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L’Ucraina nella sua vittoriosa controffensiva sul fronte di Kharkiv ha, di recente, liberato l’abitato di Izyum controllato dai russi da inizio aprile, dopo che in una sanguinosa battaglia che aveva condotto alla distruzione dell’80% della città il centro da 45mila abitanti si era conclusa con la ritirata degli uomini di Kiev.

Il 15 settembre scorso l’Ucraina ha denunciato la scoperta a Izyum di una fossa comune con 445 corpi dopo la riconquista del centro avvenuta cinque giorni prima. Volodymyr Zelensky e lo staff presidenziale ucraino hanno immediatamente paragonato l’episodio ai fatti di Bucha, durante i quali la denuncia di crimini di guerra e di esecuzioni sommarie compiuti dalle truppe russe fu associata alla scoperta di fosse comuni e cadaveri con evidenti segni di tortura e violenza.

“Oggi, il mondo deve vedere cosa si è lasciato alle spalle l’esercito russo. Più di 400 tombe si trovano nella foresta vicino a Izyum. Non sappiamo ancora esattamente quanti corpi ci siano”, ha detto venerdì il presidente ucraino , aggiungendo che molti corpi mostravano segni di tortura. “Il mondo deve agire. La Russia deve essere riconosciuta come uno stato sponsor del terrorismo”. Zelensky ha detto che i funzionari ucraini stanno raccogliendo prove nel sito. L’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato venerdì che prevede di inviare una delegazione sul sito. “Questo è il genocidio del popolo ucraino!”, ha denunciato venerdì Oleg Synegubov, governatore della regione di Kharkiv, secondo cui apparirebbero anche corpi con segni di torture.

Il momento è ovviamente critico e decisivo. E come ogni dinamica di questo tipo, quando si fa riferimento a casi come questo, è bene partire dai fatti noti e dalle informazioni a disposizione.

Partiamo da un punto chiave: l’incertezza sulle informazioni a disposizione. Alcuni parlano di fosse comuni, altri di sepolture di ampi numeri di cadaveri. Una “fossa comune”, tecnicamente, è una sepoltura massiccia di più corpi gettati assieme e alla rinfusa. Alcune testimonianze, riguardo le parole dei dirigenti ucraini, parlavano di questo tipo di sepoltura. Altre di un gran numero di corpi, ma tumulati ciascuno con la propria bara.

La differenza è sostanziale, in questo senso, per capire la natura della sepoltura. A Bucha la natura di crimine efferato per la causa di molte morti di civili era legata proprio all’improvvisazione e alla scarsa cura delle sepolture di morti che, evidentemente, i colpevoli degli omicidi volevano far sparire in fretta. Per quanto riguarda Izyum, le fonti aperte e fotografiche, spesso distribuite dagli stessi ucraini, sembrano presentare invece un luogo chiaramente riconoscibile, come le dichiarazioni sulla presenza di croci sembrano testimoniare.

Ovviamente questo non toglie nulla circa la brutalità del trattamento a cui è stata sottoposta Izyum durante il periodo di coinvolgimento nelle operazioni militari. Valery Marchenko, sindaco di Izyum e membro del partito di Zelensky, Servitore del Popolo, ha dichiarato che almeno mille persone potrebbero essere morte a Izyum a partire dall’inizio dell’attacco russo il 3 marzo. E gli occupanti avrebbero utilizzato metodi sommari di rimozione delle salme dopo la conquista. “Molte delle tombe erano semplicemente contrassegnate con numeri, non nomi e date che potevano essere utilizzati per identificare il defunto”, scrive il Guardian. “Tamara Volodymyrovna, la capo di una casa funeraria Izium che operava dappertutto, ha detto di essere stata incaricata dalle forze di occupazione di scrivere numeri invece di nomi e di registrare entrambi in un diario. Ha detto che la nuova amministrazione russa non ha fornito i materiali per fare segni tombali adeguati” e che almeno cento civili sonno caduti, compresi venti bambini, sotto i colpi dei bombardamenti di Mosca. E risulta assolutamente credibile il fatto che il 99% dei corpi ritrovati presenti segni di violenza.

Ma prima di parlare di “genocidio” è bene aspettare il diradamento della nebbia di guerra. Il “genocidio” impone di pensare a una politica sistematica condotta per annientare materialmente una popolazione su basi etniche, culturali, religiose. Per quanto brutale e condannabile, una guerra d’aggressione non prefigura necessariamente questi connotati. La guerra della Russia in Ucraina ha promosso diversi episodi controversi, le violenze e il martirio a cui sono state sottoposte coi bombardamenti sugli edifici civili città come Izyum, Mariupol e Severodonetsk, coinvolgendo anche la popolazione, si prefigurano potenzialmente come crimini di guerra; inoltre, la quantità di morti trovati in un piccolo centro come Izyum fa pensare a un’offensiva per l’occupazione che ha avuto sicuramente risvolti duri e violenti. Ma ad oggi non sappiamo nulla più del fatto della scoperta di una gran quantità di sepolture.

Tre elementi, in particolare, sono campanelli d’allarme: la natura ordinata di molte sepolture; la presenza di bare e non di fosse comuni e l’indicazione esplicita del luogo delle tombe in antitesi al disordine di Bucha; infine, l’indeterminatezza della nazionalità di molti morti. Non è da negare il fatto che tra i sepolti possano esserci anche molti combattenti di Mosca, che dichiara di aver perso a Izyum solo 19 militari (tra cui il colonnello Nikolaj Ovcharenko) ma che potrebbe aver sofferto una quantità ben maggiore di vittime. In attesa di maggiori elementi, Izyum ci ricorda comunque della follia e della brutalità di un conflitto che ha travolto l’Ucraina e messo all’angolo politicamente la Russia. In cui, nella nebbia di guerra, tutte le parti escono, a loro modo, ferite e che ha causato odii e divisioni difficili da rimarginare in tempi brevi.

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