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L’allarme per la diga in Ucraina è partito poco prima dell’alba. I livelli dell’acqua nell’ultima cascata del Dnipro hanno subito un repentino aumento, causando primi allagamenti nella zona di Nova Kakhovka. Qui è presente una delle sei dighe situate lungo il corso del fiume, la più importante del sud dell’Ucraina. La struttura, subito dopo i primi controlli, è risultata seriamente danneggiata. Lo scenario più temuto si è verificato. Nel giro di poche ore interi territori, nella parte meridionale dell’oblast di Kherson, sono stati allagati. Il livello dell’acqua sta continuando a salire sia nelle aree occupate dai russi che in quelle controllate dagli ucraini. Il timore è adesso quello di assistere a drammatiche inondazioni, in grado di incidere anche sulle attuali dinamiche belliche.

Perché la diga di Nova Kakhovka è così importante

Nell’ultimo secolo il Dnipro, il fiume cioè che passa da Kiev e taglia quasi a metà l’Ucraina, è stato più volte deviato dal suo corso naturale. Il Dnipro attraversa il territorio ucraino per 981 km e solo 100 km risultano non interessati dall’intervento dell’uomo. A partire dagli anni Trenta, l’amministrazione sovietica ha iniziato a finanziare e costruire una serie di costruzioni volte a sfruttare maggiormente la portata d’acqua del fiume. Non solo per l’agricoltura, ma anche per implementare la produzione di energia elettrica. La prima diga è stata ultimata nel 1932 ed è situata ancora oggi vicino Zaporizhzhia. La seconda guerra mondiale ha poi rallentato i progetti, ripresi negli anni Cinquanta con la costruzione della diga di Nova Kakhovka. L’ambizione in questo caso era quella di alimentare le campagne attorno Kherson e dare vita a un canale che potesse connettere il Dnipro con la Crimea.

Ancora oggi la diga è importante proprio per questi due aspetti: grazie a questa opera, viene costantemente assicurata l’acqua per irrigare i campi nell’oblast di Kherson e per alimentare l’unico canale che rifornisce la penisola di Crimea. Inoltre alla diga è associata una centrale elettrica dalla capacità di 357 Mw. Anche per questo l’infrastruttura di Nova Kakhovka è risultata al centro dello scontro tra Russia e Ucraina già nel 2014, all’indomani dell’annessione della Crimea da parte di Mosca. Il governo di Kiev in quell’occasione ha infatti chiuso il canale alimentato dalla diga, causando non pochi problemi nella penisola. Non è un caso forse che l’invasione russa del 2022 sia partita proprio da qui: con l’avanzata delle truppe inviate dal Cremlino, il 26 febbraio dello scorso anno le autorità di occupazione russa hanno subito riattivato il corso d’acqua artificiale.

Negli anni Ottanta, con la costruzione della centrale nucleare di Enerhodar, l’importanza della diga è ulteriormente cresciuta. L’alimentazione dell’impianto atomico più grande d’Europa passa infatti anche dalle acque del bacino di Nova Kahkovka.

La diga di Nova Khakovka dopo i bombardamenti. Foto: Ansa.

Il rimpallo di responsabilità

Il diretto coinvolgimento dell’opera nel conflitto forse era purtroppo solo questione di tempo. La diga si è ritrovata lungo la linea di contatto tra i due fronti. Da una parte del fiume ci sono gli ucraini, tornati nell’area di Kherson dopo il vittorioso contrattacco di ottobre. Dall’altra ci sono i russi, i quali controllano la cittadina di Nova Kakhovka. Chi è stato però ad attuare l’attacco fatale per l’infrastruttura? Da Kiev si accusano direttamente le forze russe. Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista ha tirato in ballo la 205esima brigata motorizzata dell’esercito russo. Sarebbero stati i suoi membri, secondo la versione di Podolyak, ad attaccare la diga. “Lo scopo dell’operazione – ha scritto Podolyak su Twitter – è creare ostacoli insormontabili all’avanzata delle truppe ucraine”.

A Mosca invece si punta il dito contro Kiev. “La centrale idroelettrica di Shandors di Nova Kakhovka – ha dichiarato ad alcuni giornalisti locali il capo dell’amministrazione filorussa di Nova Kakhovka, Vladimir Leontyev – è stata danneggiata dai bombardamenti delle truppe ucraine“. Anche dal Cremlino, tramite il portavoce Dimitry Peskov, sono arrivate accuse dirette contro gli ucraini.

Cosa può accadere adesso

La prima conseguenza è pagata, come sempre in guerra, dai civili. Sia nelle aree occupate che in quelle attorno Kherson, la piena del Dnipro causata dal collasso della diga sta causando inondazioni molto gravi. A Nova Kakhovka l’acqua ha già invaso il centro cittadino, nella città di Kherson si prevedono allagamenti in diversi quartieri. I cittadini sono stati invitati a seguire le misure di sicurezza dettate dalle autorità militari e civili. Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che almeno 80 località potrebbero essere interessate dalle alluvioni. Secondo Kiev, sarebbero state danneggiate almeno 11 delle 28 campate che compongono la diga.

Le conseguenze però potrebbero essere ben evidenti anche sotto il profilo bellico. In alcuni video apparsi nelle scorse ore sui social, si notano barchini con a bordo soldati ucraini abbandonare rapidamente gli isolotti sul Dnipro vicino Kherson. Dall’altro lato, molte trincee russe sarebbero state inondate con le truppe rapidamente spostate altrove. Si teme anche per l’approvvigionamento idrico della Crimea.

Di certo, la linea del fronte è stata pesantemente colpita. Il tutto a poche ore dalle prime controffensiva lanciate dagli ucraini nell’oblast di Zaporizhzhia e di Donetsk. Anche l’area di Kherson era ritenuta papabile per futuri attacchi ucraini. Ma ogni operazione nella zona, dopo le inondazioni odierne, sarà destinata inevitabilmente a essere rimandata.

L’allarme per la centrale di Zaporizhzhia

Da Kiev sono emersi timori anche per l’impianto atomico di Zaporizhzhia, controllato dal marzo del 2022 dalle truppe russe. Il pericolo è dato soprattutto da un possibile abbassamento del livello dell’acqua nel bacino che alimenta la centrale. L’Aiea, l’agenzia Onu per la sicurezza nucleare, in un primo momento ha rassicurato. “Gli esperti dell’Aiea – si legge in un tweet pubblicato sul canale dell’agenzia – presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia stanno monitorando da vicino la situazione; non c’è nessun rischio immediato per la sicurezza nucleare nell’impianto”. Tuttavia poche ore dopo sono emersi alcuni specifici timori. “Se il livello dell’acqua nel serbatoio utilizzato per raffreddare la centrale nucleare di Zaporizhzhia scenderà sotto i 12,7 metri, sarà impossibile continuare a pompare”, ha dichiarato il direttore Rafael Mariano Grossi.

L’indiscrezione della Cnn: “Diga danneggiata prima del 5 giugno”

Dagli Usa è arrivata un’indiscrezione da parte della Cnn, secondo cui la diga di Nova Kakhovka avrebbe subito danneggiamenti alcuni giorni prima del cedimento registrato in questo martedì. In particolare, i giornalisti del network Usa hanno esaminato alcune immagini satellitari di Maxar risalenti al 5 giugno. Dalle analisi degli scatti sono emersi danni importanti in almeno una sezione del ponte stradale della diga.

Sempre secondo i reporter, al momento è impossibile stabilire un eventuale nesso tra il danneggiamento del ponte e il collasso della struttura. C’è però un elemento importante rintracciato sempre tramite le analisi delle foto satellitari: fino 28 maggio il ponte stradale risultava intatto. È probabile, esaminando le immagini a bassa risoluzione, che il danneggiamento risalga al primo o al 2 giugno.

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