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Lo scorso giovedì mattina un sottomarino lanciamissili da crociera russo (Ssgn) classe Oscar II (project 949AM per Mosca) ha attraversato il Grande Belt, lo stretto di Danimarca, passando sotto il Storebæltsforbindelsen, il ponte sospeso che collega le isole di Selandia e Sprogø, facendo così il suo ingresso nel Mar Baltico.

Il sottomarino è stato identificato avendo dovuto attraversare lo stretto in superficie ed è risultato essere il K-266 Orel, diretto verso San Pietroburgo dove il 26 di questo mese si terrà l’annuale rivista navale in occasione della festa della Voenno-morskoj Flot, la Marina Russa.

Non è la prima volta che un’unità subacquea maggiore entra nel Baltico: da quando è stata istituita la festa, nel 2017, si sono viste almeno tre sottomarini attraversare lo stretto di Danimarca. Nel 2017 il sottomarino Dmitry Donskoy appartenente alla classe Akula (project 941 o Typhoon in codice Nato) il più grande sottomarino del mondo, ha fatto parte della parata navale; successivamente, nel 2018, è stata la volta ancora dell’Orel, mentre l’anno scorso di un altro della stessa classe, lo Smolensk.

Una visita solo per la parata? Non propriamente, anzi, per le caratteristiche stesse del sottomarino si tratta di una dimostrazione di forza non indifferente. A bordo dell’Orel, infatti, possono essere caricati diversi sistemi missilistici da crociera che ne fanno uno strumento di guerra con una potenza di fuoco enorme, secondo solo ai sottomarini lanciamissili balistici (Ssbn).

L’Orel in particolare, secondo quanto riferito dal sito di H.I. Sutton, è stato aggiornato per trasportare missili P-800 Oniks, che sono andati a sostituire i missili antinave P-700 Granit originali. L’Oniks è un sistema missilistico supersonico che può ingaggiare sia navi da guerra che bersagli terrestri. L’aggiornamento subito dall’Orel dovrebbe anche consentire di caricare missili da crociera per attacco terrestre 3M14K Kalibr. Questi sono all’incirca equivalenti ai ben noti missili da crociera statunitensi Tomahawk utilizzati dalla Us Navy e visti in azione durante i recenti conflitti, dalla Guerra del Golfo del 1991 sino ad oggi. Sia gli Oniks sia i Kalibr sono più piccoli dei Granit, quindi il sottomarino può vederne aumentata la dotazione che passa da 24 a 72.

Entrambi questi tipi di missili da crociera sono stati testati in combattimento in Siria, fornendo agli equipaggi ma anche alla stessa Vmf e ai progettisti un buon livello di esperienza operativa che sarà preziosa per le operazioni ed i progetti futuri.

Esiste anche la possibilità che in futuro i sottomarini della classe Oscar II trasporteranno il missile ipersonico antinave 3M22 Zircon. Questo sistema è in grado di viaggiare a otto volte la velocità del suono (Mach 8) su una gittata massima stimata (da fonti russe) di mille chilometri e a quanto sembra si prevede che ne entrerà in servizio anche una versione per attacco terrestre.

Per entrare nel Baltico tutte le unità navali devono passare tra la Danimarca e la Svezia, oppure attraversare il Grande Belt in Danimarca. Esiste una regolamentazione per il passaggio delle unità militari: se le navi russe navigano individualmente nelle acque danesi, non devono denunciare il loro passaggio per lo stretto di Danimarca, mentre se navigano in formazione di tre o più devono farlo.

Molto probabilmente l’Orel parteciperà a una serie di manovre navali nei giorni precedenti a quello della parata navale: il ministero della Difesa russo ha già mostrato in un video alcune esercitazioni anfibie che hanno avuto luogo proprio nel Baltico. Una dimostrazione di forza molto efficace in quanto l’Orel, da solo, aumenta smisuratamente la potenza di fuoco della Flotta del Baltico, divisa tra Kaliningrad e San Pietroburgo, e non è affatto una casualità. Quel mare interno, stretto tra l’exclave russa e Paesi della Nato o che comunque gravitano nella sua orbita, come la Finlandia o la stessa Svezia che negli ultimi anni è diventata sempre meno “neutrale”, è diventato forse il teatro più caldo della nuova Guerra Fredda che è scoppiata tra l’Alleanza Atlantica e la Russia.

I voli di pattugliamento delle reciproche aviazioni non si contano, così come non si contano le missioni di intercettazione dei caccia che decollano su allarme, le manovre militari, soprattutto a “trazione navale” si fanno sempre più intense e prolungate. Sullo sfondo la stessa politica degli Stati che si affacciano sul Baltico è cambiata radicalmente diventando molto più attenta alle problematiche legate alla Difesa: dal cambiamento di dottrina di impiego sino allo stanziamento di maggiori fondi per il comparto.

Il Baltico quindi, per la sua morfologia geografica, per il numero di Stati che vi si affacciano, per la stessa particolarità dei confini che li separano con l’oblast di Kaliningrad praticamente racchiuso da Paesi appartenenti alla Nato, diventa il settore in cui il contrasto tra Russia e Alleanza Atlantica, tra Mosca e Washington, si fa più vivo, ancora più del Mar Nero o dell’Estremo Oriente, dove qui è la Cina ad essere al centro della contesa.

Se quindi al Cremlino sono preoccupati per la sicurezza della loro exclave, tanto da averla letteralmente riempita di sistemi d’arma che ne hanno fatto una gigantesca bolla A2/AD, sul lato opposto proprio questa corsa agli armamenti russa viene vista come un pericoloso sintomo di possibili velleità espansionistiche, che si sono del resto palesate nel putsch in Crimea e nella sovversione in Donbass. Quanto accade nel Baltico diventa quindi la cartina tornasole dei rapporti tra i due “blocchi” ed è per questo che anche la presenza di un singolo sottomarino come l’Orel diventa un fattore da tenere presente.

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