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Il capo politico di Hamas Ismail Haniyeh, 62 anni, è stato ucciso nella notte iraniana a Teheran assieme alla sua guardia del corpo. Lo hanno comunicato i Guardiani della Rivoluzione iraniani, i cosiddetti pasdaran, esaltando il politico palestinese come un leader che ha incontrato “il martirio”. Una maniera per dire, a loro modo, quali sono i sospettati principali: gli israeliani, che con la longa manus del Mossad più volte hanno saputo colpire in Iran. Ma da Tel Aviv traspare silenzio assoluto su questo fatto poche ore dopo la conferma che le forze armate di Israele hanno dato conferma sui raid di Beirut di ieri sera.

Hassan Barari, professore alla Qatar University, ha dichiarato ad Al Jazeera di non essere sorpreso: “Questa è una politica dichiarata di Israele, Netanyahu ha detto che prenderà di mira i leader di Hamas dentro e fuori Gaza. Era chiaro che avrebbero provato a farlo, ma non mi aspettavo che accadesse a Teheran”. Barari ha paragonato la mossa all’attacco di aprile al consolato iraniano a Damasco volto a colpire vertici dei Pasdaran in Siria. Haniyeh era da tempo un bersaglio, tanto che altri tentativi di uccisione avevano portato, in diversi attacchi, alla morte di 60 persone a Gaza, tra cui sette suoi parenti: la sorella, tre figli e tre nipoti.

Le modalità dell’uccisione di Haniyeh non sono ancora chiare. Secondo Charles Lister del Middle East Institute, l’ipotesi più probabile è che una qualche forma di ordigno esplosivo improvvisato (Ied) sia stato posto nella residenza concessa a Haniyeh a Teheran in occasione del suo soggiorno che l’ha portato a presenziare all’inaugurazione del neo-presidente Masoud Pezeshkian e a incontrare l’ayatollah Ali Khamenei. Una missione diplomatica complessa per il capo di Hamas, che avrebbe dovuto smussare la malcelata freddezza con cui Teheran, pienamente simpatetica alla causa palestinese, guarda i leader politici della Striscia di Gaza. E Haniyeh, che guidava Hamas dal 2007 sul piano politico, con l’Iran e i suoi alleati come Hezbollah in passato ha avuto screzi, ad esempio schierandosi su fronti opposti nella guerra civile siriana.

Che impatto avrà l’uccisione di Haniyeh sulla guerra? Difficile stabilirlo. Il 62enne capo politico era uno degli organizzatori dei tragici raid in Israele del 7 ottobre, la cui responsabilità maggiore è però caduta sul capo militare Yahya Sinwar. Nella guerra a Gaza Hamas ha saputo manifestarsi come movimento non dipendente da un singolo vertice o singoli leader nella sua opposizione alle mosse israeliane. E, inoltre, l’uccisione di Haniyeh avviene in una fase diplomatica chiave dove Paesi come Qatar e Egitto stavano mediando per un cessate il fuoco e a valle dell’accordo di Pechino con cui Hamas si era accordata con le altre fazioni palestinesi. Un clima politico reso più precario da una mossa le cui conseguenze sono tutte da valutare.

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