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Il 30 settembre un convoglio italiano a Mogadiscio è stato coinvolto nell’esplosione di un’autobomba. In Somalia i militari italiani sono coinvolti in quattro missioni. Ma quali sono? E perché sono presenti oltre 500 unità italiane in questo Paese africano?

In seguito al trattato Uccialli (1889), la Somalia meridionale è occupata dalla compagnia commerciale dei Filonardi. Nel 1908 questi territori diventano ufficialmente una colonia italiana. Nel 1950 l’Onu assegna all’Italia l’amministrazione fiduciaria del Paese fino al 1960, anno dell’indipendenza. L’Italia ha mantenuto ottimi rapporti con la Somalia dal punto di vista politico, commerciale e militare, almeno fino agli anni Novanta. Dal marzo 1994 in poi, dopo il ritiro delle truppe dell’operazione Ibis e l’omicidio mai chiarito della giornalista Ilaria Alpi, l’Italia ha dimenticato questo legame.

Da oltre un decennio, la Somalia è afflitta da una profonda instabilità causata dalle milizie di Al Shabaab e dalla pirateria. In questo contesto s’inseriscono le operazioni militari grazie alle quali l’Italia è tornata nell’ex colonia. Le truppe italiane sono impegnate in 4 missioni, tre europee (Eutm, Eu Navfor, Eucap) e una trilaterale (Miadit 12), incentrate sul ripristino delle condizioni di sicurezza e stabilità nel Paese.

Le missioni militari

Eutm Somalia (European Training Mission) è stata istituita il 7 Aprile 2010 per supportare il Governo federale di transizione somalo. Il personale europeo fornisce supporto logistico e amministrativo alla polizia somala, tramite l’addestramento presso il campo di Bihanga, Uganda.  Eutm si occupa, inoltre, della sicurezza dei propri contingenti. È durante uno di questi spostamenti che s’inserisce l’attacco al convoglio italiano, successivamente rivendicato da Al Shabaab. Alla missione partecipano Italia, Spagna, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Portogallo, Romania e Serbia. Il personale impiegato consta di 203 unità, per un budget annuo di 11.4 milioni di euro. L’Italia contribuisce con 123 militari e 20 mezzi terresti. Dal 2014 l’Italia detiene il Comando della missione, che dall’8 agosto 2019 è guidata dal Generale di Brigata Antonello de Sio.

Eu Navfor Somalia (European Naval Force) operazione Atlanta, è una missione europea di contrasto alla pirateria. La missione nasce nel 2008, dopo i ripetuti attacchi dei pirati somali alle navi del World food programme (Wfp) dell’Onu. L’obiettivo è proteggere le navi del Wfp, pattugliando le coste della Somalia e il Golfo di Aden. L’operazione Atlanta prevede un approccio globale al problema della pirateria, fatto di deterrenza e addestramento. Eu Navfor collabora con le altre missioni europee e con il Cmf (Combined maintenance force), insieme di forze internazionali che contribuiscono alla sicurezza nell’Oceano Indiano. Anche per Atlanta l’Italia fornisce il contingente più cospicuo: 407 militari, su circa 600, cui si aggiungono due mezzi aerei e due mezzi navali. Dal 23 luglio 2019, la fregata europea multi missione Marceglia ha assunto il ruolo di flagship della task force.

La terza missione europea in cui è impegnata l’Italia è Eucap Nestor, con tre militari. Missione incentrata sul capacity building e sulla messa in sicurezza dei porti di Mogadiscio, Kismayo, Berbera e Bosaso.

Miadit 12 è una missione che nasce da un accordo trilaterale tra Italia, Somalia e Djibouti. L’obiettivo è rafforzare l’apparato di sicurezza somalo tramite l’addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane. Il training avviene nel territorio di Djibouti, sfruttando la presenza della Base militare Italiana. Il 12 Agosto 2019 la missione è stata rinnovata per il dodicesimo ciclo, sotto la guida del Colonnello Mario Ligi, con 53 militari e 4 mezzi dell’Arma dei Carabinieri.

Dal mare alla terra

L’Italia nell’ultimo decennio è tornata in Somalia, riallacciando quei rapporti bruscamente interrotti sul finire del secolo scorso. Queste operazioni rientrano in un approccio globale all’intera area del Corno d’Africa, punto di raccordo e snodo dei commerci tra Europa, Africa, penisola araba, India e Cina. L’aspetto economico e quello strategico sono intrinsecamente correlati e non possono essere considerati singolarmente. L’Italia, come gli altri player presenti nella regione, è interessata a garantire le condizioni di sicurezza per il transito delle navi nel Golfo di Aden, dato che per lo stretto di Bab el-Mandeb passa il 60% del del commercio mondiale via nave. A oggi possiamo dire che l’operazione Atlanta è stata un successo. Lo stesso non si può dire delle altre missioni europee presenti in Somalia. Ora che la pirateria appare domata, il tema al centro del dibattito dovrebbero essere le milizie di Al Shabaab e i suoi ben noti finanziatori.

Eu Navfor dimostra che, con una comune volontà d’intenti, dei risultati concreti possono essere raggiunti e in tempi brevi. Sembrano, invece, non esserci le stesse dinamiche, e gli stessi interessi, per quelle missioni incentrate sulla stabilità interna della Somalia. L’Italia, con 586 unità sul campo, avrebbe l’opportunità, e l’onere, di rinsaldare quei rapporti commerciali, politici e culturali che la legano alla Somalia, proponendosi come garante del processo di state building tuttora in corso.