Gli ultimi test effettuati dalla Corea del Nord sono stati particolari, o per lo meno diversi dal solito. Pyongyang, racconta l’agenzia nordcoreana Korean Central New Agency (Kcna) e confermano altre fonti asiatiche, non ha infatti sparato alcun missile. Si è limitata soltanto a prendere le misure per un presunto lancio satellitare. Il sito di lancio da considerare è quello di Sohae, utilizzato dal governo locale per la messa in orbita di satelliti e situato sulla costa nord-orientale. Qui, nel giro di pochi giorni, sono accaduti due eventi degni di nota: prima la National Academy of Defence Science ha tenuto un imprecisato esperimento “molto importante”, quindi c’è stato spazio per un nuovo “test cruciale”. Non sono state diffuse né informazioni né dettagli, anche se alcuni esperti ritengono che il primo test sia stato relativo a un nuovo motore a combustibile solido per aumentare i vettori a lungo raggio; ancora più misterioso il secondo test, che, secondo quanto riportato da un comunicato pubblicato dalla stessa Kcna, sarebbe comunque stato completato “con successo”. C’è tuttavia un punto che merita di essere sottolineato, quello in cui i nordcoreani affermano che “i risultati della ricerca saranno applicati per rafforzare ulteriormente il deterrente nucleare strategico”.
La tensione torna a salire
La reazione della Corea del Nord è arrivata alla vigilia di una visita di tre giorni a Seul dell’inviato speciale degli Stati Uniti in Corea del Nord, Stephen Biegun. La Corea del Sud ha provato a smorzare la tensione, anche se ormai le mosse di Seul hanno lo stesso effetto di un buco nell’acqua. Giunto a questo punto, dopo tre incontri con Donald Trump – autore di tante promesse ma pochi fatti – il leader nordcoreano Kim Jong Un pretende legittimamente di toccare con mano almeno alcuni risultati concreti nel disgelo tra i due Paesi. La realtà però è inflessibile: le sanzioni economiche che pendono sulla testa di Pyongyang sono sempre al loro posto e le ostilità di Washington non si placano. Anzi: lo scorso 3 dicembre il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Thae Song, ha avvertito gli Stati Uniti sulla scadenza di fine anno per trovare una soluzione allo stallo dei negoziati sulla questione nucleare, chiedendo a Washington di scegliere “un regalo di Natale”.
Tra missili e satelliti
Dall’inizio del 2019 la Corea del Nord ha condotto 13 test, ma nessuno di questi ha varcato la linea rossa imposta verbalmente da Trump. Eppure il presidente americano sta osservando attentamente le mosse dell’”amico” Kim Jong Un. Le parole del tycoon sono chiarissime: “Sarei deluso se ci fosse qualcosa in lavorazione. Stiamo guardando molti Paesi ma la Corea del Nord la stiamo guardando più da vicino”. A ben vedere gli esperimenti di Sohae suggeriscono una riflessione. La Corea del Nord sta probabilmente testando nuovi strumenti per il classico lancio di missili e sviluppando, parallelamente, i suoi satelliti. A dire il vero si potrebbe quasi pensare che il miglioramento di questi ultimi non sia altro che una sorta di cavallo di Troia dentro al quale nascondere simulazioni di test missilistici, anche perché i due settori adottano strumenti comuni. Non potendo (o non volendo) lanciare segnali troppo espliciti, il governo nordcoreano potrebbe dunque ripiegare sui satelliti. Difficile dirlo con certezza, anche se una cosa è certa: le parole di Pyongyang hanno e spaventato gli Stati Uniti.