Sembra quasi un controsenso, ma secondo alcuni analisti, se facessimo tesoro di fotogrammi e specifiche di alcuni “vecchi” prototipi e visionassimo i render e modelli a grandezza naturale dei caccia futuristici negli air show – come quello del nuovo “Tempest” – avremmo seriamente le basi per immaginare design e caratteristiche generali di un caccia di sesta generazione. Quel super caccia che negli Stati Uniti, ad esempio, scalzerà l’F-35 dal suo record di “aereo più costoso della storia” e manderà in pensione l’insuperato F-22. Una nuova arma che tutte le superpotenze, prima o dopo, ambiranno a sviluppare e padroneggiare.

Alcuni esperti di aviazione hanno guardato al Boeing X-32 – uno dei prototipi che fu in gara per aggiudicarsi l’appalto del programma Jsf (Joint Strike Fighter) da cui è poi stato sviluppato l’F-35 – per ipotizzare quali caratteristiche potrebbero essere “ripescate” da un velivolo dall’aspetto simpatico, dato che la generosa presa d’aria, posizionata sotto al muso, lo fa somigliare a un velocissimo pellicano. Questo perché il velivolo – mai entrato in produzione – includeva “alcune caratteristiche che potrebbero finire per essere ritrovate nei caccia di sesta generazione”. Probabilmente gli stessi caccia a cui verrà affidato il compito di “deep interceptor” per supportare i bombardieri B-21 “Raider” nello spazio aereo nemico, o quello di guidare in battaglia gli “sciami di droni” o i “droni gregari“. Una di queste caratteristiche sarebbe ad esempio la “coda” che compariva nel disegno proposto già allora da Boeing, con derive V-tail , ma prive di stabilizzatori. Altri tratti da recuperare potrebbero invece essere ritrovati in un altro prototipo che non entrò mai in produzione: YF-23 che venne presentato dalla Northrop, e perdette l’appalto del programma Atf (Advanced Tactical Fighter) dal quale venne sviluppato l’F-22 “Raptor”.

Ma per quale motivo il Pentagono dovrebbe andare a cercare la tecnologia del futuro nei prototipi scartati nel passato? In passato le competizioni per assegnare gli appalti per la costruzione dei caccia che avrebbero difeso gli Stati Uniti – e che sarebbero stati proposti ed esportati a tutti i paesi dell’Alleanza Atlantica e agli altri alleati del blocco occidentale (escluse piattaforme come il B-2, il B-1 e proprio l’F-22) – nascevano per due motivi: estrapolare il meglio da ogni azienda aeronautica americana per sviluppare i velivoli migliori da contrapporre agli avversari sovietici (che negli stessi anni sviluppavano piattaforme come il Mig-29 e il Su-27) e per una trasparenza che avrebbe contribuito ad impedire che qualche colosso industriale potesse ambire ad una sorta di “cartello” che gli destinasse miliardi di dollari di commissioni. La Difesa americana ha sempre avuto un approccio pragmatico in tal senso: il velivolo migliore, con i minori problemi possibili nello sviluppo a tutti i livelli, per esercitare, sempre e comunque, un primato globale nel campo degli armamenti. Un’esigenza che almeno in campo aeronautico ha sempre saputo mantenere e onorare. Sebbene l’F-22 abbia rappresentato e rappresenti ancora “la massima espressione del caccia di superiorità aerea dell’era jet”, alcune peculiarità dell’YF-23 era risultate estremamente interessanti, ieri come oggi, a molti dei vertici delle forze armate statunitensi. Dato che i velivoli sono destinati ad entrare, in molti casi, sia nella forza aerea della Marina che in quella dei Marines, oltre all’Aeronautica.

Per questi motivi, dunque, alcuni vecchi progetti del Pentagono, lasciati abbandonati per decenni negli hangar degli aerei “indesiderati” National Museum of the United States Air Force di Dayton in Ohio, potrebbero tornare sulle scrivanie dei progettisti, che dovrebbero tornare sui passi dei loro predecessori, per fornire alla Difesa i caccia che taglieranno le nuvole nel 2050.Velivoli compatti e affusolati, con grandi ali trapezoidali, code di nuova concezione, vani bombe sempre più capenti per ridurre la traccia radar e custodire ordigni sempre più letali; elaborati in materiali compositi di ultima generazione che implementino le capacità stealth, e strumentazioni e sensori che un tempo potevano “preoccupare” l’industria della fase di sviluppo, ma che a distanza di 30/40 anni non rappresentano più un problema per la produzione in serie.

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