La notizia dello schianto dell’aereo su cui viaggiava il leader della Wagner, Evgenji Prigozhin, è arrivata nel tardo pomeriggio di mercoledì 23 agosto. A bordo anche il suo vice, Dmitriy Utkin, e altri importanti esponenti della compagnia militare privata. Considerando i nomi delle personalità ospitate all’interno dell’aereo, il pensiero è andato subito a un possibile attacco volto a decapitare i vertici della Wagner. Gli stessi che il 24 giugno scorso hanno ordito contro il Cremlino, attuando una marcia militare da Rostov verso Mosca fermata a pochi chilometri dalla capitale russa. Una vendetta di Putin forse oppure una resa dei conti all’interno degli apparati militari russi. Al momento però, stabilire la dinamica dei fatti appare molto difficile.
Un incidente improvviso
Il volo precipitato il 23 agosto era partito da Mosca ed era diretto a San Pietroburgo. La città natale cioè sia di Vladimir Putin che dello stesso Prigozhin. Ed è proprio qui che la Wagner ha la sua sede principale. L’aereo era un Embraer Legacy 600 e faceva parte della flotta usata dal leader della compagnia militare privata per gran parte dei suoi spostamenti. Il giorno precedente, su Telegram era apparso un video di Prigozhin girato in Africa e probabilmente nel Mali. Qui i suoi uomini sono presenti da anni e con il compito di rafforzare l’influenza russa nella regione, combattendo al fianco dell’esercito locale.
Possibile quindi che l’aereo abbia prelevato il capo della Wagner dal Paese africano per portarlo prima a Mosca e poi a San Pietroburgo. Il velivolo, stando a quanto trapelato da fonti russe, non era il solo tra quelli usati da Prigozhin in volo in quel momento. Un altro aereo della Wagner ha infatti coperto la medesima tratta partendo da San Pietroburgo e atterrando poi regolarmente nella capitale nella tarda serata di mercoledì.
Secondo quanto riferito da Rosaviatsia, l’agenzia federale russa per il trasporto aereo, il mezzo precipitato si è schiantato al suolo alle ore 18:20 locale, le 17:20 in Italia. Sempre secondo l’agenzia russa, non ci sarebbero stati segnali di allarme riscontrati nelle apparecchiature di bordo, né richieste di intervento da parte dell’equipaggio.
Circostanza quest’ultima riscontrata anche dal sito FlightRadar24, il quale monitora in tempo reale i voli a livello internazionale. Secondo il portale, alle 18:10 russe l’aereo è salito a un’altezza di 8.5 km sui cieli della regione russa di Tver, proseguendo a questa quota fino alle 18:18. In quel momento, il velivolo è infatti ulteriormente salito fino a 9.1 km di altezza. Alle 18:19 l’improvvisa perdita di quota. Su FlightRadar è stato specificato quindi che, seguendo i tracciati dell’aereo, non sembrano esserci state manovre indicanti guasti o malfunzionamenti. Il mezzo in 22 secondi è sceso di 2.5 km, poi alle 18:20 sono stati persi definitivamente i contatti.
Il luogo dell’impatto
Da non trascurare il luogo in cui l’aereo è precipitato. Così come riferito dalle autorità federali, il mezzo si è schiantato in un’area del piccolo comune di Kuzhenkino, all’interno della regione di Tver. Un territorio che è esattamente a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo: la capitale dista da qui infatti 349 km, la città di Putin e Prigozhin invece 371 km. Vicino a Kuzhenkino però c’è un’altra località importante. Si tratta di Valdaj, distante appena 57 km. Qui ha sede una delle residenze presidenziali, peraltro una delle più usate da Vladimir Putin. Ed è sempre qui che il capo del Cremlino ogni anno, a partire dal 2004, riunisce capi politici e uomini di affari nel forum che prende il nome dalla località.
L’area è quindi strategica ed è schermata da diverse batterie di S-300, il cui compito è quello di preservare la sicurezza della residenza presidenziale e della cittadina. La presenza di unità di contraerea nella zona ha dato adito a sospetti su un possibile abbattimento dell’aereo in cui viaggiava Prigozhin. È stato soprattutto il canale Telegram Grey Zone, molto vicino alla Wagner, a lanciare l’ipotesi dell’impiego di missili schierati nell’area di Valdaj contro il velivolo precipitato.
I sospetti su Mosca
L’ipotesi dell’abbattimento è però solo una tra le tante lanciate dopo la notizia dell’incidente aereo. Per il momento non sono emersi commenti da parte di Putin e del Cremlino. Non c’è quindi una posizione ufficiale del governo di Mosca. Le autorità federali si sono limitate a confermare che nella lista di passeggeri a bordo dell’aereo precipitato c’era anche Prigozhin. L’idea di un abbattimento da parte della contraerea russa è stata rilanciata sui social anche tramite il video girato durante la caduta del velivolo. Nelle immagini, in particolare, si nota il mezzo fuori controllo in picchiata verso il suolo e con un’ala che sembra parzialmente danneggiata. Un segno, secondo diversi analisti, di un impatto con un ordigno che ha colpito l’aereo.
Tuttavia le immagini da sole non bastano a confermare o smentire una determinata ipotesi. Partendo proprio dal video rilanciato sui social, altri analisti invece tendono a credere a un’esplosione interna che ha poi provocato lo schianto del mezzo. L’idea di uno o più ordigni a bordo è stata lanciata in primo luogo dai membri del gruppo Telegram Baza, considerato molto vicino a fonti dei servizi segreti russi. Su Baza inoltre sono state riportate le testimonianze di alcuni residenti nella zona dell’impatti, i quali hanno dichiarato di aver sentito distintamente almeno due esplosioni prima di vedere l’aereo precipitare.
Da tenere in considerazione anche la testimonianza dei familiari di una delle vittime, ossia dell’assistente di volo Kristina Raspopova. La donna, di appena 39 anni, era a bordo del velivolo precipitato. Poco prima della partenza, avrebbe lamentato ai parenti una partenza molto ritardata a causa di non meglio specificate riparazioni considerate “insolite” da parte della stessa hostess.
Ad ogni modo, al di là della dinamica dell’accaduto, i sospetti si concentrano su Mosca. Per Putin punire il suo ex fedele alleato, nominato traditore dopo un discorso tenuto il 24 giugno, è apparso da subito importante soprattutto a livello politico. Inoltre non è da sottovalutare la tempistica dell’evento: il presunto attacco contro Prigozhin è arrivato a due mesi esatti dalla sua tentata sortita a Mosca.
L’identificazione dei cadaveri
Ci sono però altri nodi da sciogliere. In primo luogo, non c’è assoluta certezza del decesso di Prigozhin. Le autorità federali hanno confermato la sua presenza nell’elenco delle persone presenti a bordo, ma non è detto che il leader della Wagner fosse su quell’aereo. Come detto in precedenza, c’era un altro velivolo che stava effettuando la medesima tratta tra Mosca e San Pietroburgo. Considerando che al momento è impossibile riconoscere l’identità dei cadaveri, in quanto risultati carbonizzati alla vista dei primi soccorritori, non è da escludere che Prigozhin all’ultimo momento possa aver deciso di accomodarsi nell’aereo arrivato a destinazione.
Sarà quindi importante identificare, tramite la prova del Dna, i corpi estratti dai rottami del mezzo precipitato. Operazione che è iniziata nelle scorse ore su disposizione delle autorità giudiziarie di Tver, quelle cioè competenti a livello territoriale. Così come riportato da Al Jazeera, fonti della Wagner hanno riferito del ritrovamento del cellulare di Prigozhin tra i detriti dell’aereo caduto. Se confermato, si tratterebbe di un dettaglio certamente non secondario. Al pari della notizia, rivelata sempre da fonti vicine alla Wagner, secondo cui un combattente della compagnia privata avrebbe riconosciuto sia Prigozhin che Utkin. Il primo sarebbe stato identificato grazie alla mancanza di un dito, il secondo invece per i tatuaggi. Il riconoscimento sarebbe avvenuto nell’obitorio dove sono stati trasferiti i corpi delle vittime dello schianto aereo.