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Il ruolo della Turchia all’interno della Nato si fa sempre più controverso. Secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters, la Turchia starebbe bloccando un piano di difesa voluto dalla Nato per difendere l’Estonia, la Lituania, la Lettonia e la Polonia in caso di un attacco della Russia. In cambio del suo appoggio a questo piano, il governo turco chiederebbe all’Alleanza Atlantica di riconoscere ufficialmente come “terroristi” i gruppi delle milizie curde Ypg, da sempre considerate da Ankara la costola siriana del Pkk, il Partito dei lavoratori curdo fondato da Abdullah Ocalan.

“Bloccando il piano di difesa proposto dalla Nato, la Turchia prende di fatto in ostaggio i cittadini dell’est Europa fino ad ottenere le concessioni che richiede”, racconta una fonte interna alla Reuters. Una seconda fonte definisce il comportamento turco alquanto “distruttivo”, in particolar modo in un momento delicato per l’Alleanza Atlantica che continua a ricevere dei duri attacchi sia dal presidente statunitense Donald Trump che dal presidente Francese Emmanuel Macron che l’ha definita ultimamente “in morte celebrare”.

Nato-Turchia: un corto circuito continuo

Il tutto, per di più, avviene pochi giorni dopo che il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ammettendo la presenza di soldati a stelle e strisce sul territorio siriano, ha chiesto anche il supporto di soldati europei a difesa dei curdi. Pertanto, allo stesso tempo in cui la Turchia, secondo esercito della Nato, chiede a tutti i membri dell’Alleanza Atlantica di definire le milizie curde come terroristiche, gli Stati Uniti, primo esercito della Nato, riconfermano il supporto agli stessi curdi e addirittura, chiedono l’intervento a sostegno delle Ypg anche di altri Stati europei. L’ennesimo corto circuito che tristemente la guerra siriana ci ha fatto vedere.

E la Turchia sulla questione curda non molla. Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Erdogan, ha dichiarato mercoledì che “la Turchia è il secondo esercito più grande della Nato e vuole aderire pienamente all’Unione europea. Ma gli alleati devono prendere seriamente le minacce (provenienti secondo Ankara dalle milizie curdo siriane delle Ypg, ndr) contro la sicurezza nazionale turca e lavorare insieme per sormontarle”.

Dopo il test dei missili di fabbricazione russa S-400, questo ostacolo rappresenta solo l’ennesima divisione tra la Turchia e gli Stati Uniti all’interno della Nato, proprio una settimana prima del summit a Londra in occasione dell’anniversario dei settanta anni dalla fondazione dell’Alleanza.

I settant’anni della Nato

Settanta anni di un’Alleanza che in questo periodo sta vivendo una crisi di identità e di popolarità. Un tweet lanciato dal profilo ufficiale della Nato nella giornata contro la violenza sulle donne è stato preso di mira dagli attivisti dei diritti dei curdi che hanno ricordato che, proprio un membro dell’alleanza, nello stesso momento in cui la Nato si dichiarava “contro tutte le violenze contro le donne”, stava massacrando le donne curde come avvenuto ad esempio con l’attivista per i diritti delle donne Hevrin Khalaf e si segnalava che nella sola Afrin oltre 1200 donne sono state abusate, violentate, uccise dai ribelli siriani sostenuti proprio da un paese membro della Nato secondo quanto riportato dall’agenzia filo-curda Anf News.

Durante il summit a Londra, il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg dovrà esercitare tutte le sue doti diplomatiche per evitare una vera crisi tra i due eserciti più importanti dell’Alleanza ma allo stesso tempo dovrà prendere delle decisioni ferme per risolvere il problema di un membro così scomodo come quello turco.