Non solo vittime nelle file dell’Isis o dei talebani, le azioni militari degli Stati Uniti nel 2018 hanno provocato anche la morte di 120 civili. A tracciare il bilancio è un report del ministero della Difesa statunitense, presentato a maggio al Congresso. Fra le vittime, 42 sono state uccise durante le operazioni contro lo Stato Islamico in Iraq e in Siria. Mentre altre 76 sono decedute in azioni contro i talebani o altri militanti in Afghanistan. Ma nel report c’è spazio anche per la Somalia, dove due civili sono morti nel corso di operazioni che avevano nel mirino il gruppo terroristico jihadista al-Shabab.

Le operazioni militari in Siria e Iraq

In Siria e in Iraq, Washington si è concentrata soprattutto sulla battaglia contro l’Isis con l’operazione Inherent Resolve: nel 2018, la Coalizione contro l’Isis (Defeat-ISIS Coalition) “ha ucciso migliaia di combattenti”, si legge nel report, e distrutto punti strategici per i jihadisti, vale a dire: depositi di armi, centri di comando e comunicazioni, per esempio. Ma nei raid americani sono morti anche dei civili: 42, in totale. Il numero più alto di vittime si registra in un’azione del maggio 2018, al villaggio di Mishraq, in cui sono decedute 13 persone. Se si guarda ai numeri del 2017, però, si nota una chiara differenza. In quell’anno, il numero delle vittime è stato molto più alto ed è fissato a 793. Un cifra, questa, che è da collegare a un anno di intensi combattimenti: nel 2017, infatti, si è combattuto per liberare le roccaforti di Mosul e Raqqa, le ex capitali dello Stato islamico.

Le vittime civili in Afghanistan, Yemen e Somalia

La lotta di Washington al terrorismo e ai gruppi jihadisti non ha interessato solo la Siria e l’Iraq, ma anche l’Afghanistan con la missione Freedom’s Sentinel. Qui il numero di vittime civili nel 2018 è stimato in 76 morti, mentre quello dei feriti è fissato a 58. Il bilancio più grave in un singolo attacco è stato registrato dopo un’incursione aerea nella provincia di Helmand, in cui sono state uccise 14 persone. Situazione diversa per lo Yemen, dove gli Usa sono stati impegnati contro i terroristi di Al Qaeda e Isis con 36 bombardamenti. Ma in questo caso dal Pentagono non si registrano vittime civili. In Somalia, invece, l’anno scorso si sono contati 47 attacchi e due vittime, ma nessun ferito.

Il dibattito sulle cifre

I numeri forniti dal governo, però, fanno discutere. Il dibattito si concentra soprattutto sulla discrepanza tra le cifre del report della Difesa e quelle che compaiono nel monitoraggio dell’Unama (United Nations assistance mission in Afghanistan), la missione dell’Onu in Afghanistan. Come ha scritto anche il Washington Post, l’Unama stima che le operazioni internazionali militari nel Paese, nel 2018, abbiano ucciso 406 civili. Per l’associazione Airwars, inoltre, le vittime in Sira e Iraq sarebbero state 805. Mentre altre 13 persone sarebbero morte in Libia, Somalia e Yemen. Ma Washington, nel suo report, affronta proprio queste incongruenze: “L’Unama si basa su diverse tipologie di informazioni e usa una diversa metodologia per stabilire se ci sono state vittime civili, e se questi episodi si sono verificati per via di azioni militari statunitensi”. Poi, il ministero della Difesa incalza: il Pentagono per i suoi calcoli “tiene conto di informazioni che non sono a disposizione dell’Unama”, come quelle di intelligence, che sono quindi classificate.