Guerra /

Nella mattinata di ieri, mercoledì 23 settembre, una corvetta russa è entrata in collisione con un mercantile mentre era in navigazione nello Stretto di Oresund, che collega il Mare del Nord con il Baltico.

La Ice Rose, nave frigorifera battente bandiera delle Isole Marshall e operante per una società svizzera, stava navigando da San Pietroburgo, in Russia, a Goteborg in Svezia, quando è stata urtata dalla corvetta Kazanets (identificativo 311) della classe Parchim (o project 1331M).

Al momento non sono note la dinamica e le cause della collisione avvenuta poco a sud del ponte dell’Oresund, ma sappiamo che nello stretto ieri mattina c’era una fitta nebbia e che i due vascelli stavano navigando nella stessa direzione, cioè in uscita dal Baltico.

Secondo le autorità della Danimarca, nelle cui acque territoriali è avvenuto l’incidente, la Ice Rose ha gravi danni sul lato di dritta verso poppa, mentre non è possibile stabilire con esattezza la situazione della corvetta russa in quanto il personale danese non è autorizzato a salire a bordo. I primi sopralluoghi sulla Ice Rose hanno dimostrato che la nave è ancora in condizioni di navigare, e l’equipaggio è stato quindi autorizzato a salpare per Fayard dove la nave verrà riparata.

Risulta anche che la corvetta russa stesse navigando, insieme ad un’altra unità della stessa classe, con il sistema Ais (Automated Information System – una sorta di transponder navale) spento: una scelta non propriamente saggia nell’attraversare uno stretto marittimo soprattutto in condizioni di nebbia fitta.

Sul posto sono accorse unità navali per fornire assistenza, tra cui la motovedetta classe Diana della Marina danese Hdms Najaden (P-523) e la nave di soccorso svedese Elsa Johansson, ma i due vascelli protagonisti della collisione sono sembrati in grado di proseguire la navigazione.

Uno stringato comunicato stampa della Flotta Russa diffuso dall’agenzia stampa Tass fornisce qualche informazione in più sulla sorte della Kazanets e del suo equipaggio. Si legge che “nelle prime ore del 23 settembre 2020, mentre stava attraversando l’area dello Stretto del Baltico in condizioni di scarsa visibilità, la nave frigorifero Ice Rose sotto bandiera delle Isole Marshall si è scontrata con la piccola nave antisommergibile Kazanets della Flotta Baltica. Nessun marinaio russo ha riportato ferite. Lo scafo della nave russa ha subito una breccia sopra la linea di galleggiamento”, aggiungendo che il Kazanets è ora in viaggio verso la sua base di Baltiysk, nell’oblast di Kaliningrad.

Questa collisione, la prima assurta agli onori delle cronache recenti che vede protagonista una unità navale russa, riapre un problema molto serio che riguarda la sicurezza della navigazione delle navi militari.

Recentemente diversi incidenti in mare hanno funestato la U.S. Navy: il 19 agosto del 2016 l’Uss Louisiana, un sottomarino lanciamissili balistici (Ssbn) si è scontrato con la nave supporto Usns Eagleview, il 9 maggio del 2017 tocca all’Uss Lake Champlain, un incrociatore classe Ticonderoga, che è entrato in collisione con un peschereccio nel Mar del Giappone; poi è toccato all’Uss Fitzgerlad, un cacciatorperdiniere della classe Arleigh Burke che a giungo del 2017 è stato speronato da un mercantile causando 7 morti nell’equipaggio e infine l’incidente all’Uss John McCain, unità della medesima classe del Fitzgerald, che si è scontrata con la petroliera Alnic nello stretto di Malacca il 21 agosto del 2017 causando la morte di 10 uomini.

Un bilancio pesantissimo per l’U.S. Navy, la più potente marina militare del mondo, che fece anche pensare alla possibilità, tutt’altro che remota, che le unità navali, soprattutto quelle che stavano navigando nelle acque del Pacifico Occidentale, potessero aver subito qualche tipo di attacco elettronico ai sistemi di bordo, come ad esempio un tentativo di spoofing al sistema di navigazione Gps effettuato con successo.

Tale possibilità è stata fortemente smentita dal Dipartimento della Marina statunitense, che allora dispose anche la sospensione delle attività navali per qualche giorno per esaminare meglio le possibili cause dei numerosi incidenti avvenuti tutti in un breve lasso di tempo.

La commissione di inchiesta identificò quindi una concomitanza di cause diverse, anche strutturali, per quella serie di eventi tra cui l’addestramento insufficiente degli equipaggi, l’enorme mole di lavoro a cui sono sottoposti che comporta stress e fatica e soprattutto l’abitudine dell’U.S. Navy di non trasmettere i segnali di identificazione automatica dell’Ais, così come è avvenuto per la corvetta russa nel Baltico.

Il problema del non utilizzo dell’Ais però non basta a spiegare le collisioni in mare: una nave militare ha una serie di radar in banda diversa in grado di fornire accuratamente la distanza e la velocità degli altri natanti, e pertanto dovrebbero essere in grado di evitare perfettamente gli ostacoli che si trova ad avere davanti. Risulta difficile pensare che un cacciatorpediniere, o una corvetta, spenga i suoi sistemi elettronici durante il passaggio per uno stretto altamente trafficato come quello dell’Oresund o quello della Malacca, quindi viene da chiedersi se non ci sia un problema di addestramento che è diffuso nelle marinerie. Per capirlo dovremo attendere gli esiti della commissione d’inchiesta russa, ammesso che siano davvero così trasparenti come quelli statunitensi.

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