Xi Jinping potrebbe preparare un “discorso di pace” in occasione dell’anniversario dello scoppio della guerra in Ucraina, il prossimo 24 febbraio. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, commentando l’incontro avuto con il capo dell’Ufficio della Commissione Centrale Affari Esteri del Partito Comunista Cinese, Wang Yi.

Secondo quanto affermato da Tajani a Rai Radio 1, l’alto diplomatico cinese avrebbe fatto sapere che Xi “farà un discorso di pace in occasione del primo anno di guerra“. “Ho chiesto al capo della diplomazia cinese, Wang Yi, di esercitare tutta la forza di un grande Paese, quale è la Cina, nei confronti della Russia affinché si sieda al tavolo di pace per garantire l’indipendenza dell’Ucraina”, ha spiegato il ministro italiano.

“Ho esposto le nostre idee: una zona neutra intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, a mantenere i corridoi verdi dei cereali”, ha aggiunto Tajani, sottolineando che l’ospite cinese “ha insistito sulla pace” e detto che “la Cina vuole la pace”.

“Io mi auguro che la Cina faccia reali pressioni su Mosca”, ha quindi concluso ribadendo che Wang “ha pronunciato molte parole di pace” e fatto sapere che “Xi Jinping farà un discorso di pace in occasione dell’anniversario del conflitto”.



La posizione della Cina

Al netto del possibile discorso di Xi, del quale al momento non vi è alcuna ufficialità, è fondamentale interrogarsi sulla posizione della Cina nei confronti della guerra in Ucraina. Qualche indizio nel merito è arrivato direttamente da Pechino.

Alla domanda sui commenti di Tajani, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha detto di non essere in grado di fornire informazioni. “La posizione della Cina sulla situazione in Ucraina è stata coerente e chiara”, ha affermato il portavoce durante un briefing.

E qual è la posizione cinese? Da quando Mosca ha lanciato la sua “operazione militare speciale”, Pechino non si è mai voluta sporcare l’immagine di “Paese responsabile“, come ripetono gli alti funzionari cinesi, appoggiando l’iniziativa del Cremlino. È vero che, dietro le quinte, al gigante asiatico non può che far piacere assistere al coinvolgimento – seppur al momento indiretto – degli Stati Uniti nel conflitto, in un evento che nelle intenzioni del Dragone potrebbe contribuire a picconare il potere globale di Washington.

Allo stesso tempo, però, la guerra di Vladimir Putin contro Kiev ha devastato i ricchi investimenti cinesi in Ucraina e compromesso la Belt and Road Initiative in Europa orientale. E ancora: Pechino non ha mai esplicitamente condannato la Russia, con la quale ha stretto una partnership pochi giorni prima dello scoppio del conflitto ucraino, e anzi ha puntato il dito contro l’attività della Nato nell’est Europa.

In tutto questo, il governo cinese dosa con attenzione le parole da utilizzare, visto che parlare di indipendenza ucraina potrebbe creare, in seno al Partito Comunista Cinse, un cortocircuito in merito alla questione taiwanese.

Il possibile discorso di Xi

Ammesso e non concesso che Xi decida di effettuare un discorso in occasione del prossimo 24 febbraio, quali temi potrebbe andare a toccare il presidente cinese? La sensazione è che Xi possa continuare a camminare su una sottile lama di coltello, come del resto sta facendo da un anno a questa parte. Detto altrimenti, difficilmente la Cina batterà i pugni sul tavolo per chiedere che Putin interrompa la missione in Ucraina.

Anche perché Pechino sa bene di essere sulla “lista nera” degli Usa e della Nato, i quali considerano la Repubblica Popolare Cinese un rivale sistemico ancor più pericoloso della Russia. E allora, ci si potrebbe chiedere, per quale motivo Xi dovrebbe stracciarsi le vesti per compiacere chi, fino a qualche ora prima, accusava la Cina di essere una minaccia per l’umanità?

Non è tuttavia da escludere una possibile trovata diplomatica da parte del Dragone. Il leader cinese potrebbe parlare di pace in maniera generica, utilizzando le parole chiave fin qui adottate dal suo governo, senza però scendere nel merito per offrire soluzioni concrete. A quel punto la Cina potrebbe dire di aver fatto un tentativo per raggiungere la pace globale. E ribadire che, se non sarà possibile fermare la guerra, la colpa sarà degli Stati Uniti. Una ricostruzione del genere potrebbe andare a favore di Pechino. Che otterrebbe così il massimo con il minimo sforzo.