Skip to content
Guerra

Colpito il più grande giacimento di gas del mondo: South Pars finisce nel mirino di Israele

Israele ha colpito il bacino gasifero South Pars, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo. L’attacco a questo giacimento e alla raffineria di Asaluyeh, sistema centrale di approvvigionamento energetico di Teheran, rappresenta...

Israele ha colpito il bacino gasifero South Pars, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo. L’attacco a questo giacimento e alla raffineria di Asaluyeh, sistema centrale di approvvigionamento energetico di Teheran, rappresenta per alcuni analisti la “prima vera offensiva diretta contro le infrastrutture strategiche del Golfo” dall’inizio di quella che ormai possiamo tranquillamente definire la Terza guerra del Golfo.

Secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa iraniana Fars, “diversi serbatoi e impianti sono stati colpiti, costringendo il personale all’evacuazione” del sito, dove le squadre antincendio stanno lottando per domare e circoscrivere l’incendio provocato dai raid aerei israeliani.

Fonti citate da Axios indicano che l’operazione israeliana sarebbe stata coordinata e approvata dall’amministrazione Trump. Ciò segna un “cambio di rotta rispetto alla precedente opposizione di Washington a colpire depositi energetici senza un consenso preventivo“. La scorsa settimana la Casa Bianca aveva “espressamente” richiesto a Israele di non colpire infrastrutture energetiche nella regione. Stando a quanto riportato sempre dalla stessa fonte, un funzionario della Difesa statunitense avrebbe confermato che l’attacco aereo condotto dalle forze aeree israeliane, che oggi hanno colpito anche la costa di Hormuz, è stato “coordinato e approvato” dal Pentagono.

Il Qatar, che cogestisce con l’Iran il controllo di questo gigantesco giacimento di gas offshore  – 9.700 chilometri quadrati che contengono riserve stimate in 14 trilioni di metri cubi di gas e 18 miliardi di barili di condensati, considerate essenziali per l’approvvigionamento dell’Iran, in cui oltre il 70% della produzione elettrica dipende dal gas naturale – ha definito l’attacco israeliano un’escalation “pericolosa e irresponsabile” attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, IRGC, aveva “avvertito” che diverse infrastrutture energetiche in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar avrebbero dovuto “essere evacuate a causa di potenziali attacchi“.

Il governo di Doha, che ha condannato l’attacco israeliano, definendolo una “minaccia alla sicurezza energetica globale“, è estremamente preoccupato per un eventuale “coinvolgimento diretto degli altri produttori del Golfo” che possa rendere ancora più difficile, se non impossibile, il recupero del mercato globale, già sottoposto allo shock provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz.

Mentre il Brent tocca un picco di 108,60 dollari e il West Texas Intermediate sale a 98,12 dollari, le rotte commerciali che attraversano lo stretto di Hormuz restano interdette ed esposte alla minaccia delle Guardie della Rivoluzione, che hanno già colpito 9 mercantili tra il golfo settentrionale, quello meridionale e le acque in prossimità dello stretto strategico che, secondo le più insperate indiscrezioni riguardanti possibili opzioni militari, potrebbe anche diventare scenario di una complessa e insidiosa operazione militare terrestre nelle prossime settimane.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.