Si accende sempre di più la conflittualità in Cisgiordania, dove a seguito di un assalto di coloni israeliani alla cittadina palestinese di Tell, situata nei pressi dell’importante centro di Nablus, principale polo economico dell’Autorità Nazionale Palestinese e centro con quasi 400mila abitanti. I coloni dell’insediamento di Havat Gilad hanno messo in campo una sparatoria contro i civili palestinesi, che hanno risposto. Il risultato: due morti israeliani e quattro palestinesi in una nuova escalation di violenza.
La ricostruzione del Times of Israel: l’assalto avviato dai coloni
Il Times of Israel nota, in una chiara ricostruzione degli eventi che ben rende l’idea della spirale di violenza e di cui è consigliata la lettura, che la sequenza degli eventi a Tell è stata chiara: ingresso illegale dei coloni, inizio degli scontri in città, arrivo dei rinforzi da Havat Gilad assieme, ed è questo il punto chiave, ai soldati dell’Idf. Ai sensi della divisione territoriale della Palestina. Tall, nota il Times of Israel, “si trova nelle aree A e B, zone interdette agli israeliani a meno che non si coordinino preventivamente con l’esercito, cosa che, secondo l’Idf, i coloni non hanno fatto”.
Nella giornata odierna, poi, il perimetro della stessa Nablus è stata violata quando due cittadini palestinesi ricoverati in un ospedale dell’importante centro della Cisgiordania dopo gli scontri sono stati arrestati in un raid ad opera dell’Idf e dello Shin Bet, il servizio segreto interno che ha anche competenza per la Palestina. I due sono stati dichiarati “terroristi”, anche se non ci sono dettagli precisi sulle loro generalità e sul ruolo avuto negli scontri. Fatto sta che la mossa contro Nablus segna un salto di qualità degli attacchi israeliani in Cisgiordania e una violazione ulteriore del perimetro di sovranità dell’Anp che mostra quanto anche verso la parte orientale della Palestina si stiano oggigiorno orientando le pressioni militari di Tel Aviv.
Idf invia rinforzi, Netanyahu blinda gli insediamenti
Il clima di caos in Cisgiordania ha portato l’Israel Defense Force, secondo quanto riporta Haaretz, a inviare rinforzi nella zona, spostandoli da Gaza e dal Libano temporaneamente coinvolto nel cessate il fuoco, e non è da escludere che quella nel West Bank possa essere una nuova, importante campagna militare, potenzialmente una delle ultime prima del decisivo voto di ottobre tra quelle condotte dal governo di Benjamin Netanyahu dal 7 ottobre 2023 a oggi.
Nota Haaretz che, peraltro, l’assalto dei coloni e la risposta palestinese, con il clima bellicoso che hanno generato, ha offerto al governo di destra nazionalista l’assist per provare a avanzare pretese territoriali sui territori già illegalmente occupati: “Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno dichiarato di aver incaricato l’Idf di accelerare la legalizzazione delle fattorie e degli avamposti in Cisgiordania e di crearne di nuovi a seguito dei recenti scontri nella zona di Nablus”, scrive Haaretz.
Il rosicchiamento della Cisgiordania
Questa mossa si inserisce perfettamente nel quadro di una strategia di consolidamento della presenza di Tel Aviv in Cisgiordania che passa anche attraverso l’aumento degli insediamenti e che rappresenta la concessione di Netanyahu alle frange più nazionaliste della sua coalizione, che hanno nei coloni una forte base elettorale.
L’assalto israeliano, che ha assunto carattere estremo a Gaza, non è stato certamente ridotto in Cisgiordania dopo i massacri del 7 ottobre: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono quasi 1.200 i morti e 13mila i feriti nei raid dell’Idf e dei coloni contro i territori e i villaggi palestinesi.
Il paradosso, ora, è che proprio un’azione scatenata dall’ennesima violenza dei coloni potrà con ogni probabilità essere presa a giustificazione da Israele per ampliare la pressione sulla Cisgiordania. Inoltre, il superamento del perimetro di Nablus da parte della guerra sembra un pessimo presagio per l’avvenire. Nel contesto di un clima di “guerra infinita”, la rovente estate mediorientale rischia di portare con sé pessime notizie per la Cisgiordania e di coinvolgere Israele in una nuova escalation mentre il Paese si avvicina a un momento politico decisivo e Netanyahu, che non ha ottenuto risultati decisivi contro l’Iran e si è dovuto fermare in Libano, non vuole apparire come un leader sotto scacco.