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Guerra

Quella mossa del Congresso Usa che fa tremare l’asse con i sauditi

Si incrina la strategia Usa in Yemen e Donald Trump, insieme alla monarchia saudita, sta correndo ai ripari. Il problema per Trump e i suoi alleati è il Congresso. C’è infatti una mozione bipartisan nel ramo legislativo che rischia di...

Si incrina la strategia Usa in Yemen e Donald Trump, insieme alla monarchia saudita, sta correndo ai ripari. Il problema per Trump e i suoi alleati è il Congresso. C’è infatti una mozione bipartisan nel ramo legislativo che rischia di colpire in modo sensibile la strategia americana ma di gettare anche un’ombra molto intensa sulla visita del principe saudita Mohammed bin Salman, a Washingtin.

Secondo quanto scritto dal New York Times, un numero abbastanza ampio di democratici e di repubblicani vuole interrompere il sostegno militare americano alla campagna dell’Arabia Saudita in Yemen. Non una novità per la politica Usa, poiché da tempo il Congresso non vede di buon occhio questo impegno militare. Ma è un problema per l’amministrazione Trump, che con i sauditi ha costruito un vero e proprio patto d’acciaio per contrastare l’influenza iraniana in Yemen.





La frattura tra Congresso e governo è evidente. Il dipartimento di Stato sostiene fortemente la cessione di armi ai sauditi per la guerra, che porterebbe nelle casse degli Stati Uniti circa un miliardo di dollari. E questo solo per la guerra yemenita. Il Pentagono, invece, ritiene imprescindibile l’impegno Usa nell’area per una serie di motivi che vanno dall’utilizzo di nuove armi al mantenimento della strategia americana  nella regione mediorientale, già messa duramente in pericolo dall’Iran.

I deputati stanno preparando una mozione estremamente importante, poiché impedirebbe a Washington di consegnare la guerra completamente in mani saudite. I più importanti funzionari del Pentagono e del dipartimento di Stato sono corsi a Capitol Hill per discutere a porte chiuse dello Yemen. Secondo loro, la mozione, se approvata, potrebbe seriamente danneggiare i rapporti con uno degli ultimi alleati mediorientali rimasti, insieme a Israele: i sauditi.

Nuove restrizioni a questo limitato sostegno militare degli Usa potrebbero aumentare le vittime civili, mettere a repentaglio la cooperazione con i nostri partner sulla lotta al terrorismo e ridurre la nostra influenza sui sauditi”, ha scritto Jim Mattis, segretario alla Difesa, in una lettera inviata al senatore del Kentucky, Mitch McConnell. Ma ora si attende il voto, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

La visita del principe ereditario saudita, bin Salman, si carica quindi di un significato molto importante. Mbs arriva oggi negli Usa e ci rimarrà per due settimane e mezzo. Il 32enne saudita, che ha scalato le posizioni all’interno della corte di Riad fino ad assumere la carica di futuro re, ha dimostrato una forza senza precedenti, scavalcando tutta la linea di successione. Ma è stato soprattutto il suo pugno di ferro contro i rivali ad averlo reso noto. Quel vortice di arresti e confische, unite a una volontà di mostrarsi più”liberale” rispetto al solito, ha dato un’immagine molto eloquente del principe. 

Ma in tutto questo vortice di cambiamenti e di riforme pubblicizzate dal principe, c’è un problema non di poco conto: la guerra. La tragedia yemenita, che insanguina uno dei Paesi più poveri del Medio Oriente, si è trasformata da subito in una catastrofe umanitaria. A questa tragedia, si unisce il fallimento della strategia militare di Riad. Lo Yemen è da anni oggetto di bombardamenti, ma l’Arabia Saudita ha subito numerose perdite e i missili houti sono arrivati a minacciare la stessa capitale del regno. 

Il sostegno americano è fondamentale per tutti, sia in Usa che in Arabia Saudita. Lo è per Trump, perché i sauditi gli garantiscono miliardi di dollari, lo è per Pentagono e dipartimento di Stato, ma lo è anche per bin Salman. Questa guerra non potrà mai vincerla senza il supporto delle forze armate americane, finora impegnate con reparti speciali e marina. 

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