La geopolitica della corsa allo spazio
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Dopo aver assistito al fallimento dell’ambizioso ma mal concepito A, e cioè l’invasione multifronte dell’Ucraina con tanto di cattura della capitale, la Russia ha ricalibrato al ribasso gli obiettivi e portato avanti un più morigerato piano B, mirante alla costruzione di un continuum territoriale tra Crimea e Donbas e alla sua securizzazione.

La concentrazione di uomini e risorse da una pluralità di fronti ad un’unica grande trincea, estesa da Kharkiv a Mykolaïv, accompagnata dalla rotazione di truppe, dalla migliore conoscenza del territorio e dei modi di combattere del nemico, ha consentito al Cremlino di riparare agli errori commessi durante la prima fase del conflitto e di guadagnare, un briciolo alla volta, un territorio esteso quanto la Gran Bretagna. Ma la strada verso la cessazione la fine delle ostilità è ancora lunga.

Cosa potrebbe succedere durante l’estate

La Russia, durante l’estate, cercherà di mettere in sicurezza i territori conquistati nel primo quadrimestre di conflitto a mezzo della creazione di fortificazioni e della costruzione di consenso in loco. A quest’ultimo proposito si inquadra, come fatto notare dall’analista Leonardo Bossi, la decisione delle autorità di occupazione russe di cancellare i debiti contratti presso le banche ucraine degli abitanti della Zaporiggia.

Securizzazione, cioè messa al sicuro del bottino (territoriale) conquistato nel primo quadrimestre di guerra, questo sarà l’obiettivo primo e principale delle forze armate russe per l’estate. Anche perché non potrà esserci pace, o tregua, fino a che uno dei due contendenti non avrà il possesso di una situazione visibilmente e tangibilmente inalterabile da far valere al tavolo delle trattative. L’alternativa alla pace di piombo, che non è da escludere aprioristicamente, resta una “tregua di necessità” alla coreana promanante dalla concatenazione di due eventi: la stanchezza dei belligeranti, lo stallo sul campo.

I frequenti e periodici rapporti che l’intelligence ucraina rilascia, concernenti i malumori serpeggianti nelle truppe dell’invasore, andrebbero contestualizzati precisamente nel quadro dei preparativi della tregua di necessità: sensibilizzare gli alleati sui talloni d’Achile del nemico – così da rendere più commerciabile lo scenario di una vittoria e ottenere, dunque, più armi – e persuadere quest’ultimo ad accettare la prospettiva di uno stallo. Ma non è detto che la strategia ucraina funzioni: la Russia, una volta acquisita piena cognizione della carenza di morale tra i soldati, ha proceduto a sopperire al problema reclutando meno slavi e più membri delle minoranze e sveltendo il ritmo della rotazione delle truppe.

Diversivi e pressioni

Sullo sfondo della messa in sicurezza dei guadagni territoriali, sulla quale grava l’incognita dei possibili avanzamenti ucraini possibilitati dall’arrivo in loco di armamenti avanzati dal potenziale determinante, la Russia potrebbe aumentare il ricorso a distrazioni – la sempreverde carta bielorussa e lo spettro transnistriano – e pressioni sui co-belligeranti informali affinché riducano i flussi di armi in uscita verso l’Ucraina – questa la logica dietro i tagli di gas ai maggiori clienti europei di Gazprom.

A fare da sfondo all’impiego del coltello a due lame delle distrazioni e delle pressioni, utile in particolare contro l’Unione Europea, la possibile adozione di diversivi in chiave antiamericana in teatri extrabellici. Le tensioni lungo la Belgrado-Pristina e l’approdo (militare) in Nicaragua, vera e propria sfida alla perpetuità della dottrina Monroe, andrebbero lette in questo contesto. Esportare lungo i confini dei co-belligeranti informali della guerra le tensioni che vanno accumulandosi nella trincea ucraina così da rendere pan per focaccia. Escalare per spaventare, ma anche per de-escalare.

Cina e alleati potrebbero aiutare la Russia in questa fase del conflitto, ad esempio aumentando le pressioni minacciose in teatri al centro dell’attenzione degli Stati Uniti – come Taiwan, non a caso ostaggio di un crescendo di manifestazioni muscolari nei propri dintorni. La moltiplicazione delle crisi per disperdere le forze del blocco di Rammstein, costretto ad uno stato di vigilanza elevato in una pluralità di teatri, confidando – a ragione o torto – nella sua bassa riserva cognitiva.

Una cosa è certa: tutto ciò che avrà luogo durante l’estate, da parte di belligeranti e co-belligeranti e dentro e fuori l’Ucraina, servirà a preparare il tavolo negoziale. Perché la voglia di chiudere il conflitto è presente in entrambe le fazioni – gli ucraini temono ulteriori perdite territoriali, i russi devono consolidare quanto guadagnato e chiudere le crepe emerse internamente –, i segnali di de-escalation sono nell’aria da tempo, ma non si potrà raggiungere la pace fino a quando, diradatasi la nebbia di guerra, il campo non emetterà sentenza inappellabile.

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