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Sembrava che le tensioni tra Thailandia e Cambogia fossero rientrate. Lo scorso maggio i militari dei due Paesi si erano scambiati colpi di arma da fuoco in una zona di frontiera contesa, nell’ambito di un episodio poco chiaro costato la vita ad un soldato cambogiano.

In qualche modo i vertici militari di Bangkok e Phnom Penh erano riusciti ad allentare la tensione. Da quel momento in poi, tuttavia, entrambe le parti hanno iniziato a schierare truppe e rinforzi lungo il confine.

Non solo: in Thailandia, proprio a causa dell’escalation con la Cambogia, la prima ministra Paetongtarn Shinawatra è stata sospesa dalla Corte Costituzionale. Colpa di una “telefonata diplomatica” con l’ex leader cambogiano Hun Sen, considerata un’interferenza negli affari interni.

Sembrava, come detto, che il peggio fosse passato. E invece no, perché tra Thailandia e Cambogia sono esplosi nuovi, violentissimi scontri.

Cosa succede tra Thailandia e Cambogia

La Thailandia è coinvolta in una gravissima crisi con la Cambogia e può contare su un governo decapitato. Facciamo un passo indietro: tra la fine di maggio e l’inizio di giugno Shinawatra voleva risolvere personalmente le tensioni lungo il confine. In una conversazione avuta con il potente Hun Sen – poi diffusa sui media – aveva invitato il suo interlocutore a non ascoltare dichiarazioni di un alto comandante militare thailandese definito un “oppositore”.

I militari thailandesi chiedevano di rispondere alla Cambogia con il pugno duro, mentre la signora era molto più cauta. Oggi che il governo di Bangkok è guidato da un primo ministro ad interim (Phumtham Wechayachai), e che l’esecutivo civile è debole, le forze armate thai possono permettersi di agire in modo più aggressivo. E così è in effetti successo.

La scintilla che ha fatto divampare l’incendio: l’esplosione di due mine antiuomo lungo il confine tra Thailandia e Cambogia che hanno ferito, in due distinti episodi, almeno sei soldati di Bangkok. Nelle ultime ore sono così scoppiati scontri mortali tra truppe thailandesi e cambogiane. Entrambi i Paesi si sono accusati a vicenda di “provocazioni”.

Scontri pesanti

L’esercito thailandese ha dichiarato di aver chiuso tutti i posti di blocco al confine spiegando che sono in corso combattimenti in diverse località. Ha inoltre affermato che la sua aeronautica militare ha lanciato attacchi aerei contro obiettivi militari in Cambogia.

Gli scontri sono scoppiati vicino al tempio indù khmer Ta Muen Thom. Le forze armate di Bangkok hanno dichiarato che le truppe cambogiane avrebbero aperto il fuoco nei pressi del sito e che avrebbero dispiegato un drone di sorveglianza prima di inviare in loco rinforzi con armi pesanti, inclusi lanciarazzi.

Phnom Penh ha invece parlato di un’aggressione militare thailandese sconsiderata e brutale, accusando il vicino di aver aperto il fuoco per primo e di aver violato un accordo volto a ridurre la tensione. Circa 40.000 civili thailandesi sono stati evacuati da villaggi a rischio. I media thailandesi parlano di undici vittime, mentre il primo ministro della Cambogia ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di convocare una “riunione urgente” per “fermare l’aggressione della Thailandia”. La situazione è a dir poco controversa.

Altri interessi in campo?

Certo, le radici dell’escalation sono insite in una storica disputa territoriale tra due vicini non proprio amichevoli. Non sono da escludere altri interessi in campo. Già, perché da un lato la Thailandia è un partner militare degli Stati Uniti, tiene regolarmente esercitazioni con gli Usa e ospita sul proprio territorio importanti centri della Cia; dall’altro lato la Cambogia è una solida alleata cinese.

Vale infine la pena ricordare che Pechino può ufficiosamente contare sulla base militare navale di Ream, sulla costa sud-occidentale della Cambogia, nel Golfo di Thailandia, e che il governo cinese ha più volte avanzato l’ipotesi di coinvolgere Bangkok nella creazione del Canale di Kra.

Di cosa si tratta? Di un ipotetico canale artificiale lungo circa 100 km, che taglierebbe la penisola malese nel sud della Thailandia, collegando direttamente il Mare delle Andamane (Oceano Indiano) al Golfo di Thailandia (Mar Cinese Meridionale). Questo permetterebbe alle navi cinesi di evitare lo Stretto di Malacca, uno dei passaggi marittimi più trafficati e geopoliticamente vulnerabili del mondo. E, di conseguenza, di smarcarsi dalle pressioni Usa.

Tensioni, scontri, o – peggio – una guerra aperta tra Cambogia e Thailandia vanificherebbero però ogni fantomatico progetto cinese…

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