Indagine conclusa. L’Opcw (l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) ha pubblicato il rapporto finale sulle indagini condotte sul presunto uso di sostanze chimiche tossiche a Douma, in Siria, lo scorso 7 aprile 2018. Secondo l’organizzazione con sede all’Aja, nei Paesi bassi, “l’analisi di tutte le informazione raccolte” dalle “testimonianze ai campioni ambientali” fino alle “analisi tossicologiche e balistiche da parte degli esperti” fornisce ragionevoli argomentazioni sul fatto che “un attacco chimico c’è stato”. Tale sostanza chimica tossica, spiega l’Opcw, “conteneva cloro reattivo” e probabilmente “cloro molecolare”.
Nel suo lungo report l’Opcw non si sbilancia tuttavia su chi, effettivamente, ha compiuto tale attacco. L’incidente chimico di Douma fu segnalato e diffuso attraverso dagli elmetti Bianchi – organizzazione, sostenuta anche dal governo britannico, su cui sono spuntati diversi dossier circa la collaborazione con i gruppi jihadisti più radicali.
Cloro e non gas sarin nell’attacco di Douma
L’analisi degli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche rileva che “sebbene il cloro si decomponga rapidamente” il gas stesso “è noto per reagire con una varietà di altri prodotti chimici nell’ambiente” compresi “materiali organici e metalli”. La presenza di sostanze simili al cloro si basa principalmente sulla rilevazione di bornil cloruro, “sostanza chimica non naturalmente presente nell’ambiente”, nei campioni di legno analizzati.
Come spiega l’organizzazione, inoltre, “nessun agente nervoso organofosforico” o derivati “è stato rilevati nei campioni analizzati”. Altro elemento altrettanto molto importante e non da non trascurare, i siti sospettati di produrre armi chimiche e colpiti dai missili lanciati nell’attacco congiunto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia del 14 aprile 2018, producevano in realtà materiale esplosivo. “Dall’analisi e dalle informazioni raccolte in loco – precisa l’Opcw nel rapporto – non c’è alcuna indicazione sul fatto che le strutture siano state coinvolte nella fabbricazione di armi chimiche”. Secondo le indagini, infatti, “le attività erano perlopiù legate alla produzione di esplosivi”.
Cosa accadde a Douma
Come ha ricostruito Mauro Indelicato su questa testata, il 5 aprile 2018 i combattimenti a Douma iniziano ad essere meno intensi. La trattativa mediata da Mosca e Ankara sembra poter dare i suoi frutti e l’esercito governativo preferisce aspettare. È in questo contesto che, nel pomeriggio del 7 aprile, viene lanciata la notizia di un presunto attacco chimico a Douma.
L’indiscrezione circola sul web in diversi siti ricollegabili all’opposizione siriana e viene subito accusato Assad. Vengono diffuse le foto di persone intossicate e dei Caschi Bianchi che gettano acqua sui feriti, tra cui molti bambini che appaiono in difficoltà respiratoria. Le immagini sono riprese in un luogo chiuso, dove viene radunata la gran parte dei feriti. I soccorritori usano pompe d’acqua e in alcuni casi indossano una mascherina.
Dopo giorni di intensi colloqui diplomatici, alternati a vere e proprie minacce dei leader di Usa, Francia e Gran Bretagna, nella notte tra il 13 ed il 14 aprile viene lanciata la rappresaglia contro Damasco: Trump, Macron e May danno il via libera ai raid. In un primo momento, l’attacco sembra avere una vasta portata ma, con le prime luci dell’alba, tutto appare ridimensionato e non ci sono vittime.
Ora però l’Opcw è giunta alla sua verità su cosa accadde quel giorno a Douma, senza tuttavia identificare il responsabile dell’attacco.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



