabad non sembra avere mire geopolitiche particolare nell’area mediterranea. Per il Pakistan, incassare una cifra importante dalla vendita di armi e avere un ritorno di immagine sono elementi più che sufficienti. Per comprendere quindi la natura dell’accordo in questione, occorre scandagliare tra le varie alleanze strategiche riguardanti Islamabad. Il Paese asiatico è, in primo luogo, molto vicino alla Cina. E proprio in queste settimane Pechino ha aumentato il proprio interesse sulla Libia, come dimostra la riapertura della propria ambasciata a Tripoli. Non solo, ma una delegazione cinese nei giorni scorsi si è recata in visita a Misurata per sondare la possibilità dell’ammodernamento dell’aeroporto. In questo contesto, Cina e Pakistan potrebbero aver giocato di sponda per i propri rispettivi interessi. Con Pechino che si garantirebbe un alleato solido all’interno dello scacchiere libico.
Così come, Islamabad potrebbe aver giocato di sponda anche con Riad. Il mese scorso, Arabia Saudita e Pakistan hanno siglato un accordo di mutua difesa. Un asse importante, capace di legare ulteriormente i due Paesi nei vari scenari mediorientali. La presenza di Islamabad al fianco di Haftar, potrebbe servire ai sauditi a compensare lo strapotere degli Emirati Arabi Uniti nell’est della Libia. Strapotere certificato anche dall’uso di alcune basi del sud per rifornire le Rsf, gli alleati sudanesi di Abu Dhabi. Riad quindi, potrebbe aver portato avanti Islamabad proprio per ridimensionare le mire emiratine.
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