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La telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin ha aperto alcune prospettiva legate a una prossima tregua ma, almeno per il momento, i combattimenti in Ucraina stanno proseguendo. Lungo l’intera linea del fronte infatti, gli scontri continuano e i rumori della guerra scandiscono ancora la quotidianità di soldati e cittadini. A questo occorre poi aggiungere i bombardamenti, aumentati di intensità nelle ultime settimane sia da una parte che dall’altra: le forze di Mosca in almeno due occasioni hanno preso di mira il centro di Odessa, quelle di Kiev sono riuscite più volte a colpire in profondità e a portare i propri droni a ridosso di raffinerie e depositi di armi.

Il delicato fronte di Kharkiv

Anche se si fa riferimento al conflitto in Ucraina come al conflitto del Donbass, per adesso il fronte principale appare quello di Kharkiv. E, in particolare, quello relativo all’area del fiume Oskil. Si tratta di un’area importante tanto a livello strategico quanto simbolico: è da qui che è passata buona parte della controffensiva ucraina del settembre 2022, quella con la quale Kiev è riuscita ad espellere i russi dall’oblast di Kharkiv e che ha portato poi alla riconquista di città importanti di Kupyansk e Izyum.

Da alcuni mesi a questa parte, le forze ucraine stanno faticando e non poco a tenere unito il fronte lungo l’Oskil. Le truppe di Mosca, dal canto loro, stanno premendo poco più a nord di Kharkiv e nelle ultime ore sono riuscite ad avanzare nell’area del villaggio di Fyholivka. L’intento dei soldati russi qui sembra quello di lasciarsi alle spalle l’Oskil e premere ulteriormente su Kupyansk, lì dove gli ucraini sono già sotto pressione per via dei combattimenti che stanno coinvolgendo la periferia orientale della città.

Kharkiv da qui non è molto vicina, ma non è nemmeno molto lontana. Inoltre, gli scontri da queste parti servono a distrarre ulteriori forze ucraine dal Donbass. In questa regione, Mosca continua ad avanzare e ad avere in mano l’iniziativa, anche se i guadagni territoriali appaiono sì costanti ma esigui.

Il fronte di Kursk

Oltre ai fronti del Donbass e di Kharkiv in territorio ucraino, c’è un terzo fronte situato invece in territorio russo. E si tratta della parte meridionale dell’oblast di Kursk, invaso ad agosto da militari ucraini in una fulminea operazione che ha colto di sorpresa le truppe di confine di Mosca. Anche qui si combatte duramente, con gli ucraini in grado in alcune circostanze di riprendere in mano l’iniziativa. Quanto sta accadendo nella regione è importante per comprendere le attuali principali dinamiche dell’intero conflitto.

I russi infatti non sono riusciti ad assestare un colpo definitivo agli ucraini a Kursk per via di una manovra lenta e poco dinamica, caratteristica del resto della dottrina di Mosca in guerra. Così come sottolineato dall’Institute for The Study of The War (Isw), mentre l’Ucraina ha imparato a muoversi in modo più dinamico e a usare le migliori truppe per gli sfondamenti, seguendo quindi la dottrina della Nato, l’esercito russo continua ad avere una struttura piuttosto statica. I generali di Mosca preferiscono attacchi di una certa intensità, attuati con molti mezzi e con soldati “sacrificabili”, in modo da sfruttare la superiorità numerica. Il tutto però a scapito di una maggiore mobilità delle proprie truppe. Questo spiega sia il motivo per cui l’oblast di Kursk non è stato del tutto ripreso e perché le avanzate nel Donbass hanno ritmi molto lenti.

Lo stallo perenne

In attesa di capire le evoluzioni sul fronte politico, le informazioni che arrivano dal campo fanno emergere lo spettro di un potenziale stallo a lungo termine. Come detto in precedenza, se i russi possono rivendicare l’iniziativa e possono annoverare nuove conquiste territoriali con cadenza settimanale, gli ucraini dal canto loro riescono a limitare i danni grazie alle manovre più dinamiche apprese dalla Nato e ai rifornimenti garantiti dall’occidente.

Stallo però non è sinonimo di immobilismo: entrambi gli eserciti sono in azione e, lungo le linee del fronte, si continua a sparare e combattere. A una ripresa dell’attività politica, in poche parole, non sta coincidendo una diminuzione dell’intensità del conflitto.

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