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Berdyansk, Mariupol, Skadovsk e infine Kherson. Il Ministero delle Infrastrutture ucraino ha stilato un breve elenco di cittĂ , informando che i porti di questi centri, tutti situati lungo la fascia costiera dell’Ucraina, saranno chiusi fino a nuovo ordine. Nuovo ordine, per inciso, che coincide con la liberazione dei suddetti territori dall’occupazione russa.

“La decisione è stata presa a causa dell’impossibilitĂ  di servire navi e passeggeri, di gestire merci, trasporti e altre attivitĂ  economiche connesse”, ha fatto sapere Kiev in nota istituzionale. “A causa dell’invasione russa, l’Ucraina non può garantire il livello richiesto di sicurezza marittima e garantire la protezione dell’ambiente”, ha quindi aggiunto il governo ucraino.



L’ordinanza di Kiev

Il comunicato è stato pubblicato sul sito web del Consiglio dei Ministri ucraino, dove si può leggere l’intera ordinanza “Sulla chiusura dei porti marittimi”. “In connessione con la guerra su vasta scala condotta dalla Federazione Russa il 24 febbraio 2022 contro l’Ucraina e il popolo ucraino in violazione del diritto internazionale, lanciando attacchi missilistici in tutta l’Ucraina e commettendo crimini contro la nostra comunitĂ , il Ministero delle Infrastrutture dell’Ucraina ha adottato ordinanza n. 256 del 28 aprile 2022, registrata presso il ministero della Giustizia dell’Ucraina il 29 aprile 2022 come n. 470/37806 “Sulla chiusura dei porti marittimi”, informa la nota.

Secondo l’ordinanza, dalla data della sua pubblicazione ufficiale, gli scali di Berdiansk, Mariupol, Skadovsk e Kherson resteranno chiusi fino al “ripristino del controllo sui porti marittimi”. “Tale decisione è stata presa a causa dell’impossibilitĂ  di servire navi e passeggeri, nonchĂ© di garantire un livello adeguato di sicurezza della navigazione e protezione dell’ambiente durante le operazioni militari russe in queste regioni che minacciano la vita e la salute umana. Le operazioni dei porti marittimi riprenderanno dopo la vittoria dell’Ucraina sugli occupanti russi”, conclude il comunicato.

Le conseguenze

La mossa di Kiev ci porta a fare due importanti considerazioni. La prima riguarda lo stato della guerra nel sud del Paese. L’Ucraina ha giustificato la chiusura dei porti dietro all’impossibilitĂ  delle autoritĂ  locali di servire navi e passeggeri, gestire merci e trasporti. Per essere piĂą espliciti, questo significa che l’esercito russo ha ormai preso il controllo delle cittĂ  sopra citate. Nella lista è infatti presente Kherson, il cui controllo duraturo, assieme a quello della sue rete di trasporti – sostiene l’intelligence militare britannica -, aumenterĂ  la capacitĂ  russa di sostenere l’avanzata a Nord e a Ovest, e migliorerĂ  la sicurezza del controllo sulla Crimea.

C’è poi da fare una seconda considerazione, questa di ordine economico e logistico. Le autoritĂ  ucraine hanno evidenziato l’impatto negativo della chiusura dei porti sulle esportazioni di grano. Se prima della guerra, infatti, l’Ucraina poteva fornire 4 milioni di tonnellate di grano al mese, ora questa cifra è scesa a 600-800 mila tonnellate, come ha spiegato il vicepresidente del Consiglio agrario ucraino, Denis Marchuk.

E qui non può che tornare alla mente la recente analisi effettuata dalla Coldiretti in merito all’andamento delle quotazioni al Chicago Board of Trade, in riferimento all’allarme del Ministero della Difesa della Gran Bretagna sulla sicurezza alimentare mondiale per il taglio del 20% del raccolto di cereali in Ucraina a causa della riduzione delle superfici seminate. Ebbene, pare che il taglio dei raccolti in Ucraina e le difficoltĂ  di trasporto causate dalla guerra abbiano provocato nei due mesi di conflitto un balzo del 22% dei prezzi mondiali del grano, oltre che l’aumento del 17% delle quotazioni del mais destinato all’alimentazione animale e a tutte le principali produzioni agricole.

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