“Il mio diritto, quello di mia moglie e quello dei miei figli di vagare per le strade della Giudea e della Samaria è più importante del diritto di muoversi degli arabi”. A pronunciare questa frase non è una persona qualunque e non è uno dei milioni di commenti antipalestinesi che si possono trovare sui social media negli ultimi mesi. A dire queste parole è stato Itamar Ben-Gvir, attuale ministro per la sicurezza nazionale di Israele. Questa frase che sembra così assurda e singolare, in realtà si inserisce in un frame narrativo molto più ampio. Fin dal 7 ottobre 2023 sono diverse le figure politiche ed entità pro-governative che hanno costruito una comunicazione agressiva e carica di informazioni false sul conflitto Israelo-Palestinese.
In due precedenti articoli pubblicati su Insideover abbiamo già mostrato i meccanismi e le dinamiche del sistema propagandistico israeliano per il filone narrativo dei 40 bambini decapitati da Hamas e visto come in Israele le narrazioni sulla Palestina, anche negli ambienti educativi, siano cariche di informazioni false o distorte.
Nell’agosto del 2019, il Times of Israel, testata giornalistica israeliana pro-governativa, annunciava la creazione su X di un nuovo account in lingua farsi da parte del governo israeliano per comunicare con la popolazione in Iran. Dopo gli eventi del 7 ottobre, è diventato uno dei canali che Israele quotidianamente utilizza per produrre disinformazione.
Il 29 novembre l’account ha pubblicato una fotografia in cui compare una coppia di giovani ragazzi israeliani mentre passeggia per le strade di Tel Aviv. Una scena di normale quotidianità, se non fosse per i 2 fucili da assalto di cui entrambi sono provvisti.
Fin dai primi giorni dopo il 7 ottobre, Israele ha puntato su una comunicazione pubblica violenta, chiedendo sopratutto ai civili di armarsi per la difesa, tanto che sono diverse le fotografie di civili israeliani che girano per la città con armi da assalto. Ben Gvir, intervenendo su questa questione ha detto: “Una pistola può salvare una famiglia e un fucile d’assalto può salvare un edificio. Un’arma può proteggere te, la tua famiglia, la tua strada e il tuo paese”. Questa metodologia comunicativa è stata così efficace, che in soli due mesi in Israele sono arrivate oltre 280 mila richieste per porto d’arma privato (nella figura in basso la colonna in rossa indica le richieste degli ultimi 2 mesi).
Lo stesso profilo X del governo israeliano, il 14 maggio 2024 ha ricondiviso un post di Yisrael Katz, ministro degli esteri dell’attuale governo israeliano, in cui viene evidenziato che il numero di bambini e donne morti a Gaza sarebbe stato ricalcolato e abbassato del 50% dalle Nazioni Unite. Katz nel dare la notizia in un post su X ha scritto: “La miracolosa resurrezione dei morti in Gaza”.
Un’informazione falsa e fuorviante, come è stato riportato lo stesso giorno dalla CNN che ha effettuato il fact-checking sulla dichiarazione.
I toni alti e il linguaggio violento accompagnano molte comunicazioni e discorsi pubblici di diversi esponenti politici israeliani. Ad esempio uno dei tanti messaggi all’interno del gruppo telegram personale di Nethanyau recita: “Il 7 ottobre, quel giorno nero, gli assassini e i loro sostenitori danzarono sul sangue. Oggi non ballano più. Sentono molto bene il conforto delle nostre braccia in tutta la Striscia di Gaza”.
La figura di Itamar Ben-Gvir e la sua comunicazione
Ben Gvir è l’attuale ministro della sicurezza nazionale di Israele e politico conservatore e di estrema destra, guida il partito ultranazionalista Otzma Yehudit che promuove politiche razziste e antiarabe. Il ministro israeliano è una delle figure che più si è distinta per uno stile di comunicazione agressivo e pieno di informazioni false. Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di lui in seguito al comunicato di Joe Biden in cui annunciava una riconsiderazione sull’invio di armi ad Israele ammettendo che gli armamenti avevano ucciso migliaia di civili. Di pronta risposta il 9 maggio Gvir ha scritto su X: “Hamas cuoricino Biden”, mettendo in relazione il gruppo armato con il presidente americano.
Sempre Ben Gvir il 25 marzo 2023 ha condiviso su X un video in cui si vede un soldato israeliano togliere ad un bambino palestinese una t-shirt. Nel copy del post il ministro ha scritto: “Bisogna dare pieno appoggio al soldato dell’IDF che ha tolto una maglietta che incitava all’omicidio di ebrei a un giovane terrorista a Hebron”. La frase colpisce per due motivi: innanzitutto il ministro nel post definisce “terrorista” un bambino. Poi, etichetta come terrorista un bambino senza fornire alcuna prova a sostegno di tale tesi.
La comunicazione irruenta e piena di informazioni false è stata condannata anche dagli Stati Uniti come riportato in questo articolo della BBC. Nel pezzo il ministro viene accusato di retorica razzista e di infiammare continuamente il dibattito pubblico attorno al conflitto in Gaza.

Le accuse a UNRWA da parte dei vertici israeliani
Le accuse all’agenzia UNRWA sono un esempio interessante per mostrare il funzionamento della macchina propagandistica israeliana.
Da diversi mesi Israele sul proprio sito governativo ha aperto una pagina FAQ per rispondere ad alcuni quesiti rispetto alle accuse ad UNRWA.
Alla domanda “Quale sono le nuove scoperte sull’UNRWA a Gaza” il sito governativo risponde: “È già chiaro che una quota significativa dei dipendenti dell’UNRWA a Gaza serve tra i ranghi di Hamas e di altre organizzazioni terroristiche, quasi 500 dei quali in posizioni militari. Sono persone che ricoprono vari ruoli nell’UNRWA, comprese le posizioni di alto livello. Ad esempio, almeno diciotto presidi scolastici a Gaza sono membri dell’ala militare di Hamas”.
Come racconta il The Guardian però, in un recente articolo del 22 aprile 2024, il governo israeliano non ha ancora fornito prove concrete circa il coinvolgimento di alcuni dipendenti UNRWA nell’organizzazione Hamas. Nonostante questo, la campagna di disinformazione su questo tema da parte di Israele ha portato diversi Stati, compresa l’Italia, a tagliare immediatamente i fondi all’agenzia UNRWA che oggi conta oltre 13 mila collaboratori attivi sul campo in Gaza. Nonostante l’investigazione su possibili infiltrazioni di Hamas all’interno dell’agenzia umanitaria sia ancora in corso, oggi sappiamo che, come riporta Reuters, il governo israeliano avrebbe estorto false dichiarazioni ai dipendenti interrogati per provare i legami tra Hamas e UNRWA.

Times of Israel: un giornale che raccoglie fondi per la guerra
E’ giusto che una testata giornalistica raccolga fondi per l’esercito Israeliano?
Sappiamo che in Israele i media pro-governo sono molto seguiti, tanto che nel 2022 il Washington Post ha evidenziato quanto questi ultimi fossero stati decisivi nell’ascesa di Ben Gvir.
Negli ultimi mesi il Times of Israel, una delle testate giornalistiche più grandi in Israele che negli ultimi anni ha puntato molto sull’informazione internazionale, ha inviato decine di mail ai suoi lettori per raccogliere fondi per il conflitto in Gaza.
Nella seguente raccolta grafica abbiamo inserito alcune delle mail arrivate nei mesi scorsi.

