Come già detto nei giorni scorsi, Giuseppe Conte appare intenzionato a riprendere in mano il dossier Libia. Troppi i rischi per l’Italia, troppo l’immobilismo denunciato da più parti a causa delle note vicende politiche interne, il protagonismo turco ha poi fatto il resto: l’accordo sui confini marittimi tra Tripoli ed Ankara ha forse suonato la sveglia al nostro paese, che si è visto minacciato da un eccessivo avvicinamento tra Al Sarraj ed Erdogan. Per questo da Palazzo Chigi è partito l’input per tornare ad occuparsi in maniera costante e continua della situazione nel paese nordafricano.
Conte teme una “nuova Somalia”
A Bruxelles, nella giornata di venerdì, si è svolto un mini vertice a margine del consiglio europeo che ha avuto la Libia come principale punto da discutere. A chiederlo è stato Giuseppe Conte, il mini summit si è svolto alla presenza di Angela Merkel ed Emmanuel Macron. In quella sede, come rivelato da La Stampa, il presidente del consiglio avrebbe evocato lo spettro della Somalia: “Rischiamo di ritrovarci come a Mogadiscio” sarebbero state le parole di Conte rivolte ai leader di Germania e Francia. Un riferimento quindi ad una situazione di combattimento strada per strada, un contesto che per l’Italia sarebbe deleterio e da evitare a tutti i costi. E siccome l’Europa sta diventando marginale anche in Libia, ecco quindi la fretta dell’Italia di intervenire il prima possibile.
Dal canto loro, Merkel e Macron hanno concesso a Conte il mini summit non solo per le proprie preoccupazioni sulla Libia, tutto sommato condivise con il premier italiano, ma anche per dare una mano politica al presidente del consiglio. Tagliato fuori da un altro mini summit, quello di Londra a margine del vertice Nato, Conte entrerebbe in grosse difficoltà politiche se il suo ruolo sul dossier libico dovesse apparire marginale. Una sponda politica, quella offerta da Berlino e Parigi, che ha aiutato l’Italia a riprendere l’iniziativa. Anche perché, è il ragionamento avanzato nelle cancellerie del vecchio continente, un’Europa in difficoltà potrebbe rientrare in gioco con l’azione mediatrice di un’Italia che in Libia può annoverare ancora oggi comunque molti contatti. È bene ricordare infatti che Roma mantiene a Tripoli, tra le altre cose, l’unica ambasciata di un paese occidentale operativa. L’Italia è quindi preoccupata, la Germania e la Francia hanno interesse a non dare ulteriore difficoltà politiche a Giuseppe Conte e potrebbero avvalersi del “know how” politico italiano in Libia: è stata questa convergenza che ha portato alle evoluzioni diplomatiche di queste ore.
La possibile proposta europea
Principale preoccupazione del vecchio continente è quindi ritornare sul campo nel paese nordafricano. La conferenza di Berlino era stata ideata per questo scopo. Ma attualmente sussistono difficoltà nell’organizzarla, per via di alcuni rallentamenti politici e diplomatici arrivati da alcuni paesi impegnati nello scacchiere libico. Ed allora, riunirsi a Bruxelles per Italia, Francia e Germania ha voluto significare provare ad accelerare il passo. Conte, Merkel e Macron avrebbero concordato alcuni punti basilari per far ripartire l’azione diplomatica europea.
Non solo la conferenza da tenere a Berlino a gennaio, ma anche un’altra riunione, sempre patrocinata dai paesi europei interessati, da organizzare in Libia. In queste due occasioni, sarebbe ribadita la necessità di un cessate il fuoco, di una ricerca di una soluzione politica e di un accordo da attuare magari con una “figura terza“. Un soggetto cioè che riesca a mediare tra Al Sarraj ed Haftar e porre in essere un governo di unità.
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