La geopolitica della corsa allo spazio
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L’ultimo edificio strategico andato a fuoco è l’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica (TsAGI) Zhukovsky, un centro impegnato nel settore aerospaziale russo. In base alle ricostruzioni, pare che misteriose fiamme abbiano avvolto una sottostazione di trasformazione nei locali della struttura situata nella regione di Mosca. “Una sottostazione di trasformazione è in fiamme nell’area di 30 chilometri quadrati al numero 1 di via Zhukovsky”, ha informato nella tarda mattinata di ieri l’agenzia russa Interfax, citando una fonte anonima. In un secondo momento quella stessa fonta ha spiegato che l’incendio era stato spento e che non erano state segnalate vittime.

A conti fatti, sembrerebbe essersi trattato di un piccolo incidente che non ha provocato particolari danni. Le alte colonne di fumo nero hanno tuttavia reso ben visibile che cosa stava accadendo, tanto che persino i media di Mosca – che probabilmente avrebbero tranquillamento ignorato la vicenda – hanno dovuto coprire la notizia. Il punto è che, da quando è iniziata la guerra in Ucraina, l’Istituto Zhukovsky non è l’unico né il primo istituto strategico russo ad aver subito una sorte simile. Si tratta davvero, come sostengono alcuni, di episodi di sabotaggio legati al conflitto ucraino, oppure siamo semplicemente di fronte a guasti tecnici e imbarazzanti malfunzionamenti?

L’ombra dei sabotaggio

È difficile dare una risposta esatta al quesito. Per quanto riguarda lo Zhukovsky, è vero che stiamo parlando di un centro di tutto rispetto, che nel corso degli anni ha sviluppato, tra gli altri, i progetti del razzo Energia e dello Space Shuttle Buran. Ma è altrettanto vero che questo istituto, pur importante che sia, non è più da tempo il principale centro sul quale può contare il Cremlino. Lo è stato per diversi anni, in passato, soprattutto ai tempi della Guerra Fredda. Adesso lo TsAGI risulta essere una vecchia gloria, funzionante e operativo, ma dotato di una strategicità limitata. In ogni caso, tra le sue mura si sperimentano prototipi di aerei e sommergibili, mentre nel recente passato ha sviluppato elicotteri ad alta velocità. Certo è che quello che ha colpito l’Istituto Zhukovsky è il sesto incendio scoppiato in un istituto russo collocato sul territorio controllato da Mosca. Ecco perché si susseguono voci di possibili sabotaggi nemici.



Fuoco e fiamme

Andando a ritroso nel tempo, come detto, si segnalano cinque incendi precedenti all’episodio che ha coinvolto lo Tsagi. Ecco i più eclatanti. Un mese fa è toccato all’impianto chimico Dmitrievsky, a Kineshima, e alla città di Korolyov, dove si trovano molte imprese dell’industria spaziale e missilistica russe. Prima ancora era stata la volta dell‘Istituto Centrale di Ricerca delle Forze di Difesa Aerospaziali russe di Tver.

È difficile pensare che eventi del genere siano tutti accidentali e da collegare, come nel caso di Tver, al malfunzionamento di cablaggi ormai datati. Anche perché le tensioni internazionali sono alle stelle, e le relazioni tra la Russia e il blocco occidentale risultano ormai ai minimi termini.

Strane esplosioni e incidenti si sono verificate anche a Belgorod, regione russa collocata a poche decine di chilometri dal confine ucraino. Che cosa sta succedendo? Due sono le ipotesi: o la Russia deve davvero fare i conti con una guerra silenziosa e a bassa intensità che si sta consumando nei propri confini, oppure Mosca ha a che fare con seri problemi tecnici. Nel frattempo continua a prendere quota la prima pista, quella dei sabotaggi, utile sia alla propaganda ucraina – per dimostrare di star rispondendo ai russi colpo su colpo – che a quella russa – per giustificare eventuali risposte ai blitz subiti.

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