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Alla fine di agosto, i colombiani che confidavano nel processo di pace hanno visto uno dei loro peggiori timori trasformarsi in realtà: Iván Márquez, ex numero due delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (Farc), ha annunciato di aver ripreso le armi e di esser pronto a ridare vita alla più potente organizzazione guerrigliera del paese.

“È iniziata la seconda Marquetalia (dal nome della zona rurale in cui vennero fondate le Farc), per il diritto di tutti i popoli del mondo a sollevarsi in armi contro l’oppressione,” ha dichiarato Márquez in un video postato su youtube in cui appare vestito di verde, con una pistola nella cintura e circondato da una ventina di uomini, alcuni dei quali armati. “La continuazione della lotta guerrigliera arriva come risposta al tradimento da parte dello stato degli accordi di pace siglati a La Habana.”

Il leader delle Farc accusa così il governo di Iván Duque di non tenere fede agli impegni, e assicura che il suo gruppo non attaccherà i soldati colombiani e non riprenderà i sequestri a fini economici.

La reazione del presidente Duque non si è fatta attendere, annunciando la costituzione di una unità speciale per catturare il gruppo dissidente.

E anche gli ex compagni, che oggi hanno dato un nuovo significato all’acronimo Farc, fondando il partito Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, hanno bollato la scelta come delirante.

“I firmatari di questo annuncio hanno rotto pubblicamente con il partito,” ha spiegato Rodrigo Londoño, un tempo leader maximo della guerriglia con l’alias Timochenko. “Non condividiamo nessuno dei termini del messaggio. Proclamare la lotta armata oggi in Colombia rappresenta un errore delirante.”

Sergio Jaramillo e Humberto de la Calle, i due negoziatori che per quattro anni hanno trattato la resa, hanno poi da subito sottolineato come “la maggior parte degli uomini e delle donne delle Farc stiano tenendo fede ai patti.”

Ma Luciano Martin, vero nome di Iván Márquez, non è un guerrigliero qualunque. A capo della delegazione che trattò a La Habana tre anni fa, la sua figura potrebbe riunire le fazioni dissidenti e riportare il paese nel conflitto armato.

Nel video, il quotidiano El Espectador ha infatti riconosciuto altri sei ex comandanti delle Farc di rango intermedio: Hernán Darío Velázquez “El Paisa”, Jesús Santrich, Romaña, Iván el loco, Walter Mendoza e Aldinever. Oltretutto, Márquez menziona la sua intenzione di cercare una alleanza con l’Ejército de Liberación Nacional (Eln), l’altro maggior gruppo guerrigliero colombiano responsabile dell’autobomba che uccise 22 persone a Bogotà a gennaio.

È difficile stimare quale sia oggi la reale forza di Márquez. Secondo la Fundación Paz y Reconciliación, esistono 23 gruppi guerriglieri dissidenti, composti da circa 1800 effettivi, di cui 300 o 400 sono nuove reclute. La fondazione sottolinea però come le nuove strutture rappresenterebbero al massimo il 25 per cento di ciò che furono le vecchie Farc.

Gli ex guerriglieri nel mirino

Márquez non è nè il primo nè l’unico ex combattente ad aver fatto marcia indietro. “Vidi i miei compagni fucilati uno a uno, e per questo decisi di tornare in montagna,” ha dichiarato Maicol, membro di un gruppo dissidente, al fotogiornalista Federico Rios Escobar, che ha visitato uno dei campi ricostituiti dai guerriglieri. Molti lamentano di essersi sentiti abbandonati dal governo e alla mercé dei gruppi paramilitari.

Secondo la rivista Semana, dal novembre 2016 a giugno 2019 sono stati assassinati 137 ex combattenti o loro familiari, mentre nel corso dell’ultimo anno sei membri al mese sono stati vittime di aggressioni.

Per Diego Alejandro Restrepo della Fundación Paz y Reconciliación, questi attacchi sono sì portati avanti da chi si oppone al progetto politico degli Accordi di Pace, ma sono anche il frutto di regolamenti di conti con altri gruppi armati illegali e rappresaglie contro quei guerriglieri che non hanno voluto prestare le loro capacità alle nuove organizzazioni che controllano il territorio.

Il Partito Farc accusa però il governo di non star compiendo i patti. “Il punto 3.4 dell’accordo prevede la creazione di un Sistema Integrale di Sicurezza per l’Esercizio della Politica (Sisep), che include anche l’Unità Speciale di Inchiesta e Smantellamento del Paramilitarismo. Questi punti non sono mai stati messi in pratica,” sostiene Marcos Calarcá, deputato alla Camera dei rappresentanti per il partito Farc, in un’intervista a Semana.

Lo stesso partito di Duque, d’altronde, non ha mai nascosto aspre critiche agli accordi di pace, sostenendo che garantiscono troppe concessioni agli ex guerriglieri.

Eppure ci sono anche notizie positive. A parte un paio di eccezioni, gli spazi dedicati alla formazione e reincorporazione non sono stati coinvolti nelle violenze. Secondo un’inchiesta condotta dall’Agencia Nacional para la Reincorporación y Normalización (Arn) , il 76 % dei combattenti interpellati si sente adeguatamente protetto da polizia ed esercito all’interno di queste zone.

Ma per garantire continuità all’azione delle Etr, il governo deve varare il decreto per prolungarne le attività, scaduto formalmente lo scorso 15 agosto.

Il Venezuela dietro la dissidenza delle Farc?

Il Presidente Duque ha da subito contrattaccato, dichiarando che il gruppo di Márquez non sarebbe altro che una “banda di narcotrafficanti” che si trovano in questo momento in territorio venezuelano, nascosti e protetti dal governo. Se fosse vero, l’entrata in scena di Maduro renderebbe lo scenario ancora più complicato.

E proprio la scorsa domenica, la rivista Semana ha dichiarato di aver avuto accesso ad alcuni documenti riservati dei servizi segreti e dell’esercito venezuelani, il Sebín e il Comando strategico operativo della Fanb, che dimostrerebbero non solo la presenza di circa 1000 integranti dell’Eln e 600 della dissidenza della Farc nel paese vicino, ma anche come Maduro stia garantendo loro protezione in cambio di informazioni strategiche sull’infrastruttura colombiana.

Poco dopo la pubblicazione, Remigio Ceballos, il secondo maggior ufficiale dell’esercito venezuelano, ha attaccato la rivista su Twitter, accusandola di falsificare una sua comunicazione ufficiale e assicurando che l’esercito combatte ogni giorni i gruppi armati provenienti dalla Colombia.

Il Ministro degli esteri colombiano, Carlos Trujillo, ha però confermato durante una intervista a Blu Radio che che i documenti pubblicati coincidono con informazioni in suo possesso e che Duque presenterà tali prove all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Bisognerà aspettare quindi il prossimo 24 settembre per andare oltre il battibecco tra i due governi e scoprire quale ruolo potrebbero giocare le Farc dissidenti nell’immediato futuro.