Le prime sei settimane di guerra russo-ucraina hanno demolito le convinzioni esposte da alcuni scenari diffusi prima del conflitto. Le forze armate di Kiev hanno interrotto oppure rallentato le avanzate dell’esercito di Mosca ed in alcuni casi sono passate al contrattacco liberando alcune aree vicino Kiev e Chernihiv.

La capacità di autodifesa mostrata dall’esercito ucraino è indiscutibile e necessaria per realizzare, come ricordato dal Foreign Policy Research Institute, il suo obiettivo finale. Questo obiettivo consta di due fasi: la prima mira ad esaurire o minimizzare il potenziale offensivo russo stabilizzando alcuni territori, la seconda punta a provocare un collasso, politico o militare, dell’apparato di potere del Cremlino. Non sembra, però, che le cose stiano ancora così.

In Ucraina meridionale è l’esercito di Mosca ad avere l’iniziativa con il Donbas che ora è diventato l’obiettivo primario di Mosca. La trasformazione delle tattiche militari in strategie di successo dipenderà, in ogni caso, dalla capacità di disporre sul campo unità armate, rifornite e pronte a combattere. Gli armamenti di guerra e le vite dei soldati, unite alla logistica, devono essere preservate perchè si riveleranno decisive per determinare l’esito dello scontro.

La resilienza ucraina

Celare le morti in combattimento e la distruzione dell’equipaggiamento è una procedura standard durante una guerra. Sia la Russia che l’Ucraina l’hanno attuata rendendo pubblici pochi dettagli, impossibili da verificare, su quanto accaduto per tenere il morale alto. Michael Kofman, esperto di Russia presso il think-thank americano CNA, ha dichiarato a France 24 che “Non è chiaro quale sia il tasso di attrito delle forze ucraine. La risposta è che non lo sappiamo”.

Kiev è tornata due volte sull’argomento dall’inizio dell’invasione russa ed il 12 marzo, ha ammesso che 1300 dei suoi soldati erano stati uccisi. Se per ogni milite ucciso ci sono tre feriti questo significherebbe che, a quella data, erano stati messi fuori combattimento 5mila soldati ucraini. Secondo gli esperti si tratta di un dato sottostimato e le perdite ucraine potrebbero essere simili a quelle russe, pari al 10% del personale delle forze armate. Non tutto, però, è perduto. Gli attaccanti, in un conflitto, rischiano più dei difensori e l’esercito di Kiev si è potenziato grazie ad un budget triplicato tra il 2014 ed il 2021. Un’analisi della Foundation for Strategic Research ha evidenziato come questa guerra “dimostri in maniera evidente” che chi difende sia più resistente di chi attacca.

Un futuro già scritto

La migliore tattica di combattimento, per l’esercito ucraino, è quella di sfruttare tecniche di guerriglia partigiana evitando gli scontri convenzionali con le forze russe. I convogli logistici, i depositi di rifornimenti, le unità di artiglieria, le batterie missilistiche e tutta l’infrastruttura di supporto possono rivelarsi obiettivi facili per i cecchini, per gli agguati e gli assalti improvvisi con i missili Javelin e Stinger. L’uso di ordigni stradali improvvisati e dei mortai può mettere in pericolo i gruppi di soldati russi che non sono protetti dal perimetro di una base.

Per quanto riguarda il combattimento urbano, invece, gli ucraini possono godere di un vantaggio naturale. La profonda conoscenza del terreno consente loro di tendere trappole al nemico e l’addestramento preventivo può supplire eventuali carenze. Fondamentale è anche il ruolo dell’equipaggiamento che deve, necessariamente, essere avanzato e deve raggiungere i combattenti prima che i cordoni intorno alle città vengano chiusi. Le battaglie da vincere, come chiarito da Defense One, sono quelle irregolari contro le retrovie russe per tagliare le rotte di rifornimento ed i combattimenti urbani, che possono trasformare le città in vere e proprie trappole mortali. Oltre 50 giorni di guerra hanno mostrato come l’esercito russo sia in grado di sconfiggere convenzionalmente le Forze Armate ucraine ma allo stesso tempo come la prospettiva di occupare un Paese ostile non possa tradursi in una certezza di vittoria.

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