I ribelli siriani armati da Riad e addestrati dal Pentagono e dalla Cia, hanno subito una disastrosa sconfitta contro l’Isis in Siria, che mette in luce tanti limiti della strategia militare americana nell’ambito della crisi siriana.La disfatta dei ribelli filo-Usa ad al- BukamalNella giornata di mercoledì gli uomini dello Stato Islamico hanno ripreso il controllo dell’aeroporto di al Hamdan, situato a nord-ovest del distretto di al Bukamal, nel governatorato di Deir Ezzor, in Siria. Una settimana fa lo scalo era stato conquistato dal Nuovo Esercito Siriano, formazione composta da ribelli cosiddetti “moderati”, armati ed addestrati dagli Stati Uniti. L’obiettivo dei miliziani sostenuti dall’Occidente era quello di prendere il controllo di quest’area strategica al confine con l’Iraq per interrompere la principale linea di rifornimento dei miliziani del Califfato tra i due Paesi. Durante la controffensiva i miliziani dell’Isis, secondo quanto comunicano i media del Califfato, avrebbero ucciso 40 uomini dell’opposizione siriana e ne avrebbero catturati 15.Anche se i numeri riportati dall’agenzia di informazione del Califfato, Amaq, sembrano esagerati e non sono verificabili in modo indipendente, anche il nuovo esercito siriano ha ammesso la sconfitta. Una sconfitta che, secondo il Washington Post, determina una nuova battuta d’arresto che rischia di compromettere la strategia statunitense in Siria, che dal 2013 è basata sulla formazione e la fornitura di armi ai ribelli siriani. Il programma, nome in codice “Sycamore” è stato gestito dalla Cia in collaborazione con l’intelligence di altri Paesi arabi, primo fra tutti l’Arabia Saudita. Riad, rivela il New York Times in una maxi-inchiesta pubblicata domenica scorsa, mette i soldi per le armi e l’intelligence degli Stati Uniti si occupa di addestrare i ribelli siriani con un programma di formazione che si svolge nei campi di addestramento che si trovano al confine tra la Giordania e la Siria. Ma finora i risultati del programma dell’intelligence americana sul campo, complice l’intervento russo a fianco dell’esercito di Assad, sono stati deludenti. E la disfatta del Nuovo Esercito Siriano (Nes) negli scontri di al-Bukamal ne è un’ulteriore prova. I ribelli addestrati dagli Stati Uniti si sono ritirati a Tanf, una località distante circa 240 kilometri da al-Bukamal, lasciando la zona nelle mani dei miliziani dell’Isis. Una sconfitta pesante per il gruppo che, già decimato dall’attacco di un kamikaze dell’Isis a maggio e da un raid aereo russo a giugno, dopo la controffensiva lanciata dall’Isis per alcuni analisti sarebbe “finito”.Per approfondire: L’Isis passa al contrattacco in SiriaIl che rappresenta una grave sconfitta per gli Stati Uniti e per la volontà statunitense di costruire una forza militare araba sul terreno in Siria. Secondo il Washington Post, infatti, il Nuovo Esercito Siriano era l’unica milizia ribelle ad aver superato il programma di addestramento degli Usa.Che fine fanno le armi del Pentagono?Intanto, l’Isis ha pubblicato sui social media materiale fotografico e video in cui vengono mostrati i cadaveri dei ribelli e la decapitazione di un miliziano del Nes, oltre che una parte delle armi fornite dagli Usa e sequestrate ai ribelli dai jihadisti. Il rischio, infatti, è anche quello delle conseguenze impreviste del programma di armamento dei ribelli da parte della Cia e del Pentagono. Una di queste riguarda proprio i destinatari finali di queste armi, che spesso non sono i ribelli moderati che Washington vuole sostenere. Il caso eclatante delle forniture di armi sottratte ai ribelli e rivendute al mercato nero da uomini dell’intelligence di Amman, svelato nell’inchiesta congiunta condotta da New York Times e Al Jazeera, ne è la prova. Le sottrazioni, secondo l’inchiesta erano “sistematiche” fino a che Washington e Riad non hanno protestato “vivamente” per la prassi messa in pratica da alcuni uomini dei servizi di Amman che rivendevano al mercato nero, per svariati milioni di dollari Kalashnikov, munizioni di mortaio e altri armamenti destinati all’Esercito Libero Siriano. Gli acquirenti principali, secondo l’inchiesta, sarebbero stati gruppi tribali e criminali giordani, e contrabbandieri che le avrebbero smerciate oltre i confini. E chi può escludere che parte dell’arsenale Usa diretto all’Esercito Libero non sia finito nelle mani di gruppi jihadisti? Sebbene la rete sia stata smantellata qualche mese fa, infine, l’inchiesta ha messo in luce gli enormi problemi dei programmi per armare e addestrare i ribelli che la Cia e il Pentagono, secondo i due colossi dell’informazione, “portano avanti da decenni”.Per approfondire: Isis perde terreno e cambia strategiaProblemi che ora si riflettono anche sugli scarsi risultati ottenuti sul campo dai ribelli addestrati dalla Cia. Per questo, sottolineano analisti come Michael Horowitz, citato dall’Adnkronos, gli Stati Uniti ripiegheranno probabilmente sui curdi, rafforzando il proprio sostegno alle Forze Democratiche Siriane, dimostratesi più efficaci nella lotta ai jihadisti dell’Isis.

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