La geopolitica della corsa allo spazio
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La guerra in Ucraina sta avendo ripercussioni in quello che, prima del 24 febbraio scorso, era il dossier più importante in mano ai russi. Ossia la guerra in Siria. Mosca è un’alleata storica di Damasco. Putin nel 2013 ha impedito un attacco Usa contro il governo di Bashar Al Assad già indebolito dalla guerra civile in corso dal 2011, poi nel settembre 2015 è arrivata una delle svolte più importanti del Cremino dalla caduta dell’Urss: l’avvio del sostegno diretto alla Siria. Un sostegno che continua ancora oggi ma che, inevitabilmente, riflette anche l’andamento del conflitto in Ucraina. Mosca ha distratto parte delle sue forze militari e di intelligence dal Paese arabo per dare impulso alle operazioni in Donbass. Una circostanza non proprio ideale per lo stesso Assad.

L’aumento dei prezzi degli alimentari

La prima insidia per il governo di Damasco proveniente dal conflitto ucraino arriva per via indiretta. In particolare, il blocco delle esportazioni di grano dall’Ucraina sta già avendo effetti sulla Siria, al pari di come lo sta avendo in altri Paesi arabi. La sponda meridionale e mediorientale del Mediterraneo è fortemente dipendente dai generi di prima necessità prodotti in Ucraina. Ma i silos a Odessa rimangono pieni e le navi non possono salpare per consegnare i propri carichi. I risultati sono già ben evidenti in buona parte del mondo arabo e parlano di una certa penuria di farina e di pane, oltre che di un imponente rialzo dei prezzi. Per circostanze simili nel 2010 l’area del Magreb è implosa in quella che è poi passata alla storia come primavera araba.

Se questo è vero per Paesi in difficoltà sì, ma comunque “in pace”, come Egitto e Tunisia, è ancora più drammatico per un Paese come la Siria. La guerra non solo ha ucciso migliaia di persone, ma ha anche tranciato ogni possibilità di sviluppo. E questo nonostante il conflitto sia da diversi mesi “a bassa intensità”. Il governo siriano ha recuperato gran parte del territorio, soprattutto nella parte occidentale, e grazie all’aiuto della Russia. Ma le sanzioni internazionali e l’isolamento di Damasco, non ancora riammesso nella Lega Araba, non stanno permettendo un rilancio dell’economia. La crisi del grano quindi è un’ulteriore mazzata per l’intera Siria.

Mosca potrebbe inviare aiuti o, come dichiarato dall’analisti Haid Haid su IlFoglio, potrebbe addirittura portare in territorio siriano parte del grano bloccato per via della guerra in Ucraina. Come accaduto il 5 maggio, quando la nave Matros Pozynich, salpata dalla Crimea, è approdata a Latakia. Per le autorità di Kiev, a bordo del cargo vi erano tonnellate di grano prese da alcuni territori occupati dalla Russia. Tuttavia l’apporto russo potrebbe non bastare. Il governo di Assad ha dovuto bloccare i sussidi per pane e gasolio per far quadrare i conti e questo, nel medio e lungo periodo, è destinato a colpire le classi medie, gli impiegati statali e dell’esercito. Il serbatoio cioè del consenso al presidente siriano.

Lo spettro di una minore presenza russa

C’è poi un’altra conseguenza, questa volta diretta, della guerra in Ucraina. Se Mosca ha bisogno di gente da inviare in Donbass, giocoforza deve tagliare il proprio personale in Siria. La coperta non è infinita e l’attenzione puntata sul Donbass costringe a determinate decisioni. Per Assad questo potrebbe tradursi nel grave rischio di ritrovarsi più esposto ad attacchi provenienti da gruppi armati, islamisti e non. La guerra non è ancora terminata e se il contingente russo presente qui dal 2015 dovesse essere ridimensionato, Damasco da sola potrebbe non farcela. Tanto più che gli storici alleati regionali, a partire dagli Hezbollah libanesi, non stanno vivendo il loro periodo migliore. Il movimento sciita, in particolare, ha perso voti e seggi nelle recenti elezioni in Libano. Ed è indietreggiata anche la coalizione a cui si appoggia nel parlamento di Beirut, trainata dal Movimento Patriottico Libero di Michel Aoun. Quest’ultimo non è più il principale partito cristiano, lo scettro in tal senso è passato alle Forze Libanesi di Samir Geagea, anti siriano di lungo corso.

Tra una Russia distratta dall’Ucraina e un Libano dove gli Hezbollah potrebbero contare sempre meno, Assad rischia un ulteriore isolamento. Per ora l’unica sponda certa è quella con l’Iran, come confermato dal viaggio del presidente siriano a Teheran dello scorso 8 maggio. Ma anche il governo degli ayatollah ha problemi con le sanzioni e non ha una coperta militare ed economica molto larga.

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