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Jared Kushner, genero e stretto consigliere di Donald Trump, mercoledì scorso ha raddoppiato la sua partecipazione in una società finanziaria israeliana destinata a trarre vantaggio dall’espansione accelerata degli insediamenti in Palestina, poco prima dell’annuncio di un accordo di cessate il fuoco su cui potrebbe aver fornito consulenza. Poco prima, Trump aveva annunciato l’intenzione di revocare le sanzioni imposte ai coloni violenti, di fatto legittimando le loro azioni e offrendo loro una protezione politica. E come se non bastasse, le dichiarazioni del capo della Casa Bianca su Gaza – ridotta in macerie da mesi di bombardamenti – come “una fantastica proprietà immobiliare con vista sull’oceano” sembra certificare la trasformazione del territorio devastato in un’opportunità speculativa.

Poche ore prima dell’annuncio ufficiale del cessate il fuoco, le autorità israeliane hanno approvato un accordo che ha concesso a Kushner quasi il 10% di Phoenix Financial, una delle principali società israeliane di finanza e assicurazioni, rendendolo il maggiore azionista dell’azienda. Affinity Partners, la società di private equity di Kushner, finanziata con un investimento di 2 miliardi di dollari dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita e al centro di diverse indagini del Senato, aveva già investito in Phoenix Financial lo scorso luglio, acquisendo una quota del 4,95%.

Ora, se è vero che grazie alla postura muscolare di Trump si prospetta una possibile de-escalation della guerra di Israele a Gaza, il fatto che un membro della famiglia Trump sia pronto a beneficiare dall’espansione degli insediamenti nei territori palestinesi occupati da Israele, illegali secondo il diritto internazionale e responsabili dell’aumento della violenza contro i palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, rappresenta un segno del nuovo corso autoritario dell’imperialismo statunitense.

La violenza dei coloni

Secondo le Nazioni Unite, i coloni israeliani sono stati responsabili di oltre 1.000 attacchi contro i palestinesi solo lo scorso anno, il livello più alto mai registrato di violenza da parte dei coloni. Phoenix Financial ha legami espliciti, alla luce del sole, con insediamenti che traggono profitto dall’occupazione israeliana in Cisgiordania e nelle Alture del Golan – dove non a caso esiste un villaggio che si chiama Trump Heights- e la società ha anche finanziato progetti di energia rinnovabile in quelle terre. Kushner ha parlato positivamente delle opportunità di investimento a Gaza, suggerendo che le proprietà fronte mare potrebbero essere molto preziose.

I legami economici tra Kushner e il Medio Oriente del resto sono di lunga data: l’imprenditore marito di Ivanka Trump, già consigliere senior di Trump dal 2017 al 2021, ha costruito un rapporto stretto con il principe saudita Mohammed Bin Salman durante la prima amministrazione del suocero, facilitando vendite di armi per 110 miliardi di dollari e proteggendo l’Arabia Saudita dalle critiche del Congresso per la guerra in Yemen nel 2020. L’investimento da parte di Bin Salman in Affinity Partners, sei mesi dopo che Kushner aveva lasciato la Casa Bianca, è stato secondo i critici una sorta di compensazione per il sostegno offerto da Trump alla casa saudita dopo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

Cancellare la questione palestinese

Secondo alcuni analisti, per consolidare la sua eredità nella regione Donald Trump non esiterà a ravvivare e espandere gli Accordi di Abramo: l’intesa del 2020 con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain puntava a sganciare i Paesi del Golfo dalla questione palestinese, in cambio di una garanzia di Washington a non normalizzare i rapporti con l’Iran. Per i Paesi arabi era un’assicurazione sul crollo del prezzo del petrolio legato alla pandemia. Tutto questo a discapito dei palestinesi, la cui sovranità sarebbe stata ridotta a sostanzialmente a un arcipelago di bantustan nella West Bank, e con un sostanziale potenziamento di Israele. Fin dall’inizio, dunque, gli Accordi di Abramo si basavano su un presupposto: ‘idea che fosse possibile raggiungere pace e sicurezza nella regione mettendo la questione palestinese sotto un tappeto. “Non solo gli Accordi non hanno portato pace e sicurezza in Medio Oriente, ma hanno in realtà prodotto l’effetto opposto, incoraggiando il trionfalismo israeliano, consolidando il massimalismo israeliano e garantendo l’impunità israeliana”, ha scritto giorni fa, su Foreign Affairs, un politologo del Brookings Institute, Khaled Elgindy. Se già prima del 7 ottobre le prospettive di un accordo tra Israele e Arabia Saudita sembravano remote, oggi il contesto è ancora meno favorevole: la guerra di Gaza potrebbe non aver infranto gli Accordi di Abramo, ma di fatto li ha congelati.

La strategia di Kushner

Eppure le mosse di Kushner rivelano una strategia chiara: il cessate fuoco a Gaza, e persino il ritorno dei profughi palestinesi nelle loro case e villaggi nel Nord della Striscia, che sta avvenendo in questi giorni, non esclude il sostegno incondizionato agli insediamenti israeliani illegali e la normalizzazione dell’occupazione della Palestina, da parte di questa amministrazione. Non a caso mesi fa Trump si era presentato a un comizio con la vedova del magnate Sheldon Adelson, uno dei più grandi sostenitori di Israele. Lei era favorevole a seguire le orme del marito, ma a una condizione: se eletto, Trump avrebbe dovuto riconoscere la sovranità israeliana su tutta la Cisgiordania. Trump le ha risposto OK, paragonando le contestazioni nei campus a un nuovo Olocausto.

Con questo background, gli affari della famiglia Trump non solo minano qualsiasi prospettiva di pace, ma rafforzano l’idea che, per l’amministrazione, la Palestina sia un problema da risolvere con una brutale logica commerciale.

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