La battaglia in corso ad Aleppo tra le forze del regime di Bashar Al Assad, sostenute dall’aviazione russa, e gli Hezbollah libanesi e le forze eterogenee del fronte dei ribelli non è soltanto l’ennesima e drammatica pagina del conflitto siriano ormai in atto dal 2011. L’offensiva lanciata dai ribelli lo scorso 30 – 31 luglio ha come obiettivo quello di rompere l’assedio delle forze governative alla città di Aleppo il cui controllo, con il passare dei giorni, si va sempre più connotando di significati strategici per le sorti del conflitto.Non sfugge, infatti, come le forze del regime non abbiano prontamente reagito alla controffensiva dei gruppi armati dell’opposizione, tra i quali Jabhat Fatah al Sham, il gruppo sganciatosi pochi giorni fa da al Qaeda, e che sembra rappresentare, insieme al gruppo Ahrar al Sham, la milizia più attrezzata militarmente.Sia le opposizioni sia il regime sono consapevoli delle centralità di Aleppo e per questo l’esito dello scontro può, da un lato segnare la perdita del più grande centro urbano attualmente in mano alle forze dell’opposizione, dall’altro può significare una battuta d’arresto per il regime, per il quale la conquista di Aleppo potrebbe non essere così determinante.Negli ambienti dell’opposizione siriana si ritiene, infatti, che l’offensiva del regime su Aleppo possa essere più una carta da giocare da parte di quest’ultimo all’interno di eventuali colloqui di pace, che non un concreto obiettivo strategico a lungo termine. Nell’ipotetico scenario di frammentazione siriana Aleppo potrebbe non far parte dello stato che rimarrebbe sotto il controllo di Assad e che invece, comprenderebbe, le province di Latakia, Homs e Damasco. Uno scenario, quest’ultimo, di cui si parla da anni e che, anche in virtù dell’avanzata sul campo delle milizie curde nel Nord della Siria, sembra prender sempre più forma. In questa ottica, Aleppo e Idlib, territori con popolazione a maggioranza sunnita e con un’importante presenza di turcomanni, potrebbero far parte di un nascente stato sunnita, dalle ceneri dell’attuale Siria.Ipotesi, quest’ultima, fortemente smentita dal numero due di Hezbollah, Naim Qassem che, proprio in un’intervista rilasciata ieri all’emittente al – Manar, ha ribadito che il Presidente Assad resta l’unica garanzia dell’unità della Siria e che l’offensiva su Aleppo, per quanto strategica per il regime, non è legata ad una precisa scadenza.banner_occhi_sotto_attaccoNaim Qassem ha anche dichiarato che con molta probabilità il conflitto siriano non troverà alcuna soluzione prima delle elezioni americane, un messaggio che lascia intendere come il fronte di Assad con molta probabilità non farà nessuna concessione diplomatica all’amministrazione americana uscente. SOSTIENI IL REPORTAGE SUI CRISTIANI SOTTO TIRO 

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