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Un Artico sempre più libero dai ghiacci ha aperto la strada per la sua “colonizzazione”. Il passaggio a Nord-Est, o quello che si chiama Rotta Nord per i russi, sta assumendo, in un mondo sempre più globalizzato e pertanto più dipendente dalle vie marittime di comunicazione, una grande importanza strategica. La Russia, che è la nazione che sull’Artico ha un confine molto esteso (dal Mare di Barents a quello di Bering), consapevole dell’importanza del controllo di questa nuova frontiera sta predisponendo tutti gli strumenti per farlo. La politica artica di Mosca passa, forzatamente, per lo strumento militare ed in particolare per quello navale: la Flotta del Nord, che ha sede principalmente nella Penisola di Kola, il “cancello” del passaggio a Nordest, è oggetto di una particolare attenzione da parte del Cremlino.

Come sta cambiando la Flotta del Nord

La flotta è in fase di modernizzazione: una vera e propria opera di svecchiamento che mancava dai tempi dell’Unione Sovietica. Quei vascelli che, un tempo flotta, erano abbandonati ad arrugginire dall’era sovietica ormeggiati ai moli delle basi della penisola di Kola, ora sono quasi del tutto un ricordo grazie a uno sforzo ventennale da parte di Mosca per rivitalizzare la flotta. I progressi sono stati irregolari, con scadenze di produzione mancate e alcune classi di navi accantonate a tempo indeterminato, ma la Flotta del Nord oggi è meglio organizzata, equipaggiata e addestrata rispetto ai decenni precedenti.

Elementi della flotta sono stati testati in battaglia nel quadro del conflitto siriano ed il resto è stato valutato in esercitazioni che si sono svolte sempre più lontano dai confini della madrepatria. In parole povere la Flotta sta diventando più competente, ha acquisito fiducia nelle proprie capacità di proiezione di forza e pertanto e ha assunto una postura assertiva: gli incontri ravvicinati con la Nato e gli alleati scandinavi, in mare e in aria, riflettono la situazione di una forza aeronavale in transizione da una posizione largamente difensiva a una capace di operazioni offensive efficaci.

L’importanza della componente subacquea

Nonostante gli intoppi dettati da una crisi economica interna, anche sostenuta dalle sanzioni internazionali, gli effetti del decreto presidenziale del 7 maggio 2012 che dava priorità alla modernizzazione delle armi e allo sviluppo per la Marina russa – oltre che alle armi nucleari strategiche e non strategiche e alla riconquista dell’Artico – si stanno facendo vedere. Ancora una volta, come ai tempi dell’Urss, il fulcro della flotta resta la componente subacquea, in particolare quella formata da sottomarini da attacco (Ssn, Ssk) e lanciamissili balistici e da crociera (Ssbn, Ssgn).

La scorsa estate, il cantiere navale Sevmash ha consegnato il primo sottomarino tipo Ssbn Borei II “Knyaz Vladimir”. Il sottomarino missilistico da attacco della classe Yasen-M “Kazan” ha iniziato le prove lo scorso autunno e dovrebbe affiancare il “Severodvinsk” (già in servizio) entro la fine di marzo 2021. Il “Kazan” dovrebbe testare e infine imbarcare il nuovo missile da crociera ipersonico 3M22 Zirkon, già visto all’opera recentemente lanciato da una fregata della classe Admiral Gorshkov in navigazione proprio nei mari artici.

Senza dimenticare il Belgorod, un Ssgn modificato per lanciare i nuovi supersiluri nucleari Poseidon, che ha sede a Olenya Guba, nella penisola di Kola e assegnato al 10imo dipartimento della Direzione principale per la ricerca in mare profondo, un’entità di Stato maggiore non subordinata al Marina Militare ma alle dipendenze del Gru, il servizio informazioni delle Forze armate russe.

 Il reticolo di basi a supporto della Flotta

Una nuova flotta bisogna di nuove basi e Mosca ha provveduto a modernizzarle e ad aumentarne le difese. La Flotta del Nord, con sede presso la base navale di Severomorsk, può disporre di alcune basi navali distribuite lungo la penisola di Kola e contare su diversi aeroporti militari sparsi lungo tutto il suo confine artico. In appoggio la Russia schiera, all’interno del 14esimo corpo d’armata, due brigate meccanizzate di fucilieri: l’80esima ad Alakurtti (non lontano dal confine finlandese) e la 200esima a Pechenga (vicino al confine norvegese). Inoltre sono schierati la 61esima brigata di fanteria di marina e la 536esima brigata di artiglieria e missili costieri. Questi cambiamenti strutturali sono elementi costitutivi essenziali di una forza stratificata, globale e credibile in grado di difendere gli interessi strategici dalle minacce future.

Questo ci permette di introdurre un breve excursus sul cambio dottrinale della Flotta. Oltre alle sue missioni primarie, di protezione della frontiera settentrionale della Russia, di fornire la capacità di operare a distanza, di proteggere il deterrente nucleare navale e l’annesso “bastione” marittimo di lancio unitamente alle risorse minerarie offshore, la Marina russa, dal 2017 ha fatto segnare una transizione dalla difesa passiva e deterrenza strategica a un impegno più aggressivo.

Come è cambiata la dottrina militare della marina russa

La nuova dottrina identifica le possibili minacce per i prossimi dieci anni, inclusa la prospettiva di confrontarsi con le marine statunitensi e dei Paesi Nato armate di armi nucleari e convenzionali di precisione e che operano vicino alle coste russe. Come risposta Mosca ha modificato la sua flotta per metterla in grado di fornire elevate capacità di combattimento in grandi teatri di operazione. Inoltre l’implementazione delle capacità di proiezione di forza è vista come un deterrente per contrastare l’attività nemica, essendo in grado di infliggere ingenti danni a un avversario.

La crescita esponenziale, negli arsenali russi, di missili da crociera navali, anche ipersonici, dimostra che la Russia ha intrapreso la strada di effettuare il contrasto navale non solo con attività di A2/Ad, ma anche in forma “attiva”, ovvero con vere e proprie offensive il cui raggio si è allungato parecchio.

Cosa dovrebbero pertanto fare la Nato e gli Stati Uniti per affrontare questo nuovo atteggiamento della Flotta Russa?

Le mosse di Usa e Nato

Secondo l’Usni, oltre a effettuare operazioni navali più frequenti nel Mare di Barents e schieramenti regolari nella regione di stormi di pattugliatori marittimi, per tenere il passo con la minaccia in espansione, è necessario migliorare il posizionamento delle risorse di intelligence, sorveglianza e ricognizione, nella zona che va dall’Islanda, alla Norvegia passando per il Regno Unito. In particolare vanno implementati i sistemi fissi di sorveglianza terrestri e sui fondali marittimi oltre a quelli basati nello spazio, che sono vitali per mantenere la consapevolezza situazionale delle capacità e delle intenzioni della Flotta del Nord.

Secondariamente per dissuadere e, se necessario, impegnare la Flotta del Nord sarebbe necessario organizzare le forze navali della Nato in una forza marittima combinata atlantica permanente, una forza multinazionale dedicata, ed esclusivamente incentrata, sulla deterrenza delle operazioni della Flotta del Nord.

La nuova centralità dell’Artico

L’Artico, ovviamente, in questa necessità, assume un ruolo chiave. Per scongiurare che diventi un “mare russo” occorre, secondo gli analisti statunitensi, che ci sia maggiore presenza nella regione, occorre rafforzare i partenariati cooperativi e costruire una forza navale artica più capace.

Quindi vanno aumentate le operazioni in Artico perché è l’unico modo per essere in grado di operare lì in modo sicuro ed efficace a protezione degli interessi di Usa e Nato. Da questo punto di vista abbiamo già avuto un assaggio con le missioni di pattugliamento nei mari freddi di unità navali statunitensi e della Nato e con il distaccamento in Norvegia di una sezione di bombardieri strategici che effettuerà una campagna di esercitazioni nell’area, ma sembra non bastare.

Sebbene operazioni Fonop di libertà di navigazione lungo la Rotta Nord siano attualmente impensabili, per via del rischio connesso, bisogna che si stabilisca una forza di uomini e mezzi in grado di operare con continuità in quel difficile ambiente.

La Flotta del Nord rappresenta il fiore all’occhiello della Marina Russa, avendo in carico la maggior parte della capacità di deterrenza nucleare navale ed essendo l’unica numericamente importante tra le altre flotte in cui si divide la Voenno-morskoj flot, e nonostante sia una frazione di quella sovietica, la campagna di modernizzazione voluta dal presidente Putin la sta, pur con qualche difficoltà, mettendo in grado di competere con quelle occidentali.

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